San Josemaría
Testi di san Josemaría
La Discesa dello Spirito Santo

Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. […] Allora Pietro, levatosi in piedi con gli altri Undici, parlò a voce alta. […] Coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa tremila persone (At 2, 1-4).
Una realtà della Chiesa di oggi
«La discesa solenne dello Spirito il giorno di Pentecoste non fu un evento isolato. Quasi non c’è pagina degli Atti degli Apostoli in cui non si parli di lui e dell’azione con cui egli informa, dirige e vivifica la vita e le opere della comunità cristiana primitiva. È lui che ispira la predicazione di san Pietro, che conferma nella fede tutti i discepoli, che sigilla con la sua presenza la vocazione dei gentili, e che manda Saulo e Barnaba in terre lontane per aprire strade nuove all’insegnamento di Gesù. La sua presenza e il suo intervento, insomma, presiedono ogni cosa.
La realtà profonda che il testo della Sacra Scrittura ci fa conoscere non è un ricordo del passato, un’età dell’oro della Chiesa che si perde nella lontananza dei tempi. È invece, al di sopra delle miserie e dei peccati di ciascuno di noi, anche la realtà della Chiesa di oggi e della Chiesa di tutti i tempi. Io pregherò il Padre – aveva annunciato il Signore ai suoi discepoli – ed egli vi darà un altro Consolatore, perché rimanga con voi per sempre. E Gesù ha compiuto le sue promesse: è risorto, è salito in Cielo, e in unità con l’Eterno Padre ci manda lo Spirito Santo per santificarci e darci la vita».
È Gesù che passa, 127-128
Vivere secondo lo Spirito Santo
«Vivere secondo lo Spirito Santo è vivere di fede, di speranza, di carità: permettere che Dio prenda possesso di noi e cambi il nostro cuore alla radice, portandolo alla Sua misura. Una vita cristiana matura, profonda ed energica non è cosa che si possa improvvisare, ma è il risultato dello sviluppo della grazia di Dio in noi. Negli Atti degli Apostoli la situazione della comunità cristiana primitiva viene descritta con una frase breve ma carica di significato: Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere.
[…] Non ci sono cristiani di seconda classe, tenuti a praticare soltanto una versione ridotta del vangelo: tutti abbiamo ricevuto un medesimo battesimo, e pur nella grande diversità di carismi e di situazioni umane, uno solo è lo Spirito che elargisce i doni divini, una sola è la fede, una sola la speranza, una sola la carità.
Possiamo quindi considerare come rivolta a noi la domanda dell’Apostolo: Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?, e possiamo prenderla come un invito a un rapporto più personale e diretto con Dio. Purtroppo il Paraclito, per taluni cristiani, è il Grande Sconosciuto: è un nome che si pronuncia, ma non è un Qualcuno – una delle tre Persone dell’unico Dio – con cui parlare e di cui vivere.
E invece bisogna rivolgersi a Lui con familiarità e con fiducia, come la Chiesa ci insegna mediante la liturgia. Allora conosceremo meglio Nostro Signore e allo stesso tempo ci renderemo conto molto di più che chiamarsi cristiani è veramente un dono immenso: scopriremo tutta la grandezza e tutta la verità di quella divinizzazione, di quella partecipazione alla vita divina di cui prima parlavo».
È Gesù che passa, 134
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