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Dati informativi sull’Opus Dei
I dati informativi sull’Opus Dei (maggio 2004), di seguito pubblicati, sono destinati essenzialmente a giornalisti e operatori dei mezzi di comunicazione sociale. Costituiscono una sintesi schematica della natura, della storia e dell’organizzazione della Prelatura dell’Opus Dei, e non intendono fornire un quadro esaustivo della vita dei fedeli della prelatura, una realtà ricca e variegata che non è possibile racchiudere in poche pagine. Ulteriori informazioni aggiornate possono ritrovarsi in www.opusdei.it
Beat Müller (Svizzera, 1954)
Ha studiato Germanistica e Storia all’Università di Zurigo laureandosi con una tesi sulla Teoria del Linguaggio. Giornalista, dopo aver lavorato per un giornale nella Svizzera tedesca, ha compiuto studi di Filosofia e Teologia a Roma. Nel 1989 è stato ordinato sacerdote.
INDICE
1. DESCRIZIONE GENERALE DELLA PRELATURA DELL'OPUS DEI
1.1. Caratteristiche e missione
1.2. Aspetti principali dello spirito dell’Opus Dei
1.3. Profilo storico
1.4. Il fondatore: san Josemaría Escrivá
1.5. Monsignor Álvaro del Portillo
1.6. Monsignor Javier Echevarría
2. FEDELI DELLA PRELATURA DELL’OPUS DEI
2.1. Sacerdoti e laici
2.2. Incorporazione alla prelatura
2.3. La formazione
2.4. Agire professionale e civile
2.5. Qualche dato
3. LA SOCIETÀ SACERDOTALE DELLA SANTA CROCE
4. I COOPERATORI DELL’OPUS DEI
5. INIZIATIVE APOSTOLICHE
5.1. Caratteristiche comuni
5.2. Opere apostoliche
6. ORGANIZZAZIONE DELLA PRELATURA DELL’OPUS DEI
6.1 Le prelature personali
6.2 Norme che regolano la prelatura
6.3 Struttura della Prelatura dell’Opus Dei
6.4 Rapporti con le diocesi
6.5 Aspetti economici
7. BIBLIOGRAFIA
1. DESCRIZIONE GENERALE DELLA PRELATURA DELL'OPUS DEI
1.1. Caratteristiche e missione
L'Opus Dei è una prelatura personale della Chiesa cattolica1.
Fu fondata a Madrid il 2 ottobre 1928 da san Josemaría Escrivá2. Della prelatura fanno parte attualmente più di 84.000 persone dei cinque continenti. La sede, con la chiesa prelatizia, si trova a Roma.
Il Concilio Vaticano II ha ricordato3 che tutti i battezzati sono chiamati a seguire Cristo, a vivere il Vangelo e a farlo conoscere. L’Opus Dei ha lo scopo di contribuire a tale missione evangelizzatrice della Chiesa, promuovendo fra i fedeli cristiani di ogni condizione uno stile di vita pienamente coerente con la fede nelle circostanze quotidiane, specialmente attraverso la santificazione del lavoro.
Per raggiungere questo fine, la prelatura fornisce i mezzi di formazione spirituale e la cura pastorale anzitutto ai propri fedeli, ma anche a molte altre persone. Tale cura pastorale esorta alla messa in pratica degli insegnamenti del Vangelo, mediante l'esercizio delle virtù cristiane e la santificazione del lavoro4. Santificare il lavoro vuol dire, per i fedeli della prelatura, lavorare secondo lo spirito di Cristo: svolgere perfettamente i propri doveri per dare gloria a Dio e per servire gli altri, dando in tal modo il proprio contributo alla santificazione del mondo e rendendo presente lo spirito del Vangelo in ogni attività e realtà temporale.
I fedeli della prelatura svolgono il proprio lavoro di evangelizzazione nei diversi ambiti della società in cui operano. Di conseguenza, il loro impegno non si limita a un campo specifico, come per esempio l'educazione, l'assistenza degli ammalati o l'aiuto ai disabili. La missione della prelatura è quella di ricordare a tutti i cristiani che, qualunque sia l'attività alla quale si dedicano, essi devono cooperare a trovare delle soluzioni cristiane ai problemi della società e dare costante testimonianza della propria fede.
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1.2 Aspetti principali dello spirito dell’Opus Dei
Sin dalla fondazione, nel 1928, l’Opus Dei diffonde il messaggio della chiamata alla santità di tutti i battezzati nello svolgimento del lavoro e dei propri doveri.
“Lo spirito dell’Opus Dei ha come caratteristica essenziale quella di non togliere nessuno dal posto che occupa; esso esige, anzi, che ciascuno assolva ai compiti e ai doveri del proprio stato, della propria missione nella Chiesa e nella società civile, con la massima perfezione possibile”5.
Con il suo spirito eminentemente secolare, l’Opus Dei serve la Chiesa e la società, suscitando il desiderio della santità e l’impegno apostolico personale dei fedeli cristiani; il tal modo li si facilita a scoprire e ad accettare le esigenze derivanti dalla propria vocazione battesimale nel posto occupato nel mondo.
Si illustrano di seguito alcune caratteristiche dello spirito dell’Opus Dei:
Filiazione divina. Il cristiano è figlio di Dio in virtù del battesimo. Lo spirito dell'Opus Dei evidenzia questa verità fondamentale del cristianesimo, come insegna il fondatore: “La filiazione divina è il fondamento dello spirito dell’Opus Dei”6. Quindi, la formazione fornita dalla prelatura suscita in ogni fedele una viva consapevolezza della condizione di figli di Dio e lo aiuta ad assumere un comportamento coerente con tale realtà: fa scaturire perciò la fiducia nella provvidenza divina, la semplicità nel rapporto con Dio, un profondo senso della dignità di ogni essere umano, la fraternità fra gli uomini, un vero amore cristiano per il mondo e per le realtà create da Dio, la serenità e l'ottimismo.
Vita ordinaria. Il cristiano comune può cercare la santità attraverso le circostanze della sua vita e le attività che svolge. Per usare le parole del fondatore dell'Opus Dei: «La normale vita di ogni giorno può essere santa e piena di Dio e il Signore ci chiama a santificare il nostro compito quotidiano, perché proprio in ciò consiste la perfezione del cristiano»7. Per tanto, tutte le virtù sono importanti per il cristiano: la fede, la speranza e la carità, e le virtù umane, come la generosità, la laboriosità, la giustizia, la lealtà, la gioia, la sincerità, ecc. Il cristiano imita Cristo anche con l’esercizio di queste virtù.
Un’altra conseguenza del valore santificante della vita ordinaria deriva dall’importanza delle piccole cose di cui è piena l’esistenza di un comune cristiano. “La santità grande consiste nel compiere i doveri piccoli di ogni istante”8, insegnava il fondatore dell’Opus Dei. Si parla qui di realtà minute, quali ad esempio tanti particolari di servizio, di buona educazione, di rispetto per gli altri, di ordine materiale, di puntualità, e così via: quando si compiono per amore di Dio, tali gesti non sono irrilevanti per la vita cristiana.
Fra le realtà ordinarie su cui un comune cristiano deve costruire la propria santificazione e a cui deve pertanto imprimere una dimensione cristiana, vanno incluse, per la maggior parte delle persone, il matrimonio e la famiglia. “Il matrimonio cristiano non è una semplice istituzione sociale, né tanto meno un rimedio alle debolezze umane: è un’autentica vocazione soprannaturale” 9.
Santificare il lavoro, santificarsi nel lavoro, santificare con il lavoro. La santificazione del lavoro ordinario è come il perno che regge l’intera vita spirituale del cristiano. Santificare il lavoro significa eseguirlo con la massima perfezione umana possibile (competenza professionale) e con perfezione cristiana (per amore della volontà di Dio e al servizio degli uomini).
Secondo lo spirito dell’Opus Dei, il lavoro, l’attività professionale che ognuno svolge nel mondo, può essere santificato e diventare cammino di santificazione: “essendo stato assunto da Cristo, il lavoro diventa attività redenta e redentrice: non solo è l’ambito nel quale l’uomo vive, ma mezzo e strada di santità, realtà santificabile e santificatrice”10. Qualunque lavoro onesto, indipendentemente dal fatto di essere rilevante o umile agli occhi degli uomini, è occasione per dare gloria a Dio e servire gli altri. “Noi siamo gente della strada, normali cristiani, inseriti nel sistema circolatorio della società, e il Signore ci vuole santi, apostolici, proprio nel nostro lavoro professionale; vuole cioè che ci santifichiamo nella nostra occupazione, che santifichiamo l’occupazione stessa e che, per mezzo di essa, aiutiamo gli altri a santificarsi” 11.
Amore per la libertà. I fedeli dell'Opus Dei godono degli stessi diritti di ogni altro cittadino e parimenti sono soggetti agli stessi doveri. Nelle scelte politiche, economiche, culturali, ecc., agiscono con libertà e responsabilità personale, senza alcuna pretesa di coinvolgere la Chiesa o l’Opus Dei nelle proprie decisioni o di presentarle come le uniche coerenti con la fede. Ne consegue il rispetto della libertà e delle opinioni altrui.
Vita di orazione e di sacrificio. Lo spirito dell'Opus Dei mira a coltivare la preghiera e la penitenza, per sostenere l'impegno di santificare le realtà quotidiane. Perciò i fedeli della prelatura introducono nella propria vita alcune pratiche costanti: l’orazione mentale, la partecipazione quotidiana alla Santa Messa, la confessione, la lettura e la meditazione del Vangelo, ecc. La devozione per la Madonna occupa un posto di rilievo nei loro cuori. Inoltre, per imitare Gesù, compiono anche sacrifici, soprattutto quelli che consentono il fedele adempimento del dovere e rendono la vita più gradevole agli altri, ma anche la rinuncia a piccole soddisfazioni, il digiuno, l'elemosina, eccetera.
Carità e apostolato. I membri dell'Opus Dei cercano di testimoniare la propria fede cristiana. Per usare le parole del fondatore: «Impegnandoci gomito a gomito negli stessi problemi dei nostri compagni, dei nostri amici, dei nostri parenti, potremo aiutarli ad arrivare a Cristo»12. Questo dovere va adempiuto anzitutto con l'esempio personale, ma anche con la parola. L'aspirazione a far conoscere Cristo è inseparabile dal desiderio di contribuire ad alleviare le necessità materiali e a risolvere i problemi sociali del contesto in cui si vive.
Unità di vita. E’ necessario sapere armonizzare e amalgamare l'amicizia con Dio, le occupazioni di ogni giorno e l'impegno cristiano nell’apostolato personale, sino a giungere ad una “unità di vita semplice e forte” 13, espressione coniata da san Josemaría Escrivá che sintetizza la sua profonda comprensione della vita cristiana. “L’unità di vita -insegna san Josemaría- è una condizione essenziale per tutti coloro che intendono santificarsi nelle circostanze ordinarie del loro lavoro, delle loro relazioni famigliari e sociali” 14. Il cristiano che lavora in mezzo al mondo non deve «condurre una specie di doppia vita: da una parte la vita interiore, la vita di relazione con Dio; dall'altra, come una cosa diversa e separata, la vita familiare, professionale e sociale»14. Al contrario, «vi è una sola vita, fatta di carne e di spirito, ed è questa che deve essere - nell'anima e nel corpo - santa e piena di Dio» 16.
