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"L’Opus Dei fa scoprire che l'appuntamento con Dio è nei doveri di ogni giorno"
Paolo Ondarza

Giuseppe Corigliano
Nel 1982 l’Opus Dei fu eretto da Giovanni Paolo II in prelatura personale e oggi conta 85mila membri; il 98% di questi è costituito da laici, uomini e donne in prevalenza sposati. Il restante 2% consta di sacerdoti. La prelatura è presente nei cinque continenti. Ma quale il carisma dell’Opus Dei? Paolo Ondarza lo ha chiesto al portavoce in Italia de l’Opera Pippo Corigliano.
R. – Fa scoprire ad ogni cristiano che l’appuntamento con Dio è proprio nei doveri di ogni giorno. Ad uno studente Escrivà diceva: “Il tuo appuntamento con Dio più importante è nello studio”. E ad un marito diceva: “Sai come si chiama la strada per raggiungere il Paradiso? Si chiama Anna, come tua moglie”.
D. – Talvolta, il lavoro viene vissuto come antagonista rispetto a quelli che sono gli impegni familiari, si riesce poco a conciliare: o si lavora tanto o si sta in famiglia...
R. – Questo è vero, ed è una battaglia difficile anche per un cuore cattolico. Quindi, l’opera è tutta una pedagogia. Insegnare ai mariti, quando stanno tornando a casa, a tenere fuori dalla porta le preoccupazioni. Quindi, è una tensione propria del mondo moderno, ma è anche questa un appuntamento con Dio. E’ uno di quegli impegni che ci uniscono a Cristo.
D. – L’Opus Dei fu eretto da Giovanni Paolo II in prelatura personale. Che cosa vuol dire?
R. – In termini giuridici è una figura pensata dal Concilio Vaticano II come sussidio al lavoro pastorale delle diocesi. Quindi, una specie di diocesi senza territorio, cui si può aderire personalmente e il cui fine è proprio corroborare la fede dei fedeli, restando questi fedeli della propria diocesi territoriale.
D. – In 80 anni di attività, qual è stato l’influsso dell’Opus Dei nella società contemporanea?

D. – Recentemente l’Opus Dei è stato al centro di polemiche suscitate dalla grande macchina commerciale del Codice da Vinci, prima il libro, poi il film. Ma le conseguenze della campagna denigratoria non sono state poi così catastrofiche, anzi...
R. – Anzi, da un certo punto di vista, scherzando, si può dire che sia stata una mano santa, perchè i mezzi di comunicazione laici hanno sempre dimostrato un’insensibilità verso i veri fini dell’Opera, inventandosi molte volte altri fini che non le sono per niente propri: cose che riguardano l’economia o il potere. Invece, il Codice da Vinci, con le sue cose abnormi ha aumentato l’interesse dei media su cosa siamo veramente. Quindi, da questo punto di vista siamo stati contenti.
D. – Ma perché e come rispondere a questi pregiudizi?
R. – Guardi, una volta Giovanni Paolo II disse a Madre Teresa: “Tutti parlano bene di Madre Teresa e parlano male del Papa e dell’Opus Dei. Come mai?” E allora Madre Teresa rispose: “Perché il demonio sa bene dove colpire”, nel senso che la nostra civiltà attuale mentre accetta che i cattolici si adoperino per i malati, giustamente, e facciano opere di carità di questo tipo, tollera invece a malapena che ci siano dei cattolici nella società civile. Secoli di laicismo hanno lasciato questo pregiudizio.
D. – Il fatto di essere presente nella società civile, nelle attività quotidiane da 80 anni, rende l’Opus Dei sempre giovane. Oggi che cosa dice all’uomo e alla donna?
R.– Apre il cuore alla speranza, non soltanto all’amore di Dio che è la cosa fondamentale della vita, ma anche alle realtà umane più normali che non sono mai completamente profane, perché sono sempre create da Dio: e quindi ci dice che anche lì si può trovare Dio, sono tutti regali di Dio, occasioni di ringraziamento.
Radio Vaticana, 2-10-2008
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