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Un cammino attraverso il mondo

John Wauck

Tag: Cultura, Storia, Libri, Opus Dei
Un cammino attraverso il mondo, pubblicato dalla casa editrice Lindau, è un’antologia di testi di San Josemarìa. L’opera, che include citazioni dai suoi libri, omelie, interviste, lettere ed appunti personali, è stata curata da don John Wauck.

Presentiamo l’introduzione in cui l’autore parla della personalità di San Josemarìa Escrivà e del contesto culturale in cui è nato l’Opus Dei.


L’Opera di Dio

Nel 1925, lo scrittore cattolico inglese G.K. Chesterton, nel suo «opus magnum» The Everlasting Man, richiama l'attenzione su quelli che definisce gli «enigmi» del Vangelo e, parlando dei trent'anni misteriosi della cosiddetta «esistenza occulta» di Gesù Cristo nel villaggio di Nazaret, osserva:

“Tra tutti i silenzi è il più grandioso e il più fantasticamente impressionante. Ma non è il genere di fatto che chiunque possa facilmente inventare per dimostrare qualcosa; e nessuno, per quanto ne so io, ha mai provato a servirsene per dimostrare qualcosa in particolare. È impressionante di per sé, tutto qui; è un fatto non particolarmente risaputo o comprensibile.” (1)

II creatore dei racconti polizieschi di padre Brown non ne sapeva molto, ma poco dopo un giovane prete spagnolo di Barbastro, città di provincia nel Nord della Spagna, scoprì che quegli anni «dimenticati» avevano un significato profondo, e trovò in essi il modello cattolico radicalmente nuovo per un cammino verso la santità. Fu solo tre anni dopo, nel 1928, che il sacerdote ventiseienne Josemaría Escrivá «vide» il compito cui avrebbe dedicato tutta la vita: un modo di cercare la santità in mezzo al mondo, attraverso la propria vita quotidiana, seguendo l'esempio dato da Gesù Cristo quando faceva il falegname a Nazaret. Agli occhi di don Josemaría, gli anni che Chesterton trovava tanto oscuri erano invece pieni di insegnamenti.

“Tutta la vita del Signore mi riempie di ammirazione. Inoltre, ho una debolezza particolare per i suoi trent'anni di esistenza occulta a Betlemme, in Egitto, a Nazaret. Questo periodo - lungo -, del quale il Vangelo fa solo un cenno, sembra privo di significato specifico agli occhi di chi lo osserva con superficialità. Invece, ho sempre sostenuto che questo silenzio sulla biografia del Maestro è molto eloquente, e racchiude meravigliose lezioni per i cristiani. Furono anni intensi di lavoro e di preghiera, durante i quali Gesù condusse una vita normale - come la nostra, se vogliamo -, divina e nello stesso tempo umana; in quella semplice e ignorata bottega di artigiano e, successivamente, davanti alle folle, ha svolto tutto con perfezione.” (2)

II nuovo modo di perseguire la santità si sarebbe chiamato «Opus Dei» (che in latino significa Opera di Dio), e si sarebbe diffuso nel mondo intero. Nel 2002, quel giovane sacerdote, i cui scritti sono raccolti in questa antologia, sarebbe entrato a far parte del calendario liturgico della Chiesa come san Josemaría Escrivá.


Domine, ut videam!

Nato a Barbastro, nella provincia spagnola di Aragona, il 9 gennaio 1902, Escrivá crebbe lì e a Logroño, dove la sua famiglia si era trasferita nel 1915 in seguito al fallimento dell'azienda paterna. Ispirato dalle orme lasciate sulla neve da un carmelitano scalzo, l'adolescente Josemaría intuì che Dio gli stava chiedendo qualcosa di speciale e, per prepararsi, andò a studiare nel locale seminario e, in seguito, a Saragozza, dove apprese anche diritto civile (in seguito conseguì il dottorato in diritto sia canonico che civile).

Quando suo padre morì, nel 1924, Escrivá, che non era ancora diacono, divenne capofamiglia, con la responsabilità di provvedere alla madre, alla sorella maggiore e al fratello minore (tre sorelle minori erano morte di influenza negli anni che avevano preceduto la prima guerra mondiale). Nel marzo del 1925 fu ordinato sacerdote e, dopo aver lavorato per due anni nella diocesi di Saragozza, si trasferì con la famiglia a Madrid per continuare i suoi studi di giurisprudenza. Nella capitale spagnola fu cappellano di una fondazione benefica e lavorò alacremente negli ospedali e nei quartieri più poveri, insegnando il catechismo, ascoltando confessioni e assistendo i moribondi. Durante quegli anni non smise mai di chiedere a Dio di palesargli il Suo volere; la sua costante preghiera era l'invocazione di Bartimèo, il cieco dei Vangeli: Domine, ut videam! (Signore, fa' che io veda!).

