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Getsemani: preghiera e agonia di Gesù

J. Gil

Tag: Fede, Preghiera, Seguire Cristo, Settimana Santa, Volontà di Dio, Anno della fede, Tracce della nostra fede, Gerusalemme
Tracce della nostra Fede
Panoramica del torrente Cedron e del Monte degli Ulivi da Gerusalemme. Foto: www.biblewalks.com
Panoramica del torrente Cedron e del Monte degli Ulivi da Gerusalemme. Foto: www.biblewalks.com

Quando giunge l'ora segnata da Dio per salvare l'umanità dalla schiavitù del peccato, vediamo Gesù nel Getsemani soffrire fino al sudore di sangue [Cfr Lc 22, 44] e accettare spontaneamente e senza resistenza il sacrificio che il Padre esige (Amici di Dio, 25).

I racconti evangelici ci hanno riferito la posizione del podere in cui Gesù si ritirò una volta terminata l'Ultima Cena: uscì e andò, come al solito, al Monte degli Ulivi (Lc 22, 39), al di là del torrente Cedron (Gv 18,1), e arrivò con gli Apostoli a un luogo chiamato Getsemani (Mt 26, 36; Mc 14, 32). Secondo queste indicazioni, si trattava di un giardino dove c'era un frantoio per estrarre l'olio – questo è il significato del nome –, che si trovava fuori dalle mura di Gerusalemme, a est della città, sulla strada per Betania.

Nell'Orto degli Ulivi, davanti all'imminenza della Passione, che si scatenerà col tradimento di Giuda, il Signore avverte la necessità di pregare
Oltre al fatto che quel luogo doveva essere molto conosciuto, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli (Gv 18,2), non stupisce che i primi cristiani conservassero la memoria di un luogo dove avvennero fatti importanti della storia della salvezza. Nell'Orto degli Ulivi, davanti all'imminenza della Passione, che si scatenerà col tradimento di Giuda, il Signore avverte la necessità di pregare: disse ai suoi discepoli: "Sedetevi qui, mentre io prego". Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro:
– La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate.
Poi, andato un po' innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell'ora. E diceva:
– Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu (Mc 14, 32-36).

Nell'abside di sinistra è raffigurata la scena del tradimento di Giuda. Foto:  Leobard Hinfelaar.
Nell'abside di sinistra è raffigurata la scena del tradimento di Giuda. Foto: Leobard Hinfelaar.
L'angoscia era tale, che gli apparve un angelo dal cielo per confortarlo. Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra (Lc 22, 43-44). La preghiera di Cristo contrasta con il comportamento degli Apostoli: rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro:
– Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione (Lc 22, 45-46).

Tre volte Gesù tornò vicino a quelli che lo accompagnavano, e tutte e tre le volte li trovò addormentati, finché fu ormai troppo tardi: – Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino.

E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni (Mc 14, 41-43). Con un bacio tradì il Signore, che fu arrestato mentre i discepoli lo abbandonavano e fuggivano.

Grazie alla pellegrina Egeria sappiamo che, nella seconda metà del IV secolo, il Giovedì Santo si celebrava una liturgia «nel luogo dove il Signore pregò», e che lì c'era «una chiesa elegante» (Itinerarium Egeriae, XXXVI, 1 [CCL 175, 79]). I fedeli entravano nel tempio, pregavano, cantavano inni e ascoltavano i racconti evangelici sull'agonia di Gesù nell'orto; poi, in processione, si dirigevano in un altro luogo del Getsemani dove si ricordava la cattura (Cfr. Ibid., 2-3 [CCL 175, 79-80]).

La Basilica dell'Agonia è detta anche di Tutte le Nazioni perché 16 paesi ne hanno sostenuto la costruzione. Foto:  Israel Tourism (Flickr).
La Basilica dell'Agonia è detta anche di Tutte le Nazioni perché 16 paesi ne hanno sostenuto la costruzione. Foto: Israel Tourism (Flickr).
Seguendo questa e altre tradizioni ugualmente antiche, attualmente si venerano tre luoghi collegati agli avvenimenti di quella notte: la roccia su cui il Signore pregò, un giardino che custodisce otto ulivi millenari con alcuni dei loro virgulti, e la grotta dove sarebbe avvenuta la cattura. Questi luoghi sono separati da poche decine di metri, nella zona più bassa del Monte degli Ulivi, quasi sul fondo del Cedron, in mezzo a un paesaggio molto suggestivo: questo torrente, come la maggior parte dei wadi palestinesi, è un letto secco e riceve acqua solo con le piogge invernali; le pendici del monte, diversamente dalla cima, sono poco abitate, perché grandi estensioni del terreno sono state destinate ai cimiteri; abbondano gli oliveti, disposti in terrazze, e anche i cipressi ai bordi delle strade.

