San Josemaría
Testi di san Josemaría
La Risurrezione

« Cristo vive. Questa è la grande verità che riempie di contenuto la nostra fede. Gesù, che morì sulla Croce, è risorto, ha trionfato sulla morte, sul potere delle tenebre, sul dolore, sull’angoscia. Non abbiate paura: con questa esortazione un angelo salutò le donne che andavano al sepolcro. Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso: è risorto, non è qui. Haec est dies quam fecit Dominus, exultemus et laetemur in ea; questo è il giorno che fece il Signore, esultiamo.
Il tempo pasquale è pieno di gioia, di una gioia che non è limitata a quest’epoca dell’anno liturgico, ma è presente in ogni momento nell’animo del cristiano. Poiché Cristo vive: Cristo non è un uomo del passato, che visse un tempo e poi se ne andò lasciandoci un ricordo e un esempio meravigliosi. No: Cristo vive. Gesù è l’Emmanuele, Dio con noi. La sua Risurrezione ci rivela che Dio non abbandona mai i suoi. Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai . Questa era la promessa, e l’ha mantenuta. Dio si delizia ancora di stare tra i figli degli uomini.
Cristo vive nella sua Chiesa: Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò. Questo era il disegno di Dio: Gesù, morendo sulla Croce, ci dava lo Spirito di Verità e di Vita. Cristo resta nella sua Chiesa: nei suoi sacramenti, nella sua liturgia, nella sua predicazione, in tutta la sua attività.
In modo speciale Cristo continua a essere presente fra di noi nel dono quotidiano dell’Eucaristia. Per questo la Messa è centro e radice della vita cristiana. In ogni Messa c’è sempre il Cristo totale, Capo e Corpo. Per Ipsum, et cum Ipso, et in Ipso. Perché Cristo è il Cammino, il Mediatore: in lui troviamo tutto; fuori di lui, la nostra vita resta vuota.
In Gesù Cristo, e istruiti da lui, osiamo dire – audemus dicere – Pater noster, Padre nostro. Osiamo chiamare Padre il Signore dei Cieli e della terra.
La presenza di Gesù vivente nell’Ostia è la garanzia, la radice e il culmine della sua presenza nel mondo.
Cristo vive nel cristiano. La fede ci dice che l’uomo, in stato di grazia, è divinizzato. Noi non siamo angeli; siamo uomini e donne, esseri di carne e ossa, con un cuore e delle passioni, con tristezze e gioie. Ma la divinizzazione trasforma tutto l’uomo, come un anticipo della risurrezione gloriosa: Cristo è davvero risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo.
La vita di Cristo è vita nostra, secondo quanto Egli promise ai suoi Apostoli il giorno dell’ultima cena: Se uno mi ama osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui .
Perciò il cristiano deve vivere imitando la vita di Cristo, facendo propri i sentimenti di Cristo, in modo da poter esclamare con S. Paolo: Non vivo ego, vivit vero in me Christus, non sono io che vivo, è Cristo che vive in me».
È Gesù che passa, 102-103
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