Circa un anno dopo il suo arrivo nella capitale, il 2 ottobre 1928, durante un ritiro spirituale, finalmente comprese qual era il compito che il Signore gli affidava. Fu la svolta della sua vita: da quel momento in poi la biografia di Josemaría Escrivá è un tutt'uno con la storia dell'Opus Dei.


In quale mondo, per quale mondo

In molti dei brani citati in questo libro, con riferimento all'Opus Dei, Escrivá parla della ricerca di Dio attraverso le cose e gli eventi del mondo secolare, ed è naturale che il lettore si chieda: quale «mondo» aveva in mente? Qual era il mondo a lui noto?

L'Opus Dei nacque tra le due grandi guerre, in mezzo ai molteplici avvenimenti e ai drammatici cambiamenti che si verificarono alla fine degli anni '20. Era un periodo di transizione e di tumulti, di tradizioni abbandonate e poi riscoperte. Nel 1928, l'anno in cui san Josemaría fondò l'Opus Dei, i suoi contemporanei e compatrioti Salvador Dalì e Luis Buñuel giravano il film surrealista Un chien andalou. Nello stesso anno una convertita al cattolicesimo, la scrittrice norvegese Sigrid Undset, autrice di Kristin figlia di Lavran, vinse il premio Nobel per la letteratura. Un altro scrittore convertitosi da poco al cattolicesimo, Ernest Hemingway, stava finendo Addio alle armi. Evelyn Waugh, sul punto di convertirsi al cattolicesimo, stava pubblicando il suo primo romanzo, Decline and Fall.

Durante le Olimpiadi estive di quell'anno ad Amsterdam, il mondo guardava il nuotatore Johnny Weissmüller, che sarebbe poi diventato famoso come Tarzan, vincere due medaglie d'oro. Solo un mese dopo la fondazione dell'Opus Dei, venne eseguito per la prima volta a Parigi il Bolero di Ravel e, dall'altra parte dell'Atlantico, Topolino, la creazione di Walt Disney, fece la sua prima apparizione sullo schermo.

L'anno prima, Charles Lindbergh aveva compiuto la prima trasvolata solitaria del medesimo oceano, il regista austriaco Fritz Lang aveva diretto il suo capolavoro Metropolis, e il film di Al Jolson Il cantante di jazz annunciava la fine del cinema muto con le famose parole «You ain't heard nothin' yet!» (E non avete ancora sentito niente!).

Un anno dopo, un catastrofico crollo della Borsa diede inizio alla grande depressione e, in Italia, la firma dei Patti Lateranensi pose fine ai lunghi decenni che il Papa aveva trascorso come «prigioniero in Vaticano». Nella Penisola iberica, tensioni politiche stavano portando la Spagna verso una sanguinosa guerra civile che avrebbe toccato san Josemaría e l'Opus Dei molto da vicino.

Si potrebbe dire che era questo «il mondo» noto a san Josemaría e, lungi dall'essere distaccato da questi avvenimenti, il fondatore dell'Opus Dei ne era profondamente coinvolto. A partire dal 1930, i suoi diari rivelano che era un lettore di giornali talmente avido che doveva sforzarsi di controllare la sua sete di notizie. Il fatto fondamentale è che si accorse che era proprio in questo mondo che si doveva dare uno spazio alla contemplazione, uno spazio all'incontro personale con Dio. In questo libro (nel capitolo «Siamo veramente figli di Dio»), si legge il racconto che san Josemaría ci fa della più sublime orazione che mai lo abbia fatto gioire. Accadde il 16 ottobre 1932, non molto tempo dopo la fondazione dell'Opus Dei, agli albori della Seconda Repubblica di Spagna. Se si considera il messaggio dell'Opus Dei, è di particolare rilevanza il fatto che questo momento di grande intensità mistica non fu vissuto all'interno di una chiesa o sulla sommità di un monte, ma su un tram, mentre san Josemaría stava leggendo un giornale. Il significato emblematico di questo episodio non mancò di esercitare la sua influenza su di lui.