La Basilica dell'Agonia
Al centro della Basilica dell'Agonia è venerata la roccia dove il Signore si sarebbe prostrato in orazione. Foto: Marie-Armelle Beaulieu/CTS.
Al centro della Basilica dell'Agonia è venerata la roccia dove il Signore si sarebbe prostrato in orazione. Foto: Marie-Armelle Beaulieu/CTS.
La roccia sulla quale, secondo la tradizione, il Signore pregò si trova all'interno della Basilica dell'Agonia o di Tutte le Nazioni. Questo nome deriva dal fatto che 16 paesi hanno collaborato alla sua costruzione, portata a termine tra il 1922 e il 1924. Segue la pianta della chiesa bizantina, della quale sono arrivate fino a noi poco più che le fondamenta, perché un incendio la distrusse forse prima del VII secolo. Misura 25 metri per 16, aveva tre navate e tre absidi, e pavimenti adornati di mosaici; alcuni frammenti di questi sono conservati, protetti da vetri, vicino a quelli attuali. Quando fu edificato il santuario moderno, furono trovate tracce anche di un altro edificio di epoca medievale. Fu eretto dai crociati nello stesso luogo della basilica primitiva, ma di dimensioni maggiori e con un orientamento diverso, verso sud-est, il che fa pensare che essi non si accorsero dei resti precedenti. Restò abbandonato dopo la presa di Gerusalemme da parte di Saladino.

Dal Cedron spicca l'ampio atrio della basilica, con tre archi sostenuti da pilastri e colonne. La facciata è rifinita con un frontone. Nel timpano, decorato con un mosaico, è rappresentato Cristo mediatore tra Dio e l'umanità. Nei giorni di sole, la luce all'esterno contrasta con la penombra dell'interno: le finestre filtrano la luce con toni azzurri, lilla e violetti, che ricordano le ore dell'agonia di Gesù e predispongono il pellegrino al silenzio, al raccoglimento e alla contemplazione. Le 12 cupole, sostenute al centro della Chiesa da sei colonne slanciate, rafforzano questa sensazione per mezzo di alcuni mosaici che suggeriscono il cielo stellato.

Nel presbiterio, davanti all'altare, sporge dal pavimento la roccia venerata. È circondata da un'artistica corona di spine. Dietro, nell'abside centrale, è rappresentata l'agonia di Gesù nell'orto; nelle absidi laterali, pure in mosaico, sono raffigurati il tradimento di Giuda e la cattura.

L'Orto degli Ulivi
Il terreno su cui si leva la Basilica è proprietà della Custodia di Terra Santa dalla seconda metà del XVII secolo. Quando fu acquisito, la cosa più notevole che si conservava, oltre alle rovine medievali e bizantine, era il cosiddetto giardino dei fiori: un'area non coltivata, circondata da un muro, dove crescevano otto ulivi, che le tradizioni locali facevano risalire all'epoca di Cristo. I francescani, in attesa del momento opportuno per ricostruire la chiesa, protessero quegli ulivi millenari, legati senza dubbio alla tradizione cristiana del luogo, in modo che sono arrivati vivi fino a noi.
Gli otto olivi più antichi del Getsemani potrebbero risalire al primo millennio. Foto: Leobard Hinfelaar.
Gli otto olivi più antichi del Getsemani potrebbero risalire al primo millennio. Foto: Leobard Hinfelaar.

Impressiona il loro aspetto antichissimo. I botanici che li hanno studiati non sono arrivati ad un accordo sulla loro età: alcuni sostengono che furono piantati nell'XI secolo e che provengono da uno stesso ramo, e altri che la loro enorme dimensione permette di azzardare che siano del primo millennio. Che siano più o meno antichi, questo non toglie interesse a preservarli come testimoni silenziosi che perpetuano il ricordo di Gesù e dell'ultima notte del suo passaggio sulla terra.