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1.3 Profilo storico
1928. 2 ottobre: san Josemaría Escrivá, durante un corso di esercizi spirituali a Madrid, fonda l’Opus Dei, per ispirazione divina, come cammino di santità per ogni tipo di persone, nel lavoro professionale e nel compimento dei doveri ordinari del cristiano. Il nome “Opus Dei” è successivo: il fondatore non lo adoperò prima dell'inizio degli anni Trenta, anche se fin dal principio, a voce e nei suoi scritti relativi a ciò che il Signore gli chiedeva, citava l’Opera di Dio.
1930. 14 febbraio: a Madrid, durante la celebrazione della Messa, Dio fa comprendere al san Josemaría che l'Opus Dei è rivolto anche alle donne.
1933. Si apre il primo centro dell'Opus Dei, l'Accademia DYA, per studenti universitari, dove si impartivano lezioni di legge e di architettura.
1934. La DYA diventa residenza universitaria. Da lì il fondatore e i primi membri impartivano formazione cristiana e diffondevano il messaggio dell'Opus Dei fra i giovani. Una parte importante di questo impegno era costituita dalla catechesi e dall'assistenza ai poveri e malati della periferia di Madrid. Josemaría Escrivá informò sempre della propria attività il vescovo di Madrid e potè contare fin dal primo momento sulla sua approvazione e benedizione.
Viene pubblicato a Cuenca il libro Consideraciones espirituales, che è l’antecedente di Cammino.
1936. Guerra civile spagnola: si scatena la persecuzione religiosa e Josemaría Escrivá è costretto a rifugiarsi in luoghi diversi. L'interruzione forzata dell’attività apostolica costringe il fondatore a sospendere momentaneamente il progetto di propagare il lavoro apostolico dell'Opus Dei all’estero.
1937. Il fondatore e alcuni membri dell'Opus Dei attraversano i Pirenei alla volta di Andorra e raggiungono la zona dove la Chiesa non è perseguitata.
1938. Riprende l’attività apostolica a partire da Burgos.
1939. Josemaría Escrivá ritorna a Madrid. Diffusione dell'Opus Dei in altre città della Spagna. L'inizio della seconda Guerra Mondiale ne impedisce l'espansione in altri paesi.
1941. 19 marzo: il vescovo di Madrid, Mons. Leopoldo Eijo y Garay, concede la prima approvazione diocesana dell'Opus Dei.
1943. 14 febbraio: anche in questo caso durante la Messa, il Signore fa vedere a Josemaría Escrivá la soluzione giuridica che consentirà l’ordinazione di sacerdoti dell’Opus Dei, cioè la Società Sacerdotale della Santa Croce.
1944. 25 giugno: il vescovo di Madrid ordina sacerdoti tre fedeli dell'Opus Dei: Álvaro del Portillo, José María Hernández de Garnica e José Luis Múzquiz.
1946. Il fondatore dell'Opus Dei si trasferisce a Roma. Da qui, negli anni successivi fa viaggi per tutta l’Europa, predisponendo le basi del lavoro dell’Opus Dei in vari paesi.
1947. 24 febbraio: la Santa Sede concede la prima approvazione pontificia.
1948. 29 giugno: il fondatore erige il Collegio Romano della Santa Croce, dove, da quel momento, passeranno molti fedeli dell’Opus Dei per ricevere una profonda formazione spirituale e pastorale, completando contemporaneamente i propri studi nei vari atenei pontifici di Roma.
1950. 16 giugno: Pio XII concede l'approvazione definitiva dell'Opus Dei. Questa approvazione consente l'ammissione di persone sposate nell'Opus Dei e l'adesione di sacerdoti diocesani alla Società Sacerdotale della Santa Croce.
1952. Viene creato a Pamplona, in Spagna, lo Studio Generale di Navarra, che diverrà poi l'Università di Navarra17.
1953. 12 dicembre: viene eretto il Collegio Romano di Santa Maria, un centro destinato ad una intensa formazione spirituale, teologica e apostolica delle donne dell'Opus Dei provenienti da tutto il mondo.
1957. La Santa Sede affida all'Opus Dei la prelatura di Yauyos in Perù.
1965. 21 novembre: Paolo VI inaugura nel quartiere Tiburtino a Roma, il Centro Elis, un'iniziativa per la formazione professionale dei giovani, e una parrocchia contigua che la Santa Sede affida all'Opus Dei.
1969. Congresso generale straordinario dell'Opus Dei a Roma, allo scopo di studiare la trasformazione in prelatura personale, figura giuridica prevista dal Concilio Vaticano II e che sembrava adeguata al fenomeno pastorale dell'Opus Dei.
1970. Il fondatore dell’Opus Dei compie un viaggio in Messico, per una novena di preghiera davanti alla Madonna di Guadalupe. Ha vari incontri con migliaia di persone, in cui svolge un’incisiva opera di catechesi cristiana.
1972. Il fondatore visita la Spagna e il Portogallo nel corso di un viaggio di catechesi che dura due mesi.
1974. Viaggio di catechesi del fondatore dell'Opus Dei in sei paesi latinoamericani: Brasile, Argentina, Cile, Perù, Ecuador e Venezuela.
1975. Viaggio di catechesi del fondatore in Venezuela e Guatemala.
26 giugno: muore a Roma Josemaría Escrivá; a quella data appartenevano all'Opus Dei circa 60.000 persone.
7 luglio: inaugurazione del santuario della Madonna di Torreciudad, in provincia di Huesca (Spagna).
15 settembre: Álvaro del Portillo è eletto successore del fondatore dell'Opus Dei dal Congresso generale elettorale appositamente convocato ai sensi degli Statuti.
1982. 28 novembre: Giovanni Paolo II erige l'Opus Dei in prelatura personale, figura giuridica adeguata alla sua natura teologica e pastorale, e nomina prelato Álvaro del Portillo.
1983. 19 marzo: Atto esecutivo della bolla con cui si erige l’Opus Dei in prelatura personale.
1985. Viene fondato a Roma il Centro Accademico Romano della Santa Croce, che nel 1998 diverrà l’Università Pontificia della Santa Croce,
1991. 6 gennaio: Giovanni Paolo II ordina vescovo mons. Del Portillo, prelato dell'Opus Dei.
1992. 17 maggio: beatificazione di Josemaría Escrivá in piazza San Pietro a Roma. 1994. 23 marzo: muore a Roma Álvaro del Portillo, poche ore dopo il suo ritorno da un pellegrinaggio in Terra santa.
20 aprile: Javier Echevarría è nominato prelato dell'Opus Dei da Giovanni Paolo II, che conferma l’elezione fatta dal Congresso generale elettorale dell’Opus Dei, celebrato a Roma.
1995. 6 gennaio: Mons Echevarría riceve da Giovanni Paolo II l’ordinazione episcopale.
2002. 6 ottobre: canonizzazione di Josemaría Escrivá in piazza San Pietro a Roma.
Date di inizio del lavoro dell'Opus Dei nei diversi Paesi
1946 Portogallo, Italia e Gran Bretagna
1947 Francia e Irlanda
1949 Messico e Stati Uniti
1950 Cile e Argentina
1951 Colombia e Venezuela
1952 Germania
1953 Guatemala e Perù
1954 Ecuador
1956 Uruguay e Svizzera
1957Brasile, Austria e Canada
1958 Giappone, Kenya e Salvador
1959 Costarica e Olanda
1962 Paraguay
1963 Australia
1964 Filippine
1965 Belgio e Nigeria
1969 Portorico
1978 Bolivia
1980 Congo, Costa d’Avorio e Honduras
1981 Hong Kong
1982 Singapore e Trinidad-Tobago
1984 Svezia
1985 Taiwan
1987 Finlandia
1988 Camerun e Repubblica Dominicana
1989 Macao, Nuova Zelanda e Polonia
1990 Ungheria e Repubblica Ceca
1992 Nicaragua
1993 India e Israele
1994 Lituania
1996 Estonia, Slovacchia, Libano, Panama e Uganda
1997 Kazakistan
1998 Sudafrica
2003 Slovenia e Croazia
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1.4 Il Fondatore, san Josemaría Escrivá
Josemaría Escrivá nacque a Barbastro (provincia di Huesca, Spagna) il 9 gennaio 1902. I suoi genitori si chiamavano José e Dolores. Ebbe cinque fratelli: Carmen (1899-1957), Santiago (1919-1994) e altre tre sorelle più giovani di lui che morirono in giovane età. I coniugi Escrivá impartirono ai loro figli una profonda educazione cristiana.
Nel 1915, il padre, che era commerciante di tessuti, dovette trasferirsi a Logroño, dove trovò un altro lavoro. In questa città Josemaría percepì per la prima volta la sua vocazione: dopo aver visto sulla neve le orme dei piedi nudi di un religioso, intuì che Dio voleva qualcosa da lui, senza sapere esattamente che cosa. Pensò che avrebbe potuto scoprirlo più facilmente se si fosse fatto sacerdote e cominciò a prepararsi, prima a Logroño e successivamente nel seminario di Saragozza. Seguendo un consiglio di suo padre, intraprese anche gli studi civili di diritto, iscrivendosi come privatista all’università di Saragozza. José Escrivá morì nel 1924 ed egli divenne capo famiglia. Ricevette l'ordinazione sacerdotale il 28 marzo 1925, e cominciò a esercitare il ministero in una parrocchia rurale, quindi a Saragozza.
Nel 1927 si trasferì a Madrid, con il permesso del suo vescovo, per conseguire il dottorato in diritto. Lì, il 2 ottobre 1928, Iddio gli fece vedere la missione che da vari anni gli stava ispirando, e fondò l'Opus Dei. Da quel momento si impegnò con tutte le sue forze per lo sviluppo
di ciò che Dio gli aveva chiesto di fondare, e contemporaneamente continuava a esercitare il ministero pastorale affidatogli che lo metteva ogni giorno a contatto con le malattie e la miseria negli ospedali e nei quartieri popolari di Madrid.
Josemaría si trovava a Madrid quando, nel 1936, scoppiò la guerra civile. La persecuzione religiosa lo costrinse a rifugiarsi in vari luoghi. Esercitava il ministero sacerdotale clandestinamente, finché riuscì a lasciare Madrid. Dopo aver attraversato i Pirenei, riparando nel sud della Francia, si stabilì a Burgos.
Terminata la guerra, nel 1939, fece ritorno a Madrid. Negli anni successivi predicò numerosi esercizi spirituali per laici, sacerdoti e religiosi. Nello stesso anno 1939 terminava gli studi per il dottorato in diritto.
Nel 1946 si stabilì a Roma. Ottenne il dottorato in teologia all'Università Lateranense. Fu nominato consultore di due Congregazioni vaticane, membro onorario della Pontificia Accademia di Teologia e prelato d'onore di Sua Santità. Seguì attentamente i preparativi e le sessioni del Concilio Vaticano II (1962-1965), intrattenendo fitti rapporti con diversi padri conciliari. Da Roma si recò più volte in vari paesi europei, per dare impulso all'avvio e al consolidamento dell'attività dell'Opus Dei. Per gli stessi motivi, fra il 1970 e il 1975 fece lunghi viaggi in Messico, nella penisola iberica, in Sud America e in Guatemala, tenendo riunioni di catechesi con gruppi numerosissimi di persone.
Morì a Roma il 26 giugno 1975.