Una fede che sposta le montagne

Tuttavia, la cosa più sorprendente dei primi anni dell'Opus Dei è la notevole fede del suo giovane fondatore. Creando una nuova istituzione in questo periodo di intense passioni politiche, di audace creatività e di profonda incertezza su molti fronti (sociale, economico, culturale), si trovò davanti a parecchi ostacoli. Il sacerdote, che doveva mantenere la propria famiglia, non aveva risorse economiche. Come spesso ebbe a dire, agli inizi dell'Opus Dei non poteva far conto su nient'altro se non sulla grazia di Dio e su un notevole buonumore. Il carattere innovativo del suo messaggio fece sì che gli altri lo definissero un eretico e un folle. Le vocazioni si facevano attendere, e molti dei primi seguaci lasciarono l'Opus Dei o morirono prematuramente. Poi, nel 1936, ebbe inizio la guerra civile spagnola, col risultato che i pochi membri iniziali dovettero fuggire, sparpagliandosi per tutto il Paese. Le persecuzioni religiose nella zona repubblicana, che causarono la morte di migliaia di preti e una dozzina di vescovi, costrinsero lo stesso Escrivá a nascondersi all'inizio delle ostilità e, verso la fine del 1937, a fuggire in Francia attraverso i Pirenei, per andare poi a stabilirsi a Burgos, sull'altro lato del fronte.

Nel 1939, alla fine della guerra civile, dell'unico centro dell'Opus Dei a Madrid non era rimasto che un ammasso di rovine, e il trentasettenne fondatore non ebbe quasi nient'altro da far vedere dopo più di dieci anni di lavoro. Eppure i suoi scritti di quel periodo non rivelano un senso di scoramento, ma piuttosto la sua convinzione incrollabile che, essendo opera di Dio e non opera sua, l'Opus Dei fosse destinata a crescere e a diffondersi nel mondo intero. Ciò che emerse dagli anni della guerra fu il suo libro più famoso, Cammino , una raccolta di 999 punti di riflessione e di preghiera, la cui prima edizione risale al 1939. Ne sono state vendute più di quattro milioni e mezzo di copie.


Roma. Una notte in preghiera.

Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, san Josemaría si trasferì a Roma, e la Città Eterna rimase la sua dimora per il resto della vita. La stessa fede che aveva dovuto avere in Spagna si dimostrò necessaria durante gli anni trascorsi nella capitale italiana. Prima di ottenere l'approvazione della Santa Sede e di trovare la giusta collocazione nella struttura della Chiesa, la nuova istituzione dovette superare molti ostacoli di ordine canonico. Per spingere avanti l'Opus Dei nel suo cammino giuridico e nell'apostolato mondiale (erano gli anni della sua diffusione in tutta Europa e nelle Americhe), Escrivá, che di rado si assentava da Roma, si affidò più alla preghiera silenziosa e all'abnegazione che non alle proprie doti. Al suo arrivo, nel 1946, passò la prima notte a Roma in un appartamento in piazza della Città Leonina - proprio nello stesso edificio in cui il futuro papa Benedetto XVI avrebbe abitato come cardinale Ratzinger - guardando dal suo balcone verso la Città del Vaticano e pregando per la persona e per le intenzioni di papa Pio XII.

La prima reazione suscitata a Roma dall'Opus Dei fu tutt'altro che incoraggiante: ai primi membri che parlarono con i rappresentanti della Santa Sede fu detto che erano venuti con cent'anni d'anticipo. L'Opus Dei non rientrava nelle categorie di quel tempo. La Chiesa non era pronta per una nuova vocazione alla santità per i laici nel bel mezzo dell'agitazione frenetica della vita di tutti i giorni.

Una “democratizzazione” della santità

Come dovrebbe risultare chiaro da questa antologia, il messaggio dell'Opus Dei, per usare le parole del suo fondatore, è così vecchio... e così nuovo come il Vangelo. Rappresenta la riscoperta di un'antica verità, ma a quanto pare tratta anche dei problemi più tipici dell'età moderna: il valore del lavoro dell'uomo; il tentativo di dare un senso a un mondo secolarizzato; la rivalutazione dell'uomo comune e della sua vita quotidiana.

In un certo senso rappresenta una «democratizzazione» della santità, non perché la renda più accessibile, né «più banale», bensì proponendo con risolutezza le medesime esigenze a tutti i cristiani battezzati. È così che il messaggio di san Josemaría anticipa le parole sulla santità cristiana pronunciate da papa Giovanni Paolo II all'inizio del terzo millennio.