La grotta della cattura
Il recinto della Basilica dell'Agonia e dell'Orto del Getsemani include anche un convento francescano. Fuori della proprietà, alcune decine di metri verso nord, c'è la Grotta della cattura, che pure appartiene alla Custodia di Terra Santa. Vi si accede attraverso uno stretto corridoio, che parte dall'atrio di entrata alla Tomba della Madonna. Questo santuario mariano meriterà un articolo a parte, insieme alla Basilica della Dormizione del Monte Sion: per ora basti dire che, secondo alcune tradizioni, lì sarebbe stato trasportato il corpo di Nostra Signora dal quartiere del Cenacolo, prima dell'Assunzione; la chiesa è condivisa dalle comunità greca, armena, siriaca e copta.

Il corridoio a destra della chiesa dell'Assunzione conduce alla Grotta della cattura. Foto: Leobard Hinfelaar
Il corridoio a destra della chiesa dell'Assunzione conduce alla Grotta della cattura. Foto: Leobard Hinfelaar
La grotta misura circa 19 metri di lunghezza e 10 di larghezza. Alcuni reperti archeologici permettono di pensare che fosse utilizzata come abitazione temporanea o come ripostiglio per il padrone dell'orto. Qui si crede che gli otto Apostoli riposassero la notte della cattura di Gesù. Dopo le ore di agonia e preghiera, quando il Signore notò l'arrivo di Giuda, sarebbe andato lì con gli altri tre Apostoli per avvertirli di quello che stava per succedere. Pertanto, fu da questa parte del Getsemani che andò incontro al drappello di guardie.

La Grotta degli Apostoli o della Cattura conserva tracce di una venerazione ininterrotta. Foto: Enrique Bermejo/CTS.
La Grotta degli Apostoli o della Cattura conserva tracce di una venerazione ininterrotta. Foto: Enrique Bermejo/CTS.
Numerosi graffiti, incisi dai pellegrini in diverse lingue ed epoche sull'intonaco delle pareti e sul tetto, testimoniano una venerazione quasi ininterrotta: nel IV secolo la grotta era utilizzata già come cappella e il suo pavimento era stato adornato di mosaici; dal V all'VII secolo accolse le sepolture cristiane; all'epoca dei crociati fu decorata con affreschi; dal XIV secolo i francescani ottennero alcuni diritti di culto sul luogo, fino a che finalmente poterono acquisirlo. Un restauro realizzato nel 1956 portò alla luce la struttura primitiva, con una macina e una cisterna; sopra la grotta, nella stessa proprietà, furono scoperti i resti di un antico frantoio.

Non si faccia la mia volontà…
Sono tante le scene in cui Gesù parla con il Padre, che adesso è impossibile ricordarle tutte. Penso però che non possiamo tralasciare di considerare i momenti, così intensi, che precedono la sua Passione e la sua Morte, quando il Signore si prepara a consumare il Sacrificio che ci restituirà l'Amore divino. Nell'intimità del Cenacolo, il suo Cuore trabocca: rivolge al Padre la sua supplica, annuncia la discesa dello Spirito Santo, incoraggia i suoi ad un continuo fervore di carità e di fede.

Questo ardente raccoglimento del Redentore continua poi nel Getsemani, quando avverte ormai imminente la sua Passione, quando sente che le umiliazioni e le sofferenze si avvicinano, che è l'ora della Croce, il duro patibolo dei malfattori, che Egli ha desiderato ardentemente. Padre, se vuoi, allontana da me questo calice [Lc 22, 42]. E subito: Però non sia fatta la mia volontà, ma la tua [Lc 22, 42]. (Amici di Dio, 240).