Migliaia di persone, fra cui numerosi vescovi di vari paesi - complessivamente, un terzo dell’episcopato mondiale -, chiesero alla Santa Sede l’avvio della causa di canonizzazione.
Il 17 maggio 1992 Giovanni Paolo II beatificava Josemaría Escrivá in piazza San Pietro a Roma, alla presenza di 300.000 persone. “Con un’intuizione soprannaturale - disse il Papa nell’omelia- il beato Josemaría predicò instancabilmente la chiamata universale alla santità e all’apostolato”. Dieci anni dopo, il 6 ottobre 2002, Giovanni Paolo II ha canonizzato il fondatore dell'Opus Dei in Piazza San Pietro davanti a pellegrini provenienti da oltre 80 paesi. Durante il discorso nell’udienza concessa il 7 ottobre 2002 in Piazza San Pietro ai pellegrini convenuti a Roma per la canonizzazione di Josemaría Escrivá, il Santo Padre ha detto che "san Josemaría fu scelto dal Signore per annunciare la chiamata universale alla santità e per indicare che la vita di tutti i giorni, le attività comuni, sono cammino di santificazione. Si potrebbe dire che egli fu il santo dell'ordinario”.
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1.5 MONSIGNOR ÁLVARO DEL PORTILLO
Álvaro del Portillo, primo successore di san Josemaría Escrivá a capo dell'Opus Dei, nacque a Madrid l'11 marzo 1914.
Entrò a far parte dell'Opus Dei nel 1935. Fu ordinato sacerdote il 25 giugno 1944. Membro del Consiglio Generale dell’Opus Dei dal 1940 al 1975, dal 1940 al 1947 e dal 1956 al 1975 ne fu il segretario generale. Era laureato in ingegneria dei trasporti. Si era inoltre laureato in Lettere e Filosofia (sezione di storia) e in Diritto canonico.
Era consultore di diversi organismi della Santa Sede, quali la Congregazione per la dottrina della fede, la Congregazione per il Clero, la Congregazione per le Cause dei Santi e il Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali. Prese parte ai lavori del Concilio Vaticano II, dapprima come presidente della Commissione antipreparatoria per il laicato, quindi come segretario della Commissione per la disciplina del Clero e come consultore di altre commissioni. I suoi libri Laici e fedeli nella Chiesa (1999, seconda ed.) e Consacrazione e missione del sacerdote (1990, seconda ed.) sono in buona parte il frutto di quest'esperienza. Quale membro della Commissione per la revisione del codice di diritto canonico, intervenne nella elaborazione dell’attuale codice, promulgato da Giovanni Paolo II nel 1983.
Nel 1975 veniva eletto successore di monsignor Escrivá. Quando l'Opus Dei fu eretto in prelatura personale, il Santo Padre lo nominò prelato; e nel 1990 lo designò vescovo, conferendogli l'ordinazione episcopale il 6 gennaio 1991.
Nel 1985 creò a Roma il Centro Accademico Romano della Santa Croce, nucleo originario dell’attuale Università Pontificia della Santa Croce.
Nel corso dei diciannove anni durante i quali guidò l’Opus Dei, il lavoro della prelatura si estese ad altri venti paesi.
Morì a Roma il 23 marzo 1994. Lo stesso giorno Papa Giovanni Paolo II si recò a pregare davanti alla sua salma.
Il 5 marzo 2004 il Cardinale Camillo Ruini ha presieduto la sessione di apertura del tribunale del Vicariato di Roma per la causa di canonizzazione di mons. Álvaro del Portillo. Mons. Javier Echevarría, Prelato dell’Opus Dei, ha aperto le sessioni del tribunale della Prelatura il 20 marzo 2004. La Congregazione delle Cause dei Santi ha, infatti, stabilito che nella prima fase della causa, o indagine diocesana, sulla vita, le virtù e la fama di santità di Álvaro del Portillo, intervengano due tribunali, ugualmente competenti, per lo svolgimento della fase istruttoria della causa (escussione dei testi e raccolta di documenti); i due tribunali non sono chiamati a pronunciare alcuna sentenza: ciò compete esclusivamente alla Santa Sede.
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1.6 Monsignor Javier Echevarría
L'attuale prelato dell'Opus Dei è nato a Madrid il 14 giugno 1932.
Dottore in Legge e in Diritto Canonico. Ordinato sacerdote il 7 agosto 1955, fu stretto collaboratore di san Josemaría Escrivá, e dal 1953 fino alla sua morte, avvenuta nel 1975, fu il suo segretario. Dal 1966 è membro del Consiglio Generale dell'Opus Dei.
Nel 1975, quando Álvaro del Portillo successe a san Josemaría Escrivá alla guida dell'Opus Dei, fu nominato segretario generale, carica che fino a quel momento era stata ricoperta dallo stesso Álvaro del Portillo. Nel 1982, con l'erezione dell'Opus Dei in prelatura personale, divenne vicario generale della prelatura.
Dal 1981 è consultore della Congregazione per le Cause dei Santi e dal 1995 della Congregazione per il Clero.
Dopo la sua elezione e nomina, da parte di Giovanni Paolo II, a prelato dell’Opus Dei, fu ordinato vescovo dal Papa il 6 gennaio 1995 nella basilica di San Pietro.
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2. FEDELI DELLA PRELATURA DELL’OPUS DEI
2.1 Sacerdoti e laici
L'Opus Dei è costituito da un prelato, da un presbiterio o clero proprio e da laici, uomini e donne.
Chi richiede l’incorporazione all’Opus Dei, lo fa per una chiamata divina, cioè una determinazione specifica della vocazione cristiana, ricevuta con il battesimo, che fa cercare la santità e partecipare alla missione della Chiesa secondo lo spirito che il Signore ispirò a san Josemaría.
L’incorporazione formale alla prelatura avviene mediante una convenzione bilaterale che sancisce i reciproci impegni assunti dall’interessato e dalla prelatura stessa.
Nell’Opus Dei non esistono categorie di membri, bensì un unico e identico fenomeno vocazionale mediante il quale tutti i fedeli della prelatura sono e si sentono in egual grado membri di una stessa porzione del Popolo di Dio. Esistono semplicemente dei modi diversi di vivere una stessa vocazione cristiana a seconda delle circostanze personali: celibi o sposati, sani o malati, eccetera.
La maggior parte dei fedeli dell’Opus Dei sono membri soprannumerari: si tratta per lo più di persone sposate, donne o uomini per i quali la santificazione dei doveri famigliari costituisce parte fondamentale della propria vita cristiana. Attualmente i soprannumerari rappresentano circa il 70% del totale dei membri dell’Opus Dei.
Per il resto, i fedeli della prelatura sono uomini o donne che vivono il celibato, per motivi apostolici. Alcuni abitano con le proprie famiglie, o dove è più adeguato alla situazione professionale: si tratta degli aggregati della prelatura. Gli altri, per le specifiche circostanze in cui si trovano, hanno una disponibilità completa per le opere apostoliche e la formazione degli altri fedeli della prelatura: si tratta dei numerari, che di solito vivono nei centri dell’Opus Dei. Le numerarie ausiliarie si dedicano soprattutto alla cura del lavoro domestico nelle sedi dei centri della prelatura, e questo costituisce la loro attività professionale ordinaria.
Il clero della prelatura proviene dai fedeli laici dell'Opus Dei: sono numerari e aggregati i quali, liberamente disponibili a essere sacerdoti, dopo diversi anni di incorporazione alla prelatura e dopo aver completato gli studi previ al sacerdozio, sono invitati dal prelato a ricevere gli ordini sacri. Il loro ministero pastorale si rivolge principalmente al servizio dei fedeli della prelatura e delle attività apostoliche che questi ultimi promuovono.
Un aspetto caratteristico della fisionomia dell'Opus Dei è il clima di famiglia cristiana. Questo tono familiare è presente in ogni attività che la prelatura organizza. Si manifesta nel calore umano che caratterizza i suoi centri, nella semplicità e fiducia dei rapporti interpersonali, nell’atteggiamento di servizio, di comprensione e di delicatezza che si cerca continuamente di avere nella vita quotidiana.
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2.2. Incorporazione alla Prelatura
Per far parte dell'Opus Dei è necessaria una richiesta fatta in piena libertà e, come si è detto, la personale convinzione di avere ricevuto una vocazione divina, oltre all’accettazione della richiesta stessa da parte delle autorità della prelatura.
La richiesta si fa per iscritto, e l’ammissione non viene concessa prima di sei mesi. Dopo un periodo di almeno un anno, l’interessato può incorporarsi temporaneamente alla prelatura mediante una dichiarazione formale di carattere contrattuale, che si può rinnovare ogni anno. Dopo un minimo di altri cinque anni, si può fare l’incorporazione definitiva18.
In conformità al diritto canonico, nessuno può incorporarsi giuridicamente all'Opus Dei se non è maggiorenne (18 anni o più).
L’incorporazione all’Opus Dei comporta per la prelatura l’impegno di fornire all'interessato un'assidua formazione nella fede cattolica e nello spirito dell'Opus Dei19, come pure la necessaria cura pastorale ad opera dei sacerdoti della prelatura. Da parte dell'interessato, comporta l’impegno di rimanere sotto la giurisdizione del prelato per quanto attiene al fine della prelatura; rispettare le norme che la regolano, e adempiere gli altri obblighi previsti per i suoi fedeli20.
In sintesi, i fedeli della prelatura si impegnano a santificarsi e a esercitare l’apostolato secondo lo spirito dell'Opus Dei. Ciò significa soprattutto il dovere di coltivare la vita spirituale attraverso l'orazione, il sacrificio e la ricezione dei sacramenti; di ricorrere ai mezzi forniti dalla prelatura per acquistare una formazione intensa e permanente nella dottrina della Chiesa e lo spirito
dell'Opus Dei; di partecipare, secondo le personali possibilità, al lavoro di evangelizzazione della prelatura.
Il vincolo con la prelatura cessa allo scadere del periodo in cui vige la convenzione o anche prima, se l'interessato lo desidera, d’accordo con le autorità della prelatura.
L'uscita legittima dalla prelatura comporta la cessazione dei reciproci diritti e doveri.
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2.3. La formazione
La prelatura mette a disposizione dei suoi fedeli una formazione continua, attraverso alcuni strumenti specifici, compatibili con i normali doveri familiari, professionali e sociali di ciascuno.
La formazione che la prelatura fornisce ai propri fedeli, offre loro la possibilità di acquisire una intensa e solida vita di pietà, quali figli di Dio, portandoli a cercare l’identificazione con Cristo, una profonda conoscenza della fede e della morale cattolica e, in linea con la propria vocazione, una crescente familiarità con lo spirito dell’Opera.
I fedeli della prelatura assistono a lezioni settimanali, chiamate anche circoli, su temi dottrinali e ascetici. Il ritiro mensile consente di dedicare, un giorno al mese, alcune ore all’orazione personale e alla riflessione sui temi della vita cristiana. Inoltre, una volta all’anno i fedeli della prelatura assistono a un ritiro che dura normalmente dai tre ai cinque giorni.
Analoghi mezzi di formazione sono offerti ai cooperatori21, ai giovani che partecipano al lavoro apostolico della prelatura e a chiunque voglia usufruirne.
La formazione viene impartita nei centri della prelatura dell'Opus Dei e in altri luoghi adeguati. Per esempio, un circolo si può tenere in casa di uno dei partecipanti, un ritiro in una chiesa di cui il parroco consenta l’uso a questo scopo per qualche ora, eccetera.
