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Il fine soprannaturale della Chiesa

Tag: Chiesa, Omelia
"Se ci limitassimo soltanto a questa componente umana della Chiesa, non riusciremmo a capirla, perché non saremmo giunti alla porta del mistero. (…) La santa Chiesa è incorruttibile. La Chiesa vacillerà se vacilla il suo fondamento, ma forse Cristo potrà vacillare? Dato che Cristo non vacilla, la Chiesa resterà salda fino alla fine dei tempi." Sono parole attuali di San Josemaría, nella sua omelia "Il fine soprannaturale della Chiesa", pronunciata nel 1972 e pubblicata nel libro "La Chiesa nostra Madre". La meditazione di questa omelia può aiutare a comprendere alcuni interrogativi che si presentano nel momento che stiamo vivendo.

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La Chiesa è un mistero
È necessario meditare spesso, perché non si cancelli dalla memoria, che la Chiesa è un mistero grande e profondo. Esso non potrà mai essere compreso in questa vita. Se la ragione, per sé sola, tentasse di spiegarlo, scorgerebbe soltanto un insieme di persone che compiono alcuni precetti, che pensano in modo simile. Ma questo non sarebbe la santa Chiesa.

Se ci limitassimo soltanto a questa componente umana della Chiesa, non riusciremmo a capirla, perché non saremmo giunti alla porta del mistero
Nella santa Chiesa noi cattolici troviamo la nostra fede, le nostre norme di condotta, la nostra orazione, il senso della fraternità, la comunione con tutti i fratelli defunti che si purificano nel Purgatorio — la Chiesa purgante — o che godono già della visione beatifica — la Chiesa trionfante — amando eternamente il Dio tre volte Santo. È la Chiesa che permane quaggiù, e nello stesso tempo trascende la storia. La Chiesa che è nata sotto il manto della Madonna e che ora continua — sulla terra e nel Cielo — a onorarla come Madre.

Divina ed umana
Consolidiamo in noi la coscienza del carattere soprannaturale della Chiesa; confessiamolo a gran voce, se è necessario, perché in questi momenti molte persone — materialmente all'interno della Chiesa, e anche in alto — si sono dimenticate di queste verità capitali e pretendono di proporre un'immagine della Chiesa che non è Santa, che non è Una, che non può essere Apostolica, perché non poggia sulla roccia di Pietro, e che non è Cattolica, perché è percorsa da illegittimi particolarismi, da capricci umani.

Come in Cristo vi sono due nature — l'umana e la divina — così, analogicamente, possiamo parlare di un elemento umano e di uno divino nella Chiesa. A tutti è evidente la componente umana. La Chiesa, in questo mondo, è composta di uomini ed è per gli uomini, e dire uomo significa parlare di libertà, della possibilità di cose grandi e di meschinità, di eroismi e di cedimenti.

Se ci limitassimo soltanto a questa componente umana della Chiesa, non riusciremmo a capirla, perché non saremmo giunti alla porta del mistero. La Sacra Scrittura utilizza molti termini — tratti dall'esperienza terrena — per applicarli al Regno di Dio e alla sua presenza fra di noi, nella Chiesa. La paragona all'ovile, al gregge, alla casa, al seme, alla vigna, al campo nel quale Dio pianta o edifica. Però c'è un'espressione che compendia tutto: la Chiesa è il Corpo di Cristo.

Come si può essere pessimisti, quando nostro Signore ci ha promesso che starà con noi fino alla fine dei secoli?
La Chiesa è di Cristo
Vi ripeterò ancora una volta che non sono pessimista, né per temperamento né per abitudine. Come si può essere pessimisti, quando nostro Signore ci ha promesso [Cfr Mt 28, 20] che starà con noi fino alla fine dei secoli? L'effusione dello Spirito Santo ha plasmato, nei discepoli riuniti nel Cenacolo, la prima manifestazione pubblica della Chiesa.

E bisogna anche ricordare che, quando il Signore istituì la sua Chiesa, «non la concepì né la formò in maniera che comprendesse una pluralità di comunità simili nel loro genere, però diverse, e non legate fra loro da quei vincoli che rendono la Chiesa indivisibile e unica... Infatti, quando Gesù parla di questo edificio mistico, nomina soltanto una sola Chiesa, che chiama sua: "Edificherò la mia Chiesa" (Mt 16, 18). Se se ne immagina una diversa, non essendo stata fondata da Lui, non può essere la sua vera Chiesa» [LEONE XIII, enc. Satis cognitum, AAS 28, pp. 712 e 713].

Fede, per vedere meglio
Fede. Dobbiamo avere fede. Se si guarda con occhi di fede, si scopre che «la Chiesa porta in sé stessa e diffonde attorno a sé la propria apologia. Chi la guarda, chi la studia con occhi di amore alla verità, deve riconoscere che Essa, indipendentemente dagli uomini che la compongono e dalle modalità pratiche con le quali si presenta, porta in sé stessa un messaggio di luce, universale e unico, liberatore e necessario, divino» [PAOLO VI, Allocuzione,23-VI- 1966].

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