Se siamo coscienti che siamo figli di Dio, che la nostra vocazione cristiana esige di seguire i passi del Maestro, la contemplazione della sua preghiera e agonia nell'Orto degli Ulivi deve portarci al dialogo con Dio Padre. «Quando Gesù prega, già ci insegna a pregare» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2607); ed oltre ad essere nostro modello, egli ci invita alla preghiera, come a Pietro, Giacomo e Giovanni, quando li prese con sé e chiese loro di vegliare con lui: Pregate per non cadere in tentazione. — Pietro, invece, si addormenta. E anche gli altri Apostoli. — E ti sei addormentato anche tu, bambino amico…, e io pure sono stato dormiglione come Pietro (Santo Rosario, I mistero doloroso).

Nell'abside centrale è rappresentata la preghiera di Gesù. Foto:  Leobard Hinfelaar.
Nell'abside centrale è rappresentata la preghiera di Gesù. Foto: Leobard Hinfelaar.
Non ci sono scuse per abbandonarsi al sonno: tutti possiamo pregare; più propriamente, tutti dobbiamo pregare, perché siamo venuti al mondo per amare Dio, lodarlo, servirlo e poi, nell'altra vita – qui siamo di passaggio – goderlo eternamente. E in che cosa consiste pregare? Semplicemente, parlare con Dio per mezzo di orazioni vocali o nella meditazione. Non vale la scusa che non sappiamo farlo o che ci stanchiamo. Parlare con Dio per imparare da Lui consiste nel guardarlo, nel raccontargli la nostra vita – lavoro, gioie, pene, stanchezze, reazioni, tentazioni–; se lo ascoltiamo, udremo quello che ci suggerisce: abbandona quello, sii più cordiale, lavora meglio, servi gli altri, non pensare male di nessuno, parla con sincerità e con educazione… (Javier Echevarría, Getsemani. In orazione con Gesù).

Gesù, solo e triste, soffre e gocce del suo sangue bagnano la terra. In ginocchio sul duro suolo, egli persevera in preghiera… Piange per te… e per me: il peso dei peccati degli uomini lo schiaccia
Benedetto XVI, in un'udienza dedicata alla preghiera di Gesù nel Getsemani, si riferiva al fatto che noi cristiani, se cerchiamo un'intimità sempre maggiore con Dio, possiamo portare su questa terra un anticipo del cielo: «Ogni giorno nella preghiera del Padre nostro noi chiediamo al Signore: "sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra" (Mt 6,10). Riconosciamo, cioè, che c'è una volontà di Dio con noi e per noi, una volontà di Dio sulla nostra vita, che deve diventare ogni giorno di più il riferimento del nostro volere e del nostro essere; riconosciamo poi che è nel “cielo” dove si fa la volontà di Dio e che la “terra” diventa “cielo”, luogo della presenza dell’amore, della bontà, della verità, della bellezza divina, solo se in essa viene fatta la volontà di Dio. Nella preghiera di Gesù al Padre, in quella notte terribile e stupenda del Getsemani, la “terra” è diventata “cielo”; la “terra” della sua volontà umana, scossa dalla paura e dall’angoscia, è stata assunta dalla sua volontà divina, così che la volontà di Dio si è compiuta sulla terra. E questo è importante anche nella nostra preghiera: dobbiamo imparare ad affidarci di più alla Provvidenza divina, chiedere a Dio la forza di uscire da noi stessi per rinnovargli il nostro “sì”, per ripetergli «sia fatta la tua volontà», per conformare la nostra volontà alla sua» (Benedetto XVI, Udienza, 1-II-2012).

Gesù, solo e triste, soffre e gocce del suo sangue bagnano la terra. In ginocchio sul duro suolo, egli persevera in preghiera… Piange per te… e per me: il peso dei peccati degli uomini lo schiaccia. (Santo Rosario, I mistero doloroso).

Rivolgiti alla Vergine, e chiedile di farti il regalo — prova del suo affetto per te — della contrizione, della compunzione per i tuoi peccati, e per i peccati di tutti gli uomini e di tutte le donne di ogni tempo, con dolore d'Amore. E, con questa disposizione, azzàrdati ad aggiungere: Madre, Vita, Speranza mia, conducimi per mano..., e se in me ora c'è qualcosa che dispiace a mio Padre-Dio, concedimi di vederlo e, insieme a te, di strapparlo. Continua senza paura: O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria!, prega per me, perché, compiendo l'amabilissima Volontà del tuo Figlio, io sia degno di ottenere e di godere le promesse del nostro Signore Gesù (Forgia, 161).