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2.4 Agire professionale e civile
Il fatto di appartenere alla prelatura dell'Opus Dei non presuppone alcun cambiamento di stato personale: permangono invariati i diritti e i doveri che ciascuno ha in quanto membro della società civile e della Chiesa. «I laici incorporati nella prelatura non mutano la propria condizione personale, teologica e canonica, di normali fedeli laici, e come tali si comportano in tutto il loro agire»22. In virtù del carattere esclusivamente spirituale della sua missione, la prelatura non interviene nelle questioni temporali che i suoi fedeli devono affrontare. Ciascuno agisce con completa libertà e responsabilità personale. L’Opus Dei non fa proprie le decisioni dei suoi membri. Gli Statuti affermano che, per quanto riguarda l'attività professionale e le dottrine sociali, politiche ecc., ogni fedele della prelatura, nei limiti della dottrina cattolica sulla fede e sui costumi, gode della stessa piena libertà degli altri cittadini cattolici. Su queste materie le autorità della prelatura devono astenersi nel modo più assoluto anche solo dal dare consigli23.
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2.5 Qualche dato
Fanno parte della prelatura più di 84.000 persone, compresi i circa 1.900 sacerdoti. Sul totale dei fedeli, la percentuale degli uomini e delle donne è approssimativamente la stessa. La distribuzione di massima fra i vari continenti è la seguente:
Africa: 1.600
Asia e Oceania: 4.700
America: 29.000
Europa: 48.700
In Italia attualmente sono circa quattromila, uomini e donne di tutti i ceti sociali. Svolgono i mestieri più svariati, intellettuali e manuali. Il primo italiano che, nel 1947, chiese l'ammissione all'Opus Dei fu un giovane avvocato romano. Centri e opere apostoliche della Prelatura sono presenti in 27 città italiane.
La prelatura dell’Opus Dei ha personalità giuridica civile. Il Vicario regionale per l’Italia è attualmente mons. Lucio Norbedo.
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3. LA SOCIETÀ SACERDOTALE DELLA SANTA CROCE
La Società Sacerdotale della Santa Croce è un'associazione di chierici intrinsecamente unita all'Opus Dei24. È formata dai chierici della prelatura, che ne sono soci in quanto tali25, e da diaconi e presbiteri diocesani. Il prelato dell'Opus Dei è il presidente della Società.
I chierici diocesani che aderiscono alla Società intendono ricevere l'aiuto spirituale per raggiungere la santità nell'esercizio del loro ministero secondo l'ascetica propria dell'Opus Dei. La loro ascrizione alla Società Sacerdotale della Santa Croce non comporta l’incorporazione al presbiterio della prelatura: ciascuno continua a essere incardinato nella propria diocesi e dipende solo dal proprio vescovo, anche per quanto attiene al suo lavoro pastorale, e solo al vescovo rende conto di questo lavoro.
Come nel caso dell’incorporazione dei fedeli laici alla prelatura dell’Opus Dei, perché un sacerdote venga ammesso nella Società Sacerdotale della Santa Croce, deve essere consapevole di avere ricevuto una chiamata da Dio a cercare la santità secondo lo spirito dell’Opus Dei. Ciò comporta le seguenti condizioni: amore per la diocesi e unione con tutti i membri del presbiterio diocesano; obbedienza e venerazione per il proprio vescovo; vita di pietà, studio delle scienze sacre, zelo per le anime e spirito di sacrificio; impegno nel promuovere vocazioni; zelo per svolgere con la massima perfezione gli incarichi ministeriali26.
L'aiuto spirituale prestato dalla Società mira a stimolare nei soci la fedeltà nel compimento dei loro doveri sacerdotali, come pure ad alimentare l'unione di ciascuno con il proprio vescovo e la fraternità con gli altri sacerdoti. L’autorità della Chiesa, in diversi documenti, come ad esempio in vari testi del Concilio Vaticano II27 e nel Codice di diritto canonico28, ha raccomandato questo tipo di associazioni sacerdotali.
Gli specifici mezzi di formazione rivolti ai sacerdoti diocesani della Società Sacerdotale della Santa Croce sono analoghi a quelli per i fedeli laici della prelatura: lezioni dottrinali o ascetiche, ritiri mensili, eccetera29. Inoltre, ogni sacerdote ricerca personalmente le ordinarie occasioni di formazione secondo ciò che prescrive il diritto della Chiesa e le indicazioni o consigli in materia da parte del vescovo.
Le attività spirituali e formative dei soci della Società Sacerdotale della Santa Croce non interferiscono con il ministero affidato dal loro vescovo. Il coordinamento di tali attività spetta al direttore spirituale della prelatura dell'Opus Dei, che è sempre un sacerdote senza alcun incarico di governo nella prelatura.
Alla Società Sacerdotale della Santa Croce appartengono circa 2000 diaconi e presbiteri incardinati in diverse diocesi di tutto il mondo.
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4. I COOPERATORI DELL'OPUS DEI
I cooperatori dell'Opus Dei sono uomini e donne che, pur non essendo incorporati alla prelatura, prestano il loro aiuto alle diverse attività educative, assistenziali, di promozione culturale e sociale, eccetera, accanto ai fedeli della prelatura.
I cooperatori possono collaborare a tali iniziative soprattutto con la loro preghiera, e anche con il lavoro e l’aiuto economico. Ricevono i beni spirituali concessi dalla Chiesa a quanti collaborano con l'Opus Dei: alcune indulgenze che essi possono lucrare in alcuni giorni dell’anno, osservando le condizioni fissate dalla Chiesa e ogni volta che rinnovano, per devozione, i loro obblighi di cooperatori. Dalla prelatura dell’Opus Dei ricevono inoltre l’aiuto spirituale della preghiera di tutti i fedeli e la possibilità di partecipare, se lo desiderano, alle iniziative formative, come ritiri, circoli, eccetera30.
Per diventare cooperatore non è richiesta una particolare vocazione. In generale, i cooperatori sono parenti, amici, colleghi, vicini di casa dei fedeli dell’Opus Dei, o tante persone che hanno devozione per san Josemaría, partecipano agli apostolati della prelatura o condividono gli obiettivi di promozione umana e sociale che si intendono raggiungere con le iniziative apostoliche dei fedeli dell’Opus Dei. Il vicario del prelato in ogni Paese nomina una persona cooperatore o cooperatrice, su proposta di un fedele dell’Opus Dei.
Fra i cooperatori dell’Opus Dei vi sono non cattolici, e anche non cristiani: vi sono quindi luterani, ebrei, mussulmani, buddisti, ecc., e anche non credenti, o gente che non professa alcuna religione. Hanno in comune il desiderio di partecipare e collaborare alle diverse iniziative con finalità sociali, aperte a tutti e promosse dai fedeli della prelatura in collaborazione con altri.
I cooperatori che usufruiscono della formazione offerta dalla prelatura dell’Opus Dei ricevono un aiuto per approfondire la propria vita spirituale e per dare una testimonianza - personale, senza formare gruppi - coerente con la vocazione cristiana. Tale formazione li sollecita a ricorrere alla preghiera, ai sacramenti, alla devozione mariana, eccetera. Caratteristica specifica dello spirito trasmesso dalla prelatura è l’amore con opere per il Papa e per i vescovi.
Molte persone scoprono la possibilità di mettere in pratica e diffondere, negli ambiti in cui si svolge la loro vita di cristiani comuni, uno degli aspetti salienti dello spirito che anima l’Opus Dei, cioè la santificazione del lavoro ordinario e dei doveri famigliari e sociali.
Anche le comunità religiose possono essere nominate cooperatrici dell’Opus Dei. La cooperazione di queste comunità - attualmente, diverse centinaia - consiste nella preghiera quotidiana per il lavoro della prelatura.
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5. INIZIATIVE APOSTOLICHE
5.1. Caratteristiche comuni
A. «L’attività principale dell’Opus Dei consiste nel dare ai suoi membri, e a tutte le persone che lo desiderano, gli aiuti spirituali necessari per vivere da buoni cristiani in mezzo al mondo», spiegava il fondatore31. A partire da questa formazione, ciascuno svolge il suo apostolato personale, rendendo testimonianza a Gesù nel suo ambiente. “La carità richiede la pratica della giustizia, la solidarietà, la responsabilità famigliare e sociale, la povertà, la gioia, la castità, l’amicizia…”32. Questo impegno personale costituisce sempre l’apostolato più importante dell’Opus Dei. Si tratta di un apostolato di testimonianza e di aiuto concreto ed efficace
all’interno del lavoro professionale e nelle circostanze abituali in cui si svolge l’esistenza di ognuno: un apostolato personale che unisce l’esempio alla parola.
Uno speciale rilievo assume, per i fedeli dell’Opus Dei, il lavoro apostolico con i giovani, sia studenti che lavoratori, ai quali, nella misura delle proprie possibilità, essi dedicano una buona parte del tempo e delle energie personali. La formazione destinata ai giovani fa leva sulla crescita della vita spirituale e delle virtù umane, sul lavoro e sul servizio verso gli altri, e mira a favorire lo sviluppo della personalità, evitando la creazione di uno “spirito di gruppo” chiuso ed esclusivo.
B. Inoltre, e oltre a istituzioni di carattere ecclesiastico affidate alla prelatura o da essa promosse, come nel caso della Pontificia Università della Santa Croce a Roma, i fedeli della prelatura e i cooperatori sostengono in tutto il mondo, assieme a molte altre persone, cattoliche e non cattoliche, opere educative, assistenziali, culturali, con una marcata finalità di servizio e formazione: scuole, ospedali, università, centri di formazione professionale, e così via. I membri dell'Opus Dei promuovono attività che rispondano a reali necessità del loro Paese o del loro ambito, e quindi le sostengono, anche dal punto di vista economico, con piena responsabilità.
La prelatura, mediante accordi con i promotori o attraverso le forme previste dagli statuti di una certa istituzione, può assumersi il compito di animare in senso cristiano tali iniziative di pubblica utilità, fornendo orientamenti dottrinali e assistenza sacerdotale, sempre nel pieno rispetto della libertà delle coscienze e senza alcuna discriminazione di ordine razziale, religioso, sociale. La prelatura, quindi, non si occupa di attività con fine di lucro, di imprese commerciali, di iniziative politiche, ecc.
La prelatura dell’Opus Dei può stabilire diversi tipi di accordi:
a) Nelle opere apostoliche, l’Opus Dei garantisce moralmente l’orientamento cristiano dell’attività.
b) In altri casi, l’Opus Dei fornisce l’assistenza spirituale in maggiore o minore misura, senza assumersi ufficialmente la responsabilità morale del lavoro formativo che si svolge nelle attività interessate. Questa assistenza può assumere forme molto varie: assistenza sacerdotale, preparazione di alcune lezioni di religione, ecc.
Di conseguenza, gli accordi con la prelatura non modificano assolutamente la natura civile dell’ente interessato. La responsabilità della gestione e della direzione spetta dunque sempre in pieno ai promotori, persone o enti che siano, e mai alla prelatura dell’Opus Dei.
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5.2. Le opere apostoliche
Le opere apostoliche sono quelle che, promosse da membri dell'Opus Dei insieme ad altre persone, godono della garanzia morale della prelatura. L'Opus Dei si incarica di tutto ciò che riguarda l'orientamento cristiano.
