San Josemaría
Testi di san Josemaría

Il Comandamento nuovo

Tag: Carità, Comprensione, Servizio
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine (Gv 13,1).


«Questo versetto di S. Giovanni annunzia al lettore del suo vangelo che qualcosa di grande avverrà in questo giorno. È un esordio teneramente affettuoso, parallelo a quello che san Luca riporta nel suo racconto: Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione (Lc 22, 15) ».
È Gesù che passa, 83

«Durante l’Ultima Cena, quando Gesù ha preparato tutto per prendere commiato dai suoi discepoli, essi ancora una volta sono invischiati in una contesa su chi dovesse essere considerato il più grande in quel gruppo di prescelti. Gesù si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse intorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto (Gv 13, 4-5).

Di nuovo predica con l’esempio, con le opere. Di fronte ai discepoli che discutevano per motivi di superbia e di vanagloria, Gesù si umilia e compie lietamente la mansione del servitore. Poi, quando torna a tavola, commenta: Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri (Gv 13, 12-14). Mi commuove la delicatezza di Gesù, perché non dice: Se io ho fatto questo, quanto più dovrete farlo voi!. Si mette sullo stesso piano, non obbliga: riprende amorosamente la mancanza di generosità di quegli uomini.

Come ai primi dodici, così anche a noi il Signore può suggerire e suggerisce di continuo: exemplum dedi vobis (Gv 13, 15), vi ho dato un esempio di umiltà. Mi sono fatto servo, perché voi impariate, con cuore umile e mite, a servire tutti gli uomini».
Amici di Dio, 103

«Mentre si avvicina il momento della Passione, il Cuore di Cristo, circondato da coloro che ama, manda ineffabili bagliori di fiamma: Vi do un comandamento nuovo, confida ai suoi: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri (Gv 13, 34-35) […].

Signore, perché dici “nuovo” questo comandamento? Abbiamo appena ascoltato che l’amore verso il prossimo era prescritto già nell’Antico Testamento, e certamente ricorderete che Gesù, all’inizio della vita pubblica, aveva ampliato, con divina generosità, queste esigenze: Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori (Mt 5, 43-44).

Signore, consentici di insistere: perché ancora chiami “nuovo” questo precetto? Quella notte, prima di immolarti sulla Croce, durante quell’indimenticabile colloquio con coloro che – nonostante le loro miserie e debolezze personali, così simili alle nostre – ti hanno accompagnato fino a Gerusalemme, Tu ci hai rivelato la misura insospettata della carità: come io vi ho amato. Come ti capivano bene gli Apostoli, che erano stati testimoni del tuo amore insondabile! L’annuncio e l’esempio del Maestro sono chiari, precisi. Ha sottolineato con le opere la dottrina.

[…] Gesù Cristo, Signore nostro, si è incarnato e ha assunto la nostra natura per proporsi all’umanità come modello di tutte le virtù. Imparate da me – è l’invito – che sono mite e umile di cuore (Mt 11, 29).

In seguito, quando spiega agli Apostoli il segno da cui saranno riconosciuti come cristiani, non dice: “Perché siete umili”. Egli è la purezza più sublime, l’Agnello immacolato. Nulla poteva macchiare la sua santità perfetta, senza ombra. Eppure non dice: “Capiranno che siete miei discepoli perché siete casti e puri”. Ha camminato per il mondo nel più completo distacco dai beni della terra. Egli era il Creatore e il Signore dell’universo, e non aveva neppure dove posare il capo. Ma non dice: “Vi riconosceranno come miei, perché non vi siete attaccati alle ricchezze”. Rimane per quaranta giorni e quaranta notti nel deserto, digiunando rigorosamente, prima di dedicarsi alla predicazione del vangelo. E, ancora, non dice ai suoi: “Capiranno che servite il Signore perché non siete mangioni né beoni”. La caratteristica distintiva degli apostoli, dei veri cristiani di ogni tempo, l’abbiamo ascoltata: Da questo – proprio da questo – tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».
Amici di Dio, 222-224