“Come il Concilio stesso ha spiegato, questo ideale di perfezione non va equivocato come se implicasse una sorta di vita straordinaria, praticabile solo da alcuni «geni» della santità. Le vie della santità sono molteplici e adatte alla vocazione di ciascuno. Ringrazio il Signore che mi ha concesso di beatificare e canonizzare, in questi anni, tanti cristiani, e tra loro molti laici che si sono santificati nelle condizioni più ordinarie della vita. È ora di riproporre a tutti con convinzione questa «misura alta» della vita cristiana ordinaria: tutta la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane deve portare in questa direzione.” (3)

Quindi l'Opus Dei può essere vista come una rivoluzione democratica nel regno della santità. Infatti un cardinale di Roma descrive l'Opus Dei come una «rivoluzione francese» in seno alla Chiesa, basata sul concetto che la santità non è privilegio di un'aristocrazia o di un'oligarchia, ma un'opportunità e un dovere per ogni cristiano.

Nell'opera The Sources of the Self: the Making of the Modern Identity, del filosofo canadese Charles Taylor, troviamo un interessante capitolo intitolato «The Affirmation of Ordinary Life», e l'affermarsi di cui parla è una reazione tipicamente moderna al crescente senso di alienazione dalla quotidianità. La moderna società secolare - commerciale, industriale, capitalistica, tecnologica - ha subito un processo di svuotamento di qualsiasi senso del soprannaturale. Pare che il mondo non riveli più l'amorevole e trascendente mano di Dio. Come dice Taylor, «in contrasto con la pienezza del momento di manifestazione di una realtà soprannaturale, abbiamo il senso del mondo che ci circonda, così come normalmente lo percepiamo: disgiunto, morto o abbandonato».(4)

E mentre questa vita quotidiana può sembrare svuotata di ogni particolare significato, è - che lo si voglia o no - il luogo in cui la maggior parte delle persone deve trovare un senso. Ne consegue che nel mondo d'oggi c'è una diffusa consapevolezza del fatto che occorre ritrovare in qualche modo il valore della vita normale. Secondo il romanziere americano Walker Percy, tutti gli abili stratagemmi moderni per evadere dalla quotidianità - i viaggi, il sesso, gli spettacoli, le droghe, il nuovo gnosticismo, l'arte come bene di consumo, gli ultimi gadget - sono comunque destinati a fallire. Non si può sfuggire alla normalità: è la cosa per cui siamo stati creati. La soluzione, dice l'autore di L'uomo che andava al cinema, sta nell'accettare la normalità. Richiede ciò che Nietzsche avrebbe chiamato una trasmutazione di valori. Percy dice che «occorre una consapevole cultura della normalità».(5) Invero l'Opus Dei può essere considerata proprio come una trasmutazione di valori, una cultura cristiana della normalità: non come una cosa da cui rifuggire, ma piuttosto a cui attaccarsi. Come dice san Josemaría in «Amare il mondo appassionatamente»: «Non vi è altra strada, figli miei: o sappiamo trovare il Signore nella nostra vita quotidiana, o non lo troveremo mai».


Materialismo cristiano

Il mondo moderno era spaccato in due nella lotta tra comunismo e capitalismo, e in quel contesto era inevitabile che il problema del valore del lavoro diventasse di capitale importanza. Ed è in questo contesto contemporaneo che san Josemaría propone una nuova interpretazione del lavoro che si oppone radicalmente al materialismo dogmatico di Marx e al materialismo pratico spesso prodotto dalle società capitaliste. In « Amare il mondo appassionatamente», parla persino di un particolare «materialismo» cristiano.

“A quegli universitari e a quegli operai che mi seguivano verso gli anni '30, io solevo dire che dovevano saper materializzare la vita spirituale. Volevo allontanarli in questo modo dalla tentazione -così frequente allora, e anche oggi - di condurre una specie di doppia vita: da una parte, la vita ulteriore, la vita di relazione con Dio; dall'altra, come una cosa diversa e separata, la vita familiare, professionale e sociale, fatta tutta di piccole realtà terrene. [...] È consentito, pertanto, parlare di un materialismo cristiano, che si oppone audacemente ai materialismi chiusi allo spirito.”