Le opere apostoliche comprendono collegi, università, centri di promozione della donna, ambulatori medici in paesi o zone in via di sviluppo, scuole per contadini, istituti di formazione professionale, residenze per studenti, ecc. Alcuni esempi:
- Università di Navarra, (www.unav.es). Fondata a Pamplona nel 1952, comprende attualmente 20 facoltà. Nel campus di Pamplona si trova anche la clinica universitaria. Dall'Università dipende l'Instituto de Estudios Superiores de la Empresa (IESE) di Barcellona. Altre istituzioni analoghe sono l'Università di Piura (Perù) (www.udep.edu.pe), l'Università de La Sabana (Colombia) (www.unisabana.edu.co), l'Università dell'Asia e del Pacifico (Filippine) (www.uap.edu.ph) e l’Università Campus Bio-Medico a Roma (www.unicampus.it/).
-Monkole, (www.cefacongo.org) E’ un ospedale di Kinshasa che si prende cura di migliaia di persone estremamente disagiate. Dispone di due succursali nella periferia della capitale (Eliba e Kimbondo) destinate all’assistenza medica ambulatoriale. Inoltre, l’Istituto Superiore di Scienze Infermieristiche, annesso a Monkole, forma le giovani congolesi all’esercizio della professione sanitaria.
- Centro Elis, (http://centro.elis.org) Situato nella periferia industriale di Roma, forma operai specializzati in diverse professioni (orafi, orologiai, montatori e riparatori meccanici e di apparecchiature elettroniche, eletromeccanici). L’insegnamento, gratuito, è finanziato dalla Regione Lazio e dal Ministero degli Affari Esteri italiano, dato che il centro svolge anche programmi di istruzione per alunni di paesi meno sviluppati come Albania, Somalia, ecc. Da alcuni anni è nata la Scuola di Formazione Superiore (SFS), che ha come obiettivo specifico il favorire l’occupazione di giovani diplomati, provenienti principalmente dalle regioni del Mezzogiorno d'Italia, attraverso
la formazione sulle Nuove Tecnologie. Per adempiere a questa missione la SFS Elis si avvale di un Consorzio di imprese (Consel - Consorzio Elis) che ne sostiene le attività e la configura come company school.
- Punlaan, (www.punlaan.com). E’ una scuola professionale specializzata di Manila, che opera nel settore alberghiero e turistico, con un sistema educativo che prevede il contatto diretto fra allieve e imprese (alberghi, ristoranti, ecc.). Negli ultimi anni, grazie a tale programma, il 100% delle ragazze iscritte a Punlaan ha trovato lavoro.
- Midtown Sports and Cultural Center, (www.midtown-metro.org), Opera in una zona multirazziale di Chicago, caratterizzata da un’alta percentuale di popolazione giovanile. Midtown offre programmi di formazione accademica, umana, spirituale e sportiva, per supplire alle carenze dell'ambiente sociale. In tal modo, il 95% degli alunni termina gli studi secondari e il 60% si iscrive all'Università. Si tratta di percentuali sensibilmente superiori a quelle rilevate sugli altri giovani della zona.
- Toshi. Si trova ad ovest di Città del Messico, in una regione rurale abitata da indigeni delle etnie otomí e mazahua. Vi si organizza, fra gli altri, un corso amministrativo che apre alle donne della zona l'accesso a posti di lavoro nella funzione pubblica e nelle industrie delle città vicine.
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6. ORGANIZZAZIONE DELLA PRELATURA DELL’OPUS DEI
6.1. Le Prelature personali
A. Origine
Nel diritto della Chiesa Cattolica, la figura giuridica denominata prelatura personale è stata prevista dal Concilio Vaticano II .
Il decreto conciliare Presbyterorum ordinis, n.10, stabiliva che per “l'attuazione di peculiari iniziative pastorali in favore di diversi gruppi sociali in certe regioni o nazioni o addirittura in tutto il mondo” si potessero costituire in futuro, fra altre istituzioni, “peculiari diocesi e prelature personali”.
Il Concilio intendeva delineare una nuova figura giuridica, di grande flessibilità, per contribuire all’effettiva diffusione del messaggio e della vita cristiana: l’organizzazione della Chiesa risponde così alle esigenze della sua missione, che si inserisce nella storia degli uomini.
Il Diritto canonico prevede che ogni prelatura personale sia retta dal diritto generale della Chiesa e da statuti propri.
B. Caratteristiche
Le giurisdizioni ecclesiastiche esistenti sono per la maggior parte territoriali, perché organizzate in base all’appartenenza dei fedeli a un determinato territorio per via del domicilio. Il caso tipico è quello delle diocesi. Altre volte, l’individuazione dei fedeli appartenenti a una giurisdizione ecclesiastica non si basa sul domicilio, ma su altri criteri, quali la professione, il rito, la condizione di emigranti, una convenzione stipulata con l’entità giurisdizionale, ecc. È, ad esempio, il caso degli ordinariati militari e delle prelature personali.
Le prelature personali, auspicate come detto dal Concilio Vaticano II, sono istituzioni rette da un Pastore (un prelato che può essere vescovo, nominato dal Papa, e che governa la prelatura con potestà di regime o giurisdizione); oltre al prelato vi è un presbiterio composto di sacerdoti secolari e vi sono i laici, sia uomini che donne.
Pertanto, le prelature personali sono istituzioni che fanno parte della struttura gerarchica della Chiesa, cioè una delle forme di auto-organizzazione che la Chiesa si dà per raggiungere le finalità che Cristo le assegnò, e presentano la peculiarità che i loro fedeli continuano a far parte anche delle chiese locali o diocesi dove hanno il domicilio.
Per tali caratteristiche, le prelature personali si differenziano nettamente, per un verso, dagli istituti religiosi e di vita consacrata in generale, e per un altro, dai movimenti e dalle associazioni di fedeli.
C. Sviluppo storico
Il 6 agosto 1966 Paolo VI rese esecutiva l'iniziativa del Concilio che prevedeva le prelature personali con il «motu proprio» Ecclesiae sanctae. In questo documento si precisava che i laici avrebbero potuto vincolarsi alle prelature personali da erigersi in futuro mediante una convenzione o patto bilaterale fra il singolo fedele laico e la prelatura.
Un anno dopo, il 15 agosto 1967, nella costituzione apostolica Regimini Ecclesiae universae (49.1), Paolo VI precisava che le prelature personali dovessero dipendere dalla Congregazione
per i Vescovi e che sarebbero state erette dal Romano Pontefice, sentito il parere delle competenti Conferenze Episcopali.
L’art. 80 della costituzione Pastor Bonus del 1988 ratificò quanto stabilito nella Regimini Ecclesiae universae.
D. La prelatura dell'Opus Dei
L'Opus Dei era già una realtà unitaria e organica, composta da laici e sacerdoti che cooperavano a un compito pastorale e apostolico di ambito internazionale. Questo specifico compito cristiano consiste nel diffondere l'ideale della santità in mezzo al mondo, nel lavoro professionale e nelle circostanze ordinarie di ciascuno.
Paolo VI e i successivi Pontefici stabilirono che si studiasse la possibilità di dotare l'Opus Dei di una configurazione giuridica definitiva e adeguata alla sua natura, che, alla luce dei documenti conciliari, doveva essere quella della prelatura personale. Nel 1969, con interventi tanto della Santa Sede quanto dell’Opus Dei, fu avviato il processo per effettuare tale adeguamento.
Tale processo si concluse nel 1981. Subito dopo la Santa Sede inviò una nota informativa agli oltre duemila vescovi delle diocesi nelle quali era presente l'Opus Dei, affinché comunicassero le proprie osservazioni.
Compiuto questo passo, l'Opus Dei fu eretto da Giovanni Paolo II in prelatura personale di ambito internazionale, mediante la costituzione apostolica Ut sit, del 28 novembre 1982, che divenne esecutiva il 19 marzo 1983. Con questo documento il Romano Pontefice promulgava gli Statuti, che costituiscono la legge particolare pontificia della prelatura dell'Opus Dei. Si tratta degli Statuti redatti in precedenza dal fondatore, con le modifiche imprescindibili per adattarli alla nuova legislazione.
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6.2. Norme che regolano la Prelatura
La prelatura dell’Opus Dei è regolata dalle norme della legislazione generale della Chiesa, dalla costituzione apostolica Ut sit e dai propri Statuti o Codice di diritto particolare dell’Opus Dei.
Il Codice di diritto canonico del 1983 contiene le norme fondamentali della figura della prelatura personale (cann. 294-297).
I sacerdoti che costituiscono il presbiterio della prelatura dipendono pienamente dal prelato, che indica loro gli incarichi pastorali da assolvere in stretta unione con la pastorale diocesana33. La prelatura ha la responsabilità di sostenerli economicamente.
I fedeli laici dipendono ugualmente dal prelato per tutto ciò che riguarda la missione specifica della prelatura34. Sono soggetti alle autorità civili come tutti i cittadini, e alle altre autorità ecclesiastiche allo stesso modo di ogni fedele laico35.
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6.3. Struttura della Prelatura dell’Opus Dei
Il prelato, e in sua vece i suoi vicari, esercita la giurisdizione nell'Opus Dei: è l'Ordinario proprio della prelatura. Una delle caratteristiche del governo della prelatura è lo stile collegiale, in base al quale il prelato e i suoi vicari esercitano le proprie funzioni con la collaborazione dei corrispondenti Consigli, formati in maggioranza da laici.
Per il governo dell’Opus Dei, il prelato si avvale della collaborazione di un Consiglio per le donne, l’Assessorato Centrale, e di un altro per gli uomini, il Consiglio Generale. Entrambi hanno la loro sede a Roma.
I congressi generali della prelatura si svolgono normalmente ogni otto anni, con la partecipazione di membri provenienti dai diversi paesi nei quali è presente l'Opus Dei36. Nel corso di tali congressi si studia il lavoro apostolico della prelatura e si propongono al prelato le linee per la futura attività pastorale. In occasione dei congressi il prelato rinnova i membri dei Consigli.
Quando occorre procedere alla nomina di un nuovo prelato, viene appositamente convocato un congresso generale elettorale. Il prelato è eletto, secondo le norme del diritto universale e particolare, fra i componenti del presbiterio della prelatura che soddisfino determinate
condizioni: età, anzianità nell'Opus Dei, esperienza sacerdotale e altre37. La sua elezione deve essere confermata dal Papa38, che in tal modo conferisce l’incarico di prelato39. Attualmente il prelato dell'Opus Dei è S.E. monsignor Javier Echevarría.
La prelatura si articola in circoscrizioni, chiamate regioni. A capo di ogni regione, il cui ambito può coincidere o meno con quello di una nazione, c'è un vicario regionale affiancato dai suoi consigli: l'Assessorato Regionale per le donne e la Commissione Regionale per gli uomini.
Alcune regioni si suddividono in ambiti minori detti delegazioni. In tal caso si ripete la medesima organizzazione di governo: un vicario della delegazione e due consigli.
Infine, a livello locale operano i centri della prelatura, che organizzano i mezzi di formazione e la cura pastorale dei fedeli della prelatura del proprio ambito. I centri sono di donne o di uomini. Ciascuno prevede un consiglio locale, presieduto da un laico, la direttrice o il direttore, e composto da almeno altri due fedeli della prelatura. Per la specifica assistenza sacerdotale dei fedeli ascritti a ciascun centro, l'Ordinario della prelatura designa un sacerdote del suo presbiterio.
