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Domande e Risposte

Che cosa sono i Dieci Comandamenti? Quali sono?

Tag: Fede, Chiesa
1. Nel Vangelo, dove Gesù parla dei Comandamenti?

Gesù si riferisce ai dieci comandamenti quando un giovane gli domanda come ottenere la vita eterna:

«Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?» Gesù risponde: «Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Ed elenca al suo interlocutore i comandamenti che riguardano l'amore del prossimo: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre». Infine Gesù riassume questi comandamenti in una formulazione positiva: «Ama il prossimo tuo come te stesso» (Mt 19, 16-19).
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 2052)

2. A che comandamenti si riferisce Gesù? Dove si trovano?

I dieci comandamenti o «Decalogo», che significa alla lettera «dieci parole», sono quelli che Dio ha rivelato al suo popolo Israele, quando parlò con Mosè sulla santa montagna. Ci sono trasmessi nel libro dell'Esodo e in quello del Deuteronomio, nell'Antico Testamento (Cfr. Es 20, 1-17 e 34, 28; Dt 4,13; 5, 6-22; 10, 4). Sono parole di Dio per eccellenza. Ma il loro pieno senso è stato rivelato da Gesù Cristo .
(Vedi Catechismo della Chiesa Cattolica, 2056)


Contemplare il mistero

Vias tuas, Domine, demonstra mihi, et semitas tuas edoce me: Signore, fammi conoscere le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. Chiediamo al Signore di guidarci, di mostrarci le sue vie, affinché possiamo raggiungere la carità, pienezza dei suoi comandamenti.
(È Gesù che passa, 1)

Giuseppe era un uomo comune su cui Dio fece affidamento per operare cose grandi. Seppe vivere come voleva il Signore in tutti i singoli eventi che composero la sua vita. Per questo la Sacra Scrittura loda Giuseppe affermando che era giusto. E, nella lingua ebraica, giusto vuoi dire pio, servitore irreprensibile di Dio, esecutore della volontà divina; significa anche buono e caritatevole verso il prossimo. In una parola, il giusto è colui che ama Dio e dimostra questo amore osservando i comandamenti e orientando la vita intera al servizio degli uomini, propri fratelli.
(È Gesù che passa, 40)

3. Quali sono i Dieci Comandamenti?

La divisione e la numerazione dei Comandamenti hanno subito variazioni nel corso della storia. Questo Catechismo segue la divisione dei comandamenti fissata da sant'Agostino e divenuta tradizionale nella Chiesa cattolica. È pure quella delle confessioni luterane. I Padri greci hanno fatto una divisione un po' diversa, che si ritrova nelle Chiese ortodosse e nelle comunità riformate.
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 2066)

Riportiamo una tabella dei Comandamenti dati da Dio a Mosè, come sono raccolti nel libro dell'Esodo e del Deuteronomio, e la formulazione più semplice della catechesi della Chiesa.


Contemplare il mistero

La vita di Cristo è vita nostra, secondo quanto Egli promise ai suoi Apostoli il giorno dell'ultima cena: Se uno mi ama osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Perciò il cristiano deve vivere imitando la vita di Cristo, facendo propri i sentimenti di Cristo, in modo da poter esclamare con san Paolo: Non vivo ego, vivit vero in me Christus, non sono io che vivo, è Cristo che vive in me.
(È Gesù che passa, 103)

Con gratitudine, perché intuiamo la felicità alla quale siamo chiamati, abbiamo imparato che tutte le creature sono state tratte dal nulla da Dio e per Iddio: tanto le creature razionali, ciò è noi uomini, anche se così spesso perdiamo la ragione, quanto le creature irrazionali, quelle che vagano sulla superficie della terra, o abitano nelle viscere del mondo, o spaziano nell'azzurro del cielo, capaci perfino di guardare fisso il sole. Ma, in mezzo a questa meravigliosa varietà, soltanto noi uomini — sugli angeli va fatto un discorso a parte — ci uniamo al Creatore attraverso l'esercizio della nostra libertà: possiamo rendere o negare a Dio la gloria che gli compete in quanto Autore di tutto ciò che esiste.

Il Signore ci invita, ci spinge — perché ci ama teneramente — a scegliere il bene
Questa possibilità tratteggia il chiaroscuro della libertà dell'uomo. Il Signore ci invita, ci spinge — perché ci ama teneramente — a scegliere il bene. Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; poiché io oggi ti comando di amare il Signore Dio tuo, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva... Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza.
Vuoi considerare — anch'io mi sto esaminando — se mantieni immutabile e ferma la tua scelta per la vita? Se rispondi liberamente di sì alla voce di Dio, amabilissima, che ti stimola alla santità?
(Amici di Dio, 24)

4. Che importanza hanno i comandamenti nella vita cristiana?

Fedele alla Scrittura e in conformità all'esempio di Gesù, la Tradizione della Chiesa ha riconosciuto al Decalogo un'importanza e un significato fondamentali.
A partire da sant'Agostino, i «dieci comandamenti» hanno un posto preponderante nella catechesi dei futuri battezzati e dei fedeli. Nel secolo quindicesimo si prese l'abitudine di esprimere i precetti del Decalogo in formule in rima, facili da memorizzare, e positive. Sono in uso ancor oggi. I catechismi della Chiesa spesso hanno esposto la morale cristiana seguendo l'ordine dei «dieci comandamenti».
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 2064-2065)


Contemplare il mistero

Se sappiamo contemplare il Mistero di Cristo e cerchiamo di considerarlo con occhi limpidi, ci renderemo conto che anche ora è possibile avvicinare intimamente Gesù, corpo e anima. Cristo ci ha indicato chiaramente il cammino che passa attraverso il Pane e la Parola: alimentiamoci quindi con l'Eucaristia, e conosciamo e pratichiamo ciò che Gesù venne a insegnarci, conversando con Lui nell'orazione. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. E chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui.

Non sono solo promesse. Sono la sostanza, la realtà intima di una vita autentica: la vita della grazia, che ci spinge a trattare Dio personalmente e direttamente. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
(È Gesù che passa, 118)

5. I cristiani devono vivere i dieci comandamenti?

I dieci comandamenti enunciano, nel loro contenuto fondamentale, obbligazioni per tutti gli uomini, perché manifestano la condotta degna dell'uomo. I cristiani, conoscendoli senza errore attraverso il magistero della Chiesa, devono obbedirli e viverli. L'obbedienza a questi precetti è grave, ma comporta anche obblighi la cui materia, in se stessa, è leggera.
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 2081)

Anche se a volte può sembrare difficile viverli, bisogna tenere conto che quanto Dio comanda, lo rende possibile con la sua grazia.
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 2082)


Contemplare il mistero

Santo non è chi non cade, ma chi si rialza sempre, con umiltà, con santa ostinazione
Che importa inciampare, se nel dolore della caduta ritroviamo l'energia che ci raddrizza di nuovo e ci spinge a proseguire con slancio rinnovato? Non dimenticate che santo non è chi non cade, ma chi si rialza sempre, con umiltà, con santa ostinazione. Se nel libro dei Proverbi si legge che il giusto cade sette volte al giorno, tu e io — povere creature come siamo — non dobbiamo né meravigliarci né scoraggiarci di fronte alle nostre miserie personali, ai nostri inciampi, perché potremo sempre proseguire se cerchiamo la forza in Colui che ci ha promesso: Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Grazie, Signore, quia tu es, Deus, fortitudo mea, perché sei sempre stato Tu, e soltanto Tu, Dio mio, la mia fortezza, il mio rifugio, il mio sostegno.
(Amici di Dio, 131)

Ti sembra di udire quasi fisicamente dentro l'anima: “Quel pregiudizio religioso!...”. —E poi, l'eloquente difesa di tutte le miserie della nostra povera carne caduta: “I suoi diritti!”. Se ti succede questo, rispondi al nemico che esiste una legge naturale, e una legge di Dio, e Dio! —E anche l'inferno.
(Cammino, 141)

6. Qual è il comandamento più importante?

«Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente».
San Matteo nel versetto 22,36 del suo Vangelo raccoglie quando uno scriva fa questa domanda a Gesù: «Qual è il più grande comandamento della Legge?» Gesù risponde: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti» (Mt 22,37-40; cfr. Dt 6.5; Lv 19, 18). Il Decalogo deve essere interpretato alla luce di questo duplice ed unico comandamento della carità, pienezza della Legge.
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 2055)

Dio ha amato per primo. L'amore del Dio unico è ricordato nella prima delle «dieci parole». I comandamenti poi esplicitano la risposta d'amore che l'uomo è chiamato a dare al suo Dio.
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 2083)


Contemplare il mistero

La carità non siamo noi a costruirla; ci invade con la grazia di Dio: perché è stato Lui ad amarci per primo. È bene lasciarci compenetrare da questa bellissima verità: Se possiamo amare Dio, è perché siamo stati amati da Dio. Tu e io siamo in grado di riversare affetto su chi ci sta accanto, perché siamo nati alla fede attraverso l'amore del Padre. Domandate audacemente al Signore questo tesoro, la virtù soprannaturale della carità, per esercitarla fin nei più piccoli particolari.
Spesso noi cristiani non abbiamo saputo corrispondere a questo dono; talvolta lo abbiamo deprezzato, limitandolo a un'elemosina fredda, senz'anima; o lo abbiamo ridotto a beneficenza più o meno stereotipata. Riassume molto bene questa aberrazione il rassegnato lamento di una malata: «Qui mi trattano con 'carità', ma mia madre mi curava con affetto». L'amore che nasce dal Cuore di Cristo non può dar spazio a simili distinzioni.

Per mettervi bene in testa incisivamente, questa verità, ho predicato mille volte che non abbiamo un cuore per amare Dio, e un altro cuore per amare le creature: il nostro povero cuore, di carne, ama con un affetto umano che, se è unito all'amore di Cristo, è anche soprannaturale. Questa, non altra, è la carità che dobbiamo far crescere nell'anima, e che ci porterà a scoprire negli altri l'immagine del Signore.
(Amici di Dio, 229)

Dobbiamo essere molto umani; perché altrimenti non potremmo neppure essere divini
Badate però che Dio non dice: al posto del cuore vi darò la volontà di un puro spirito. No: ci dà un cuore, un cuore di carne come quello di Cristo. Io non ho un cuore per amare Dio, e un altro per amare le persone della terra. Con il cuore con cui ho amato i miei genitori e amo i miei amici, con questo stesso cuore amo Cristo e il Padre e lo Spirito Santo e Maria Santissima. Non mi stancherò di ripetere che dobbiamo essere molto umani; perché altrimenti non potremmo neppure essere divini.

L'amore umano, l'amore di quaggiù, quando è vero, ci aiuta ad assaporare l'amore divino. Pregustiamo in tal modo l'amore con cui godremo Dio e quello che intercorrerà fra di noi in Cielo, quando il Signore sarà tutto in tutti. Questo incominciare a intendere l'amore divino, ci spingerà a essere più comprensivi, più generosi, più donati.
(È Gesù che passa, 166)

Il Signore non si è limitato a dirci che ci ama: ce lo ha dimostrato con le opere, con tutta la sua vita. — E tu?
(Forgia, 62)

7. Che relazione c'è fra i comandamenti della legge di Dio e la legge naturale?

I dieci comandamenti appartengono alla rivelazione di Dio. Al tempo stesso ci insegnano la vera umanità dell'uomo. Mettono in luce i doveri essenziali e, quindi, indirettamente, i diritti fondamentali inerenti alla natura della persona umana. Il Decalogo contiene un'espressione privilegiata della «legge naturale»:

«Fin dalle origini, Dio aveva radicato nel cuore degli uomini i precetti della legge naturale. Poi si limitò a richiamarli alla loro mente. Fu il Decalogo; se qualcuno non lo osserva, non avrà la salvezza; e non richiese altro» (Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 15, 1).
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 2070)

Quantunque accessibili alla sola ragione, i precetti del Decalogo sono stati rivelati. Per giungere ad una conoscenza completa e certa delle esigenze della legge naturale, l'umanità peccatrice aveva bisogno di questa rivelazione:

«Una completa esposizione dei comandamenti del Decalogo si rese necessaria nella condizione di peccato, perché la luce della ragione si era ottenebrata e la volontà si era sviata» (San Bonaventura, In quattuor libros Sententiarum, 3, 37, 1, 3).

Noi conosciamo i comandamenti di Dio attraverso la rivelazione divina che ci è proposta nella Chiesa, e per mezzo della voce della coscienza morale.
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 2071)


Contemplare il mistero

Dal momento che, eccettuando il peccato, il mondo e quanto vi è in esso è buono, perché è opera di Dio Nostro Signore, il cristiano, conducendo costantemente una lotta positiva d'amore per non offendere Dio, deve impegnarsi in tutte le attività terrene, gomito a gomito con i suoi simili, e deve difendere tutti i beni che la dignità della persona porta con sé.

Ne esiste uno che bisogna sempre ricercare in modo particolare: la libertà personale. Solo quando si difende la libertà individuale degli altri, pur esigendo la corrispondente responsabilità personale, è possibile difendere onestamente e cristianamente la propria libertà. Torno a ripetere, e ripeterò sempre, che il Signore, che ci ha fatto gratuitamente un grande dono soprannaturale — la grazia divina — ci ha dato anche un gran bene naturale: la libertà personale, che per non corrompersi e diventare libertinaggio, ci richiede integrità, impegno efficace di comportarci secondo la legge divina, perché dove c'è lo Spirito del Signore c'è libertà.

Il Regno di Cristo è regno di libertà: in esso non vi sono altri servi all'infuori di coloro che liberamente si incatenano per Amore a Dio. Benedetta schiavitù d'amore che ci fa liberi! Senza libertà è impossibile corrispondere alla grazia, ed è quindi impossibile darci liberamente al Signore per il più soprannaturale dei motivi: perché ne abbiamo voglia.
(È Gesù che passa, 184)