Sebbene il messaggio dell'Opus Dei si rivolga alla sensibilità attuale con speciale veemenza, alla fin fine - proprio come la vita normale - non è né antico né moderno e non può essere collocato in un determinato periodo culturale. Non è propriamente nuovo, e non sarà mai obsoleto. Si rivolge alla condizione umana in quanto tale: a uomini e donne che vivono nel mondo reale, con tutti i suoi doveri, le sue sfide, le sue gioie. La terminologia pratica del messaggio - il mondo, il lavoro quotidiano, la famiglia - si applica perfettamente ad Adamo ed Eva... e a tutta la loro discendenza. In realtà, san Josemaría attira la nostra attenzione su qualcosa che probabilmente non rientra nel concetto che abbiamo della vita nel Paradiso terrestre prima della Caduta: ad Adamo ed Eva non fu mai prospettata una vita di ozio; anche nel loro «paradiso» bisognava lavorare. Così come gli uccelli volano e i pesci nuotano, l'uomo deve lavorare. San Josemaría ci ricorda costantemente che l'uomo fu messo da Dio in un giardino per coltivarlo, dissodarlo... in breve, per lavorare.

Naturalmente questo concetto di vita normale e di lavoro quotidiano come parte del disegno originale di Dio è stato rinnovato da Gesù Cristo per un'umanità redenta, cui ha lasciato un modello di vita che tutti i suoi seguaci possono imitare: quello di quasi tutta una esistenza vissuta lavorando a Nazaret. Lavorare, sudare, comprare, vendere... sono le realtà umane che Lui ha elevato a un rango superiore. Nel recente film La passione di Cristo, le scene truculente della flagellazione di Gesù hanno attirato l'attenzione di gran parte dei critici, ma nella pellicola c'è una scena nella quale echeggia la sensibilità di san Josemaría (invero sembra quasi che sia stata concepita per illustrare una delle sue omelie): è il tranquillo flashback in cui si vede Gesù che fa un tavolo, mentre scherza con sua madre, Maria. Questa scena rappresenta il genere di esistenza - quella che, agli occhi dei credenti cristiani, è stata la vita del Figlio di Dio - che qualsiasi cristiano può condurre dovunque.

È anche il genere di vita che pare seguissero i primi cristiani, e san Josemaría li usa spesso per spiegare l'Opus Dei. Come si legge nella lettera scritta da un anonimo a Diogneto agli albori del II secolo:

“I cristiani né per regione, né per lingua, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale. La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri. Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale.”

Oggi, dopo secoli di oblio, il messaggio senza tempo che pareva innovativo e persino pericoloso negli anni '30 è tornato ad essere chiaramente la dottrina ufficiale della Chiesa cattolica romana. Come dice il Catechismo cattolico: «"Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità". Tutti sono chiamati alla santità: "Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste"».(6)

Il fondatore dell'Opus Dei morì prima di poter leggere quel catechismo o di vedere l'Opus Dei confermata nel 1982come prima «prelatura personale» della Chiesa, ma visse abbastanza per vedere quest'ultima accogliere il suo messaggio nel Concilio Vaticano II, specialmente per quanto riguarda la vocazione dei laici nel mondo:

“Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. Vivono nel secolo, cioè implicati in tutti i diversi doveri e lavori del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall'interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a manifestare Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della loro stessa vita e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità... Se quindi nella Chiesa non tutti camminano per la stessa via, tutti però sono chiamati alla santità e hanno ricevuto a titolo uguale la fede che introduce nella giustizia di Dio... Tutte infatti le loro attività, preghiere e iniziative apostoliche, la vita coniugale e familiare, il lavoro giornaliero, il sollievo spirituale e corporale, se sono compiute nello Spirito, e anche le molestie della vita, se sono sopportate con pazienza, diventano offerte spirituali gradite a Dio attraverso Gesù Cristo (cfr. 1 Pt 2,5); nella celebrazione dell'Eucaristia sono in tutta pietà presentate al Padre insieme all'oblazione del Corpo del Signore. Così anche i laici, in quanto adoratori dovunque santamente operanti, consacrano a Dio il mondo stesso.” (7)

Leggendo queste parole durante gli anni '60, san Josemaría si rallegrò nel vedere il messaggio dell'Opus Dei confermato come uno dei pilastri di una nuova cultura di santità della Chiesa nell'era moderna. Circa dieci anni più tardi, dopo quasi cinquant'anni dedicati ad aprire questa nuova strada verso la santità, il 26 giugno 1975 morì improvvisamente d'infarto. Considerando il suo messaggio, sembra particolarmente appropriato che se ne sia andato così, in pieno giorno, nell'ufficio in cui lavorava.