Nessuna carica di governo, salvo quella del prelato, è a vita40.
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6.4. Rapporti con le diocesi
Come già detto, la prelatura dell'Opus Dei è una struttura giurisdizionale che appartiene all'organizzazione pastorale e gerarchica della Chiesa. Come le diocesi, le prelature territoriali, i vicariati, gli ordinariati militari, ecc., la prelatura gode di una propria autonomia e giurisdizione ordinaria per la realizzazione della sua missione al servizio di tutta la Chiesa. Per questo motivo dipende immediatamente e direttamente dal Romano Pontefice41, tramite la Congregazione per i Vescovi42.
La prelatura dell'Opus Dei, come gli ordinariati militari, è una circoscrizione ecclesiastica di carattere personale per la realizzazione di uno specifico compito pastorale.
La potestà del prelato si estende, e pertanto si limita, a tutto ciò che concerne la peculiare missione della prelatura, armonizzandosi con la potestà del vescovo diocesano relativamente alla comune e ordinaria cura pastorale dei fedeli della sua diocesi:
a) I fedeli laici della prelatura sono soggetti alla potestà del prelato per tutto ciò che riguarda la missione della prelatura e, in particolare, per quanto concerne gli impegni peculiari, ascetici, formativi e apostolici, da loro assunti nella dichiarazione formale, di carattere contrattuale, con la quale si sono incorporati alla prelatura43. Questi impegni, per la loro materia, non sono soggetti alla potestà del vescovo diocesano. I fedeli laici dell'Opus Dei permangono nella loro condizione di fedeli delle diocesi di residenza e pertanto continuano ad essere soggetti alla potestà del vescovo diocesano nello stesso modo e nelle stesse materie degli altri battezzati loro uguali44.
b) Secondo le disposizioni della legge generale della Chiesa e del diritto particolare dell’Opus Dei, i diaconi e presbiteri incardinati nella prelatura appartengono al clero secolare e sono interamente soggetti alla potestà del prelato45. Devono mantenere una stretta fraternità nei rapporti con i membri del presbiterio diocesano46, osservare accuratamente la disciplina generale del clero e godere di voto attivo e passivo per la costituzione del consiglio presbiteriale della diocesi. Inoltre, i vescovi diocesani, previo permesso del prelato o, quando sia il caso, del suo vicario, possono affidare ai sacerdoti del presbiterio della prelatura incarichi o uffici ecclesiastici (parroci, giudici, ecc.) di cui essi renderanno poi conto solo al vescovo diocesano, svolgendoli secondo le sue direttive.
Gli Statuti dell'Opus Dei (titolo IV, capitolo V) stabiliscono i criteri per garantire l'armonico coordinamento fra la prelatura e le diocesi nel cui ambito territoriale essa svolge la sua missione specifica. La prelatura mantiene sempre i dovuti rapporti con le autorità diocesane47.
I vescovi diocesani conoscono l'attività della prelatura attraverso l’informazione dettagliata che viene loro fornita.
Ad esempio, fra l’altro:
a) Non si inizia il lavoro apostolico dell'Opus Dei né si procede all'erezione canonica di un centro della prelatura senza il previo consenso del vescovo diocesano, al quale le autorità della prelatura consegnano copia degli Statuti.
b) Per erigere chiese della prelatura, o per affidare ad essa chiese già esistenti nella diocesi - ed, eventualmente, anche parrocchie -, si stipula un accordo fra il vescovo diocesano e il prelato o il corrispondente vicario regionale; in queste chiese si osserveranno le disposizioni generali della diocesi relative alle chiese officiate dal clero secolare48.
c) Le autorità regionali della prelatura intrattengono rapporti abituali con i vescovi delle diocesi in cui la prelatura svolge il suo lavoro pastorale e apostolico, come pure con i vescovi che rivestono cariche direttive nelle Conferenze Episcopali e con i rispettivi organismi49.
L'attività dell'Opus Dei si riassume nella formazione dei fedeli della prelatura affinché ciascuno possa svolgere, nel posto che occupa nella Chiesa e nel mondo, una multiforme attività apostolica, sostenendo l’opera evangelizzatrice dei pastori e promuovendo intorno a sé l’ideale della chiamata universale alla santità.
In tutto il mondo, l'impegno apostolico dei membri della prelatura, allo stesso modo di tanti altri fedeli cattolici, produce una fioritura cristiana che, con la grazia di Dio, ridonda a beneficio delle parrocchie e delle chiese locali: conversioni, partecipazione all'Eucaristia, pratica degli altri sacramenti, diffusione del Vangelo in ambienti a volte lontani dalla fede, iniziative di solidarietà per i più bisognosi, collaborazione alla catechesi e alle altre attività parrocchiali, cooperazione con gli organismi diocesani, ecc. L'apostolato delle persone dell'Opus Dei si svolge nell’ambito del carisma specifico della prelatura: la santificazione nel lavoro e nelle realtà della vita ordinaria.
Le autorità dell'Opus Dei si impegnano a promuovere l'unione di tutti i fedeli della prelatura con i pastori delle diocesi, incoraggiandoli in modo particolare ad approfondire la conoscenza delle disposizioni e degli orientamenti dei vescovi diocesani e della Conferenza Episcopale, affinché ciascuno le metta in pratica, secondo le circostanze personali, familiari e professionali50 .
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6.5. Aspetti economici
Tutti i fedeli della prelatura devono provvedere alle loro necessità personali e familiari per mezzo del proprio lavoro professionale ordinario51.
Oltre al mantenimento personale, i fedeli della prelatura e i cooperatori provvedono alle spese connesse alle esigenze pastorali della prelatura. Queste spese si riducono, essenzialmente, al sostentamento e alla formazione dei sacerdoti della prelatura, a quelle inerenti la sede prelatizia, le sedi regionali o delle delegazioni, alle elemosine e agli aiuti economici che, in caso di grave necessità, la prelatura concede e invia ai parenti stretti dei numerari e degli aggregati.
Come è logico, i fedeli della prelatura aiutano anche le chiese, le parrocchie, eccetera.
Inoltre, insieme ai cooperatori dell'Opus Dei e ad altre persone, i fedeli della prelatura, per servire le anime, provvedono a promuovere e sostenere economicamente iniziative di carattere civile (attività assistenziali, educative, ecc., senza scopo di lucro e con finalità di interesse sociale) del cui orientamento spirituale e dottrinale la prelatura assume la responsabilità52.
Queste opere apostoliche seguono il regime legale e fiscale previsto in ogni paese per le istituzioni civili dello stesso genere. Come si è detto, la loro gestione spetta alle persone che le hanno costituite, non all’Opus Dei. Gli enti promotori sono pienamente responsabili degli aspetti organizzativi, economici, ecc. di tali istituzioni e sono proprietari degli impianti e della dotazione materiale53. Ogni iniziativa si finanzia secondo le stesse modalità seguite da qualunque altra istituzione analoga: somme corrisposte dai beneficiari, contributi, donazioni, ecc. Spesso le opere apostoliche sono passive, sia per il tipo di attività che svolgono sia perché non hanno scopo di lucro. Per questo motivo, oltre ai già citati donativi dei fedeli dell’Opus Dei, dei cooperatori e di molti altri, ricevono di solito le sovvenzioni previste dalle autorità pubbliche per attività di interesse sociale, come pure i contributi di fondazioni private e di imprese.
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7. BIBLIOGRAFIA
Pubblicazioni del fondatore dell'Opus Dei
- Cammino è la sua opera più nota: è una versione ampliata di Consideraciones espirituales (pubblicato nel 1934). Fu pubblicata nel 1939 e da allora ne sono state stampate più di 4 milioni e mezzo di copie in 45 lingue. Nel 2004 è stata pubblicata la 50 edizione italiana.
- Il Santo Rosario, 2003 (settima ed. ital.)
- La Abadesa de Las Huelgas, 1944
- Colloqui con Monsignor Escrivá, 2003 (settima ed. ital.)
- È Gesù che passa, 2003 (settima ed. italiana)
- Amici di Dio, 1999 (sesta ed. italiana)
- Via Crucis, 2003 (quinta ed. italiana)
- La Chiesa nostra madre, 1993 (seconda ed. ital.)
- Solco, 2002 (dodicesima ed. ital.)
- Forgia, 2000 (ottava ed. ital.).
La maggioranza delle opere di san Josemaría Escrivá sono state pubblicate in Italia dalle edizioni Ares di Milano.
Tutte le opere di san Josemaría Escrivá attualmente pubblicate possono essere consultate sul sito http://it.escrivaworks.org/.
Sul fondatore
BERGLAR P., Opus Dei. La vita e l’opera del fondatore Josemaría Escrivá, Rusconi, Milano, 19923.
BERNAL S., Mons. Josemaría Escrivá. Appunti per un profilo del fondatore dell’Opus Dei, Ed. Ares, Milano, 19853.
DEL PORTILLO A., Intervista sul fondatore dell’Opus Dei (a cura di C. Cavalleri), Ed. Ares, Milano, 1992.
FABRO C., GAROFALO S., RASCHINI M.A., Santi nel mondo, Ed. Ares, Milano, 1992.
GONDRAND F., Cerco il tuo volto, Città Nuova, Roma, 1986.
HELMING D., Orme sulla neve, Ed. Ares, Milano, 1990.
POLENGHI G., ROMANO G., 17 maggio 1992. La beatificazione di Josemaría Escrivá fondatore dell’Opus Dei, Ed. Ares, Milano, 1992.
ROMANO G., OLAIZOLA J. L., Il Vangelo nel lavoro. Josemaría Escrivá, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo, 1992.
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Altri dati sono reperibili in Romana, bollettino ufficiale della Prelatura, semestrale, che informa ampiamente sulla situazione della Prelatura dell’Opus Dei in tutto il mondo: nomine negli organismi di governo, apertura di nuovi centri, iniziative apostoliche, ecc. Romana si pubblica in italiano, inglese e spagnolo ed è consultabile alla pagina web www.romana.org.
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Note
1. cfr. 6.1. “Opus Dei” significa “Opera di Dio”. Il nome completo è Prelatura della Santa Croce e Opus Dei. Viene pure denominata, in forma abbreviata, Prelatura dell’Opus Dei o semplicemente Opus Dei.
2. cfr. 1.4.
3. cfr. Costituzione Lumen Gentium, nn. 32 e 33.
4. cfr. Statuti della prelatura, n. 2.
5 . Colloqui con Monsignor Escrivá, n. 16.
6. E’ Gesù che passa, n. 64
7. Ibid., n. 148
8. Cammino, n. 817.
9. E’ Gesù che passa, n. 23.
10.
11. Amici di Dio, n. 120.
12. Ibid., n. 264.
13. E’ Gesù che passa, n. 10.
14. Amici di Dio, n. 165.
15. Colloqui con Monsignor Escrivá, n. 114.
16. Ibid.
17. cfr. 5.2.
18. cfr. Statuti, nn. 17-25
19. cfr. 1.2.
20. cfr. Statuti, n. 27
21. cfr. cap.4
22. Congregazione per i vescovi, Dichiarazione del 23.VIII.1982, su L’Osservatore Romano, 28.XI.1982, e su Acta Apostolicae Sedis 75, 1983, 464-468.
