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Testimonianze

Mescolare la felicità eterna con quella terrena mi diverte molto

Julio Vivián, Uruguay, Conduttore e giornalista radiofonico

6 Febbraio 2009

Tag: Gioia, Apostolato, Opus Dei, Lavoro
“Tutto va bene”. Questo era quello che pensavo quando avevo 14 anni, quando cominciai a lavorare nei mezzi di comunicazione. Sin da molto piccolo avevo visto con chiarezza questa vocazione professionale. Non era stato per niente facile entrare “nell’ambiente”; per questo ero disposto a fare qualsiasi cosa per non uscirne più.

Isidro Cristiá – quello di Lascia o raddoppia – fu colui che mi aprì le porte di questo mondo e non mi separai mai da lui fino alla sua morte. In seguito, arrivò per me il momento di scrivere testi comici, condurre programmi radiofonici, produrre e dirigere opere teatrali alla radio, fare il direttore di radio. Quando doveva avvertirmi di un errore commesso, Cristiá cominciava sempre la frase con un “Attento!” – Attento a quello che dici. – Attento a quello che scrivi. – Attento a non scegliere solo la strada più facile”.
Quando ebbi 19 anni conobbi l’Opus Dei. A 20 chiesi l’ammissione all’Opera. E colui che cominciò a dirmi “Attento!” fu Mons. Escrivá de Balaguer. E non creda chi legge che io abbia avuto rivelazioni o visione mistiche. Niente di più lontano. In questi 18 anni trascorsi, però, è sempre stato lui colui che mi ha aiutato. E quanto ha dovuto lavorare! Mi spiego meglio tornando all’inizio.

“Tutto va bene”. Dovevo piacere ai comici per i quali scrivevo. E la cosa più facile era ricorrere a storielle piccanti.
“Tutto va bene”. Dovevo avere molto successo di pubblico. E la cosa più facile era trovare i temi e gli ospiti che riscuotessero più successo, sebbene raccontassero storie che facevano arrossire più di qualcuno. Inoltre, avevo un alibi perfetto: mi dicevo, “si tratta di gente adulta, che sa cche cos’è”.

Fino a quando mi imbatto in una frase di San Josemaría che faceva riferimento al fatto che ciò che insudicia un bambino, insudicia anche un adulto. Ci pensai un pò, ma non feci nulla di più. E un giorno lessi qualcosa di ciò che il fondatore dell’Opus Dei chiamava apostolato del divertimento.
Così, in nome dell’apostolato del divertimento, ad un certo punto decisi che era arrivato il momento di cambiare. Migliorai gli argomenti, i racconti teatrali che facevo alla radio non parlavano più solo degli intrallazzi amorosi dei protagonisti, e gli ospiti non erano più sempre e solo quelli che potevano dare scandalo.
Mi diedi da fare. Non fu così difficile. E la risposta non si fece nemmeno attendere. Cominciarono ad arrivare le telefonate del pubblico; tutti invariabilmente si rallegravano dei cambiamenti. Il comune denominatore era: “Per fortuna buone notizie”, o “Per fortuna nelle novelle ci sono cose di tutti i giorni”.
Non esagero nell’affermare che adesso scrivo diversi chilometri di fogli ogni settimana. Come non esagero nel dire che faccio tutto il possibile per non scivolare su argomenti facili e di scarso valore.
Però, così come sono co-librettista, è anche vero che i chilometri da percorrere sono molto piacevoli. Quando non so che direzione prendere, mi leggo un pò di scritti di San Josemaría e gli argomenti arrivano da soli. Non mento. Sono ispirazioni per i programmi radiofonici, per gli sketches e per ogni genere di audizione. Lo dico con la più grande serietà. Scrivo più bianco del foglio bianco su cui scrivo, e il pubblico apprezza. Telefona, scrive lettere – ho diverse cartelline piene di queste lettere – ti ferma per la strada. Arriva anche qualche premio internazionale per i pezzi teatrali, genere che ancora sopravvive in Uruguay e nel mondo.
Non so se a voi preoccupa il Giudizio Finale e la felicità eterna. A me, molto. E mescolare la felicità eterna con quella terrena mi diverte molto e mi riesce anche semplice.
È solo questione di ispirazione. O per lo meno: di incontrare un buon co-librettista.