San Josemaría
Testi di san Josemaría

L’Annunciazione

Tag: Angeli, Gesù Cristo
Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, ad una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria (Lc 1,26-27).

«Non dimenticare, amico, che siamo bambini. La Signora dal dolce nome, Maria, è raccolta in preghiera. Tu puoi essere, in quella casa, quello che preferisci: un amico, un servitore, un curioso, un vicino. Quanto a me, in questo momento non oso essere nessuno. Mi nascondo dietro di te e contemplo attonito la scena: l'Arcangelo pronuncia il suo messaggio: Quomodo fiet istud, quoniam virum non cognosco? Come avverrà questo, se io non conosco uomo? (Lc 1, 34).

Alle parole di nostra Madre si affollano nella mia memoria, per contrasto, tutte le impurità degli uomini, anche le mie. Come detesto, allora, queste basse miserie della terra! Quanti propositi! ».
Il Santo Rosario, primo mistero gaudioso


«Maria, nostra Madre, è un modello di corrispondenza alla grazia; se noi contempliamo la sua vita, riceveremo dal Signore la luce necessaria per divinizzare la nostra esistenza quotidiana […]. Si tratta di imitare innanzitutto il suo amore. La carità non si ferma ai buoni sentimenti: deve essere nelle parole, ma soprattutto nelle opere. La Vergine non si limitò a dire fiat, ma realizzò in ogni istante la sua decisione, stabile e irrevocabile. Così noi: quando ci muove l’amore di Dio e conosciamo la sua volontà, dobbiamo impegnarci a essere fedeli, leali, e ad esserlo veramente. Perché non chiunque mi dice: Signore, Signore!, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli (Mt 7, 21).

Dobbiamo imitare, poi, la sua naturale e soprannaturale eleganza. Maria è una creatura privilegiata nella storia della salvezza: in lei il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1, 14). Eppure fu una testimone discreta, che seppe rimanere nascosta; non amò ricevere lodi, perché non ambiva la propria gloria. Maria partecipa ai misteri dell’infanzia di suo Figlio, misteri rivestiti di apparenze consuete; ma quando giunge il momento dei grandi miracoli e dell’osanna delle folle, ella si nasconde. Quando Gesù, che cavalca un asinello, è acclamato a Gerusalemme come Re, Maria non c’è. Ma riappare accanto alla Croce, quando tutti fuggono. Questo contegno ha il sapore – non studiato – della grandezza, della profondità, della santità della sua anima.

Seguendo il suo esempio nell’obbedire al Signore, cerchiamo ora di capire l’insegnamento che ci viene dalla delicata combinazione di sottomissione e autorità che osserviamo in Maria. In lei non c’è ombra del contegno delle vergini stolte, che obbediscono, ma senza criterio. La Madonna ascolta con attenzione quello che il Signore le chiede, riflette su quanto non comprende, domanda quello che non sa. Poi, si dà totalmente al compimento della volontà divina: “Ecco la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Non è meraviglioso? Maria Santissima, maestra di tutto il nostro agire, ci insegna così che l’obbedienza a Dio non è servilismo, non soggioga la coscienza: ci muove nel nostro intimo a scoprire la libertà dei figli di Dio».
È Gesù che passa, 173

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