23. cfr. Statuti, n. 88.3
24. cfr. Statuti, nn. 57-78
25. cfr. 2.1
26. cfr. Statuti, nn. 59 §1 e 61
27. “Vanno tenute in grande considerazione e diligentemente incoraggiate le associazioni che, in base a statuti riconosciuti dall’autorità ecclesiastica competente, fomentano - grazie ad un modo di vita convenientemente ordinato e approvato e all'aiuto fraterno - la santità dei sacerdoti nell’esercizio del loro ministero, e mirano in tal modo al servizio di tutto l’Ordine dei presbiteri” (Concilio Vaticano II, Decreto Presbyterorum ordinis, n. 8)
28. cfr. can. 278
29. cfr. 2.3
30. cfr. 2.3
31. Colloqui con Monsignor Escrivá, n. 27
32. Ibid., n. 62
33. cfr. 6.4
34. cfr. Statuti, n. 125.2
35. cfr. 6.4.
36. cfr. Statuti, n. 133
37. cfr. Statuti, n. 131
38. cfr. Statuti, n. 130
39. cfr. Codice di diritto canonico, cann. 178-179
40. cfr. Statuti, nn. 125-129
41. cfr. Statuti, n. 171
42. cfr. Costituzione apostolica Ut sit, art. V
43. cfr. Statuti, nn. 27.3 e 125.2
44. cfr. Statuti, n. 172.2
45. cfr. Statuti, n. 125.2
46. cfr. Statuti, nn. 41 e 56
47. cfr. Statuti, n. 174.1
48. cfr. Statuti, n. 180
49. cfr. Statuti, n. 174.2
50. cfr. Statuti, nn. 174.2 e 176
51. cfr. Statuti, n. 94.2
52. cfr. cap. 5
53. cfr. Statuti, n. 122
Beat Müller (Svizzera, 1954)
Ha studiato Germanistica e Storia all’Università di Zurigo laureandosi con una tesi sulla Teoria del Linguaggio. Giornalista, dopo aver lavorato per un giornale nella Svizzera tedesca, ha compiuto studi di Filosofia e Teologia a Roma. Nel 1989 è stato ordinato sacerdote.
INDICE
1. DESCRIZIONE GENERALE DELLA PRELATURA DELL'OPUS DEI
1.1. Caratteristiche e missione
1.2. Aspetti principali dello spirito dell’Opus Dei
1.3. Profilo storico
1.4. Il fondatore: san Josemaría Escrivá
1.5. Monsignor Álvaro del Portillo
1.6. Monsignor Javier Echevarría
2. FEDELI DELLA PRELATURA DELL’OPUS DEI
2.1. Sacerdoti e laici
2.2. Incorporazione alla prelatura
2.3. La formazione
2.4. Agire professionale e civile
2.5. Qualche dato
3. LA SOCIETÀ SACERDOTALE DELLA SANTA CROCE
4. I COOPERATORI DELL’OPUS DEI
5. INIZIATIVE APOSTOLICHE
5.1. Caratteristiche comuni
5.2. Opere apostoliche
6. ORGANIZZAZIONE DELLA PRELATURA DELL’OPUS DEI
6.1 Le prelature personali
6.2 Norme che regolano la prelatura
6.3 Struttura della Prelatura dell’Opus Dei
6.4 Rapporti con le diocesi
6.5 Aspetti economici
7. BIBLIOGRAFIA
1. DESCRIZIONE GENERALE DELLA PRELATURA DELL'OPUS DEI
1.1. Caratteristiche e missione
L'Opus Dei è una prelatura personale della Chiesa cattolica1.
Fu fondata a Madrid il 2 ottobre 1928 da san Josemaría Escrivá2. Della prelatura fanno parte attualmente più di 84.000 persone dei cinque continenti. La sede, con la chiesa prelatizia, si trova a Roma.
Il Concilio Vaticano II ha ricordato3 che tutti i battezzati sono chiamati a seguire Cristo, a vivere il Vangelo e a farlo conoscere. L’Opus Dei ha lo scopo di contribuire a tale missione evangelizzatrice della Chiesa, promuovendo fra i fedeli cristiani di ogni condizione uno stile di vita pienamente coerente con la fede nelle circostanze quotidiane, specialmente attraverso la santificazione del lavoro.
Per raggiungere questo fine, la prelatura fornisce i mezzi di formazione spirituale e la cura pastorale anzitutto ai propri fedeli, ma anche a molte altre persone. Tale cura pastorale esorta alla messa in pratica degli insegnamenti del Vangelo, mediante l'esercizio delle virtù cristiane e la santificazione del lavoro4. Santificare il lavoro vuol dire, per i fedeli della prelatura, lavorare secondo lo spirito di Cristo: svolgere perfettamente i propri doveri per dare gloria a Dio e per servire gli altri, dando in tal modo il proprio contributo alla santificazione del mondo e rendendo presente lo spirito del Vangelo in ogni attività e realtà temporale.
I fedeli della prelatura svolgono il proprio lavoro di evangelizzazione nei diversi ambiti della società in cui operano. Di conseguenza, il loro impegno non si limita a un campo specifico, come per esempio l'educazione, l'assistenza degli ammalati o l'aiuto ai disabili. La missione della prelatura è quella di ricordare a tutti i cristiani che, qualunque sia l'attività alla quale si dedicano, essi devono cooperare a trovare delle soluzioni cristiane ai problemi della società e dare costante testimonianza della propria fede.
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1.2 Aspetti principali dello spirito dell’Opus Dei
Sin dalla fondazione, nel 1928, l’Opus Dei diffonde il messaggio della chiamata alla santità di tutti i battezzati nello svolgimento del lavoro e dei propri doveri.
“Lo spirito dell’Opus Dei ha come caratteristica essenziale quella di non togliere nessuno dal posto che occupa; esso esige, anzi, che ciascuno assolva ai compiti e ai doveri del proprio stato, della propria missione nella Chiesa e nella società civile, con la massima perfezione possibile”5.
Con il suo spirito eminentemente secolare, l’Opus Dei serve la Chiesa e la società, suscitando il desiderio della santità e l’impegno apostolico personale dei fedeli cristiani; il tal modo li si facilita a scoprire e ad accettare le esigenze derivanti dalla propria vocazione battesimale nel posto occupato nel mondo.
Si illustrano di seguito alcune caratteristiche dello spirito dell’Opus Dei:
Filiazione divina. Il cristiano è figlio di Dio in virtù del battesimo. Lo spirito dell'Opus Dei evidenzia questa verità fondamentale del cristianesimo, come insegna il fondatore: “La filiazione divina è il fondamento dello spirito dell’Opus Dei”6. Quindi, la formazione fornita dalla prelatura suscita in ogni fedele una viva consapevolezza della condizione di figli di Dio e lo aiuta ad assumere un comportamento coerente con tale realtà: fa scaturire perciò la fiducia nella provvidenza divina, la semplicità nel rapporto con Dio, un profondo senso della dignità di ogni essere umano, la fraternità fra gli uomini, un vero amore cristiano per il mondo e per le realtà create da Dio, la serenità e l'ottimismo.
Vita ordinaria. Il cristiano comune può cercare la santità attraverso le circostanze della sua vita e le attività che svolge. Per usare le parole del fondatore dell'Opus Dei: «La normale vita di ogni giorno può essere santa e piena di Dio e il Signore ci chiama a santificare il nostro compito quotidiano, perché proprio in ciò consiste la perfezione del cristiano»7. Per tanto, tutte le virtù sono importanti per il cristiano: la fede, la speranza e la carità, e le virtù umane, come la generosità, la laboriosità, la giustizia, la lealtà, la gioia, la sincerità, ecc. Il cristiano imita Cristo anche con l’esercizio di queste virtù.
Un’altra conseguenza del valore santificante della vita ordinaria deriva dall’importanza delle piccole cose di cui è piena l’esistenza di un comune cristiano. “La santità grande consiste nel compiere i doveri piccoli di ogni istante”8, insegnava il fondatore dell’Opus Dei. Si parla qui di realtà minute, quali ad esempio tanti particolari di servizio, di buona educazione, di rispetto per gli altri, di ordine materiale, di puntualità, e così via: quando si compiono per amore di Dio, tali gesti non sono irrilevanti per la vita cristiana.
Fra le realtà ordinarie su cui un comune cristiano deve costruire la propria santificazione e a cui deve pertanto imprimere una dimensione cristiana, vanno incluse, per la maggior parte delle persone, il matrimonio e la famiglia. “Il matrimonio cristiano non è una semplice istituzione sociale, né tanto meno un rimedio alle debolezze umane: è un’autentica vocazione soprannaturale” 9.
Santificare il lavoro, santificarsi nel lavoro, santificare con il lavoro. La santificazione del lavoro ordinario è come il perno che regge l’intera vita spirituale del cristiano. Santificare il lavoro significa eseguirlo con la massima perfezione umana possibile (competenza professionale) e con perfezione cristiana (per amore della volontà di Dio e al servizio degli uomini).
Secondo lo spirito dell’Opus Dei, il lavoro, l’attività professionale che ognuno svolge nel mondo, può essere santificato e diventare cammino di santificazione: “essendo stato assunto da Cristo, il lavoro diventa attività redenta e redentrice: non solo è l’ambito nel quale l’uomo vive, ma mezzo e strada di santità, realtà santificabile e santificatrice”10. Qualunque lavoro onesto, indipendentemente dal fatto di essere rilevante o umile agli occhi degli uomini, è occasione per dare gloria a Dio e servire gli altri. “Noi siamo gente della strada, normali cristiani, inseriti nel sistema circolatorio della società, e il Signore ci vuole santi, apostolici, proprio nel nostro lavoro professionale; vuole cioè che ci santifichiamo nella nostra occupazione, che santifichiamo l’occupazione stessa e che, per mezzo di essa, aiutiamo gli altri a santificarsi” 11.
Amore per la libertà. I fedeli dell'Opus Dei godono degli stessi diritti di ogni altro cittadino e parimenti sono soggetti agli stessi doveri. Nelle scelte politiche, economiche, culturali, ecc., agiscono con libertà e responsabilità personale, senza alcuna pretesa di coinvolgere la Chiesa o l’Opus Dei nelle proprie decisioni o di presentarle come le uniche coerenti con la fede. Ne consegue il rispetto della libertà e delle opinioni altrui.
Vita di orazione e di sacrificio. Lo spirito dell'Opus Dei mira a coltivare la preghiera e la penitenza, per sostenere l'impegno di santificare le realtà quotidiane. Perciò i fedeli della prelatura introducono nella propria vita alcune pratiche costanti: l’orazione mentale, la partecipazione quotidiana alla Santa Messa, la confessione, la lettura e la meditazione del Vangelo, ecc. La devozione per la Madonna occupa un posto di rilievo nei loro cuori. Inoltre, per imitare Gesù, compiono anche sacrifici, soprattutto quelli che consentono il fedele adempimento del dovere e rendono la vita più gradevole agli altri, ma anche la rinuncia a piccole soddisfazioni, il digiuno, l'elemosina, eccetera.
Carità e apostolato. I membri dell'Opus Dei cercano di testimoniare la propria fede cristiana. Per usare le parole del fondatore: «Impegnandoci gomito a gomito negli stessi problemi dei nostri compagni, dei nostri amici, dei nostri parenti, potremo aiutarli ad arrivare a Cristo»12. Questo dovere va adempiuto anzitutto con l'esempio personale, ma anche con la parola. L'aspirazione a far conoscere Cristo è inseparabile dal desiderio di contribuire ad alleviare le necessità materiali e a risolvere i problemi sociali del contesto in cui si vive.