Un santo moderno

Dopo la sua morte, oltre un terzo dei vescovi del mondo scrisse alla Santa Sede chiedendo che fosse aperto il processo per la sua beatificazione, avvenuta poi nel 1992. Dieci anni dopo, il 6 ottobre 2002, fu canonizzato da papa Giovanni Paolo II, davanti a un'immensa folla di oltre trecentomila pellegrini che riempivano Piazza San Pietro e Via della Conciliazione. In quella cerimonia, il Papa lo battezzò «il santo dell'ordinario».

«Che la tua vita non sia una vita sterile. - Sii utile. - Lascia traccia». Queste parole - l'inizio del primo punto di Cammino - sono le prime che san Josemaría rivolge al mondo in genere e, viste a posteriori, provano che il loro autore le prese molto sul serio.

Dopo gli anni '30, trascorse un'esistenza tranquilla, ma probabilmente - a parte l'attesissima canonizzazione di papa Giovanni Paolo II - è il santo su cui esiste la più ampia documentazione, e il maggior numero di registrazioni e di filmati della storia, soprattutto perché è uno dei santi autenticamente moderni, vissuto nell'era degli aerei, della televisione, della radio e dei video. Inoltre, proprio verso la fine della sua esistenza, si era affacciato alla ribalta della vita pubblica. Nel 1968 fu pubblicato un volume di lunghe interviste intitolato Colloqui con mons. Escrivá; il libro comprendeva, come appendice, l'omelia «Amare il mondo appassionatamente». All'inizio degli anni '70, intraprese una serie di viaggi in Spagna e in America Latina, dove vennero filmati molti raduni oceanici. Infine, soltanto due anni prima di morire, pubblicò il libro E’ Gesù che passa, una raccolta di omelie che seguono l'anno liturgico. Non deve sorprendere che molto del materiale del presente volume provenga da questo periodo, la maggior parte da E’ Gesù che passa e da una raccolta postuma di omelie su vari argomenti, intitolata Amici di Dio.


Il libro non è una biografia, né uno studio accademico. È soltanto un'antologia, una scelta rappresentativa dell'opera di un uomo. Però pare che, strada facendo, qualcos'altro abbia preso forma tra le righe. Il prodotto finale è, in un certo senso, non solo un ritratto di san Josemaría Escrivá, come autore e come persona, ma anche la rappresentazione di quel nuovo modo di vita per i cristiani che cercano la santità nel mondo di ogni giorno che egli si è sentito chiamato da Dio a realizzare. In breve, in queste parole di san Josemaría possiamo veramente vederlo e sentirlo, ma possiamo anche vedere che cosa stava facendo, qual era la raison d'être della sua vita. Probabilmente ciò era inevitabile, dal momento che egli stesso diceva che per fare l'Opus Dei bisogna essere Opus Dei. In tal senso, qualsiasi ritratto veritiero di san Josemaría sarà necessariamente un ritratto dell'Opus Dei in nucleo.

Attraverso la lettura dei passi raccolti in questa antologia, sarà quindi possibile servirsi dell'esempio di san Josemaría per individuare un particolare ideale di santità, seguendo un nuovo percorso per i cristiani che, con l'aiuto della luce proiettata da san Josemaría su uno degli «enigmi» che Chesterton ha visto nel Vangelo, si sforzano di diventare santi e apostoli in mezzo al mondo moderno.

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John Paul Wauck, nato a Chicago, è sacerdote della Prelatura dell’Opus Dei. Ha studiato Storia Rinascimentale ad Harvard, ha conseguito il dottorato in filosofia e attualmente tiene un corso di Letteratura e Fede Cristiana presso la Facoltà di Comunicazione Istituzionale e Sociale della Pontificia Università della Santa Croce. Prima di diventare sacerdote ha collaborato come speechwriter dell’Avvocato Generale e del Governatore della Pennsylvania.


NOTE
1 Gilbert Keith Chesterton, The Everlasting Man, Hodder and Stoughton, London 1925.
2 «Lavoro di Dio», in Amici di Dio, 56.
3 Novo Millennio Ineunte, 31.
4 Charles Taylor, The Sources of the Self: the Making of the Modern Identity, Cambridge University Press, Cambridge 1992, p. 422.
5 «New Orleans Times Picayune-States Item», 4 settembre 1980, citata nelle edizioni di Lewis A. Lawson, Victor A. Kramer, Conversations wilh Walker Percy, University Press of Mississippi, Jackson 1985, p. 4.
6 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2013, citazione del Concilio Vaticano II (Lumen Gentium, 40) e del Vangelo secondo Matteo (Mt 5,48).
7 Lumen Gentium, 31, 32, 34.