Unità di vita. E’ necessario sapere armonizzare e amalgamare l'amicizia con Dio, le occupazioni di ogni giorno e l'impegno cristiano nell’apostolato personale, sino a giungere ad una “unità di vita semplice e forte” 13, espressione coniata da san Josemaría Escrivá che sintetizza la sua profonda comprensione della vita cristiana. “L’unità di vita -insegna san Josemaría- è una condizione essenziale per tutti coloro che intendono santificarsi nelle circostanze ordinarie del loro lavoro, delle loro relazioni famigliari e sociali” 14. Il cristiano che lavora in mezzo al mondo non deve «condurre una specie di doppia vita: da una parte la vita interiore, la vita di relazione con Dio; dall'altra, come una cosa diversa e separata, la vita familiare, professionale e sociale»14. Al contrario, «vi è una sola vita, fatta di carne e di spirito, ed è questa che deve essere - nell'anima e nel corpo - santa e piena di Dio» 16.
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1.3 Profilo storico
1928. 2 ottobre: san Josemaría Escrivá, durante un corso di esercizi spirituali a Madrid, fonda l’Opus Dei, per ispirazione divina, come cammino di santità per ogni tipo di persone, nel lavoro professionale e nel compimento dei doveri ordinari del cristiano. Il nome “Opus Dei” è successivo: il fondatore non lo adoperò prima dell'inizio degli anni Trenta, anche se fin dal principio, a voce e nei suoi scritti relativi a ciò che il Signore gli chiedeva, citava l’Opera di Dio.
1930. 14 febbraio: a Madrid, durante la celebrazione della Messa, Dio fa comprendere al san Josemaría che l'Opus Dei è rivolto anche alle donne.
1933. Si apre il primo centro dell'Opus Dei, l'Accademia DYA, per studenti universitari, dove si impartivano lezioni di legge e di architettura.
1934. La DYA diventa residenza universitaria. Da lì il fondatore e i primi membri impartivano formazione cristiana e diffondevano il messaggio dell'Opus Dei fra i giovani. Una parte importante di questo impegno era costituita dalla catechesi e dall'assistenza ai poveri e malati della periferia di Madrid. Josemaría Escrivá informò sempre della propria attività il vescovo di Madrid e potè contare fin dal primo momento sulla sua approvazione e benedizione.
Viene pubblicato a Cuenca il libro Consideraciones espirituales, che è l’antecedente di Cammino.
1936. Guerra civile spagnola: si scatena la persecuzione religiosa e Josemaría Escrivá è costretto a rifugiarsi in luoghi diversi. L'interruzione forzata dell’attività apostolica costringe il fondatore a sospendere momentaneamente il progetto di propagare il lavoro apostolico dell'Opus Dei all’estero.
1937. Il fondatore e alcuni membri dell'Opus Dei attraversano i Pirenei alla volta di Andorra e raggiungono la zona dove la Chiesa non è perseguitata.
1938. Riprende l’attività apostolica a partire da Burgos.
1939. Josemaría Escrivá ritorna a Madrid. Diffusione dell'Opus Dei in altre città della Spagna. L'inizio della seconda Guerra Mondiale ne impedisce l'espansione in altri paesi.
1941. 19 marzo: il vescovo di Madrid, Mons. Leopoldo Eijo y Garay, concede la prima approvazione diocesana dell'Opus Dei.
1943. 14 febbraio: anche in questo caso durante la Messa, il Signore fa vedere a Josemaría Escrivá la soluzione giuridica che consentirà l’ordinazione di sacerdoti dell’Opus Dei, cioè la Società Sacerdotale della Santa Croce.
1944. 25 giugno: il vescovo di Madrid ordina sacerdoti tre fedeli dell'Opus Dei: Álvaro del Portillo, José María Hernández de Garnica e José Luis Múzquiz.
1946. Il fondatore dell'Opus Dei si trasferisce a Roma. Da qui, negli anni successivi fa viaggi per tutta l’Europa, predisponendo le basi del lavoro dell’Opus Dei in vari paesi.
1947. 24 febbraio: la Santa Sede concede la prima approvazione pontificia.
1948. 29 giugno: il fondatore erige il Collegio Romano della Santa Croce, dove, da quel momento, passeranno molti fedeli dell’Opus Dei per ricevere una profonda formazione spirituale e pastorale, completando contemporaneamente i propri studi nei vari atenei pontifici di Roma.
1950. 16 giugno: Pio XII concede l'approvazione definitiva dell'Opus Dei. Questa approvazione consente l'ammissione di persone sposate nell'Opus Dei e l'adesione di sacerdoti diocesani alla Società Sacerdotale della Santa Croce.
1952. Viene creato a Pamplona, in Spagna, lo Studio Generale di Navarra, che diverrà poi l'Università di Navarra17.
1953. 12 dicembre: viene eretto il Collegio Romano di Santa Maria, un centro destinato ad una intensa formazione spirituale, teologica e apostolica delle donne dell'Opus Dei provenienti da tutto il mondo.
1957. La Santa Sede affida all'Opus Dei la prelatura di Yauyos in Perù.
1965. 21 novembre: Paolo VI inaugura nel quartiere Tiburtino a Roma, il Centro Elis, un'iniziativa per la formazione professionale dei giovani, e una parrocchia contigua che la Santa Sede affida all'Opus Dei.
1969. Congresso generale straordinario dell'Opus Dei a Roma, allo scopo di studiare la trasformazione in prelatura personale, figura giuridica prevista dal Concilio Vaticano II e che sembrava adeguata al fenomeno pastorale dell'Opus Dei.
1970. Il fondatore dell’Opus Dei compie un viaggio in Messico, per una novena di preghiera davanti alla Madonna di Guadalupe. Ha vari incontri con migliaia di persone, in cui svolge un’incisiva opera di catechesi cristiana.
1972. Il fondatore visita la Spagna e il Portogallo nel corso di un viaggio di catechesi che dura due mesi.
1974. Viaggio di catechesi del fondatore dell'Opus Dei in sei paesi latinoamericani: Brasile, Argentina, Cile, Perù, Ecuador e Venezuela.
1975. Viaggio di catechesi del fondatore in Venezuela e Guatemala.
26 giugno: muore a Roma Josemaría Escrivá; a quella data appartenevano all'Opus Dei circa 60.000 persone.
7 luglio: inaugurazione del santuario della Madonna di Torreciudad, in provincia di Huesca (Spagna).
15 settembre: Álvaro del Portillo è eletto successore del fondatore dell'Opus Dei dal Congresso generale elettorale appositamente convocato ai sensi degli Statuti.
1982. 28 novembre: Giovanni Paolo II erige l'Opus Dei in prelatura personale, figura giuridica adeguata alla sua natura teologica e pastorale, e nomina prelato Álvaro del Portillo.
1983. 19 marzo: Atto esecutivo della bolla con cui si erige l’Opus Dei in prelatura personale.
1985. Viene fondato a Roma il Centro Accademico Romano della Santa Croce, che nel 1998 diverrà l’Università Pontificia della Santa Croce,
1991. 6 gennaio: Giovanni Paolo II ordina vescovo mons. Del Portillo, prelato dell'Opus Dei.
1992. 17 maggio: beatificazione di Josemaría Escrivá in piazza San Pietro a Roma. 1994. 23 marzo: muore a Roma Álvaro del Portillo, poche ore dopo il suo ritorno da un pellegrinaggio in Terra santa.
20 aprile: Javier Echevarría è nominato prelato dell'Opus Dei da Giovanni Paolo II, che conferma l’elezione fatta dal Congresso generale elettorale dell’Opus Dei, celebrato a Roma.
1995. 6 gennaio: Mons Echevarría riceve da Giovanni Paolo II l’ordinazione episcopale.
2002. 6 ottobre: canonizzazione di Josemaría Escrivá in piazza San Pietro a Roma.
Date di inizio del lavoro dell'Opus Dei nei diversi Paesi
1946 Portogallo, Italia e Gran Bretagna
1947 Francia e Irlanda
1949 Messico e Stati Uniti
1950 Cile e Argentina
1951 Colombia e Venezuela
1952 Germania
1953 Guatemala e Perù
1954 Ecuador
1956 Uruguay e Svizzera
1957Brasile, Austria e Canada
1958 Giappone, Kenya e Salvador
1959 Costarica e Olanda
1962 Paraguay
1963 Australia
1964 Filippine
1965 Belgio e Nigeria
1969 Portorico
1978 Bolivia
1980 Congo, Costa d’Avorio e Honduras
1981 Hong Kong
1982 Singapore e Trinidad-Tobago
1984 Svezia
1985 Taiwan
1987 Finlandia
1988 Camerun e Repubblica Dominicana
1989 Macao, Nuova Zelanda e Polonia
1990 Ungheria e Repubblica Ceca
1992 Nicaragua
1993 India e Israele
1994 Lituania
1996 Estonia, Slovacchia, Libano, Panama e Uganda
1997 Kazakistan
1998 Sudafrica
2003 Slovenia e Croazia
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1.4 Il Fondatore, san Josemaría Escrivá
Josemaría Escrivá nacque a Barbastro (provincia di Huesca, Spagna) il 9 gennaio 1902. I suoi genitori si chiamavano José e Dolores. Ebbe cinque fratelli: Carmen (1899-1957), Santiago (1919-1994) e altre tre sorelle più giovani di lui che morirono in giovane età. I coniugi Escrivá impartirono ai loro figli una profonda educazione cristiana.
Nel 1915, il padre, che era commerciante di tessuti, dovette trasferirsi a Logroño, dove trovò un altro lavoro. In questa città Josemaría percepì per la prima volta la sua vocazione: dopo aver visto sulla neve le orme dei piedi nudi di un religioso, intuì che Dio voleva qualcosa da lui, senza sapere esattamente che cosa. Pensò che avrebbe potuto scoprirlo più facilmente se si fosse fatto sacerdote e cominciò a prepararsi, prima a Logroño e successivamente nel seminario di Saragozza. Seguendo un consiglio di suo padre, intraprese anche gli studi civili di diritto, iscrivendosi come privatista all’università di Saragozza. José Escrivá morì nel 1924 ed egli divenne capo famiglia. Ricevette l'ordinazione sacerdotale il 28 marzo 1925, e cominciò a esercitare il ministero in una parrocchia rurale, quindi a Saragozza.
Nel 1927 si trasferì a Madrid, con il permesso del suo vescovo, per conseguire il dottorato in diritto. Lì, il 2 ottobre 1928, Iddio gli fece vedere la missione che da vari anni gli stava ispirando, e fondò l'Opus Dei. Da quel momento si impegnò con tutte le sue forze per lo sviluppo
di ciò che Dio gli aveva chiesto di fondare, e contemporaneamente continuava a esercitare il ministero pastorale affidatogli che lo metteva ogni giorno a contatto con le malattie e la miseria negli ospedali e nei quartieri popolari di Madrid.
Josemaría si trovava a Madrid quando, nel 1936, scoppiò la guerra civile. La persecuzione religiosa lo costrinse a rifugiarsi in vari luoghi. Esercitava il ministero sacerdotale clandestinamente, finché riuscì a lasciare Madrid. Dopo aver attraversato i Pirenei, riparando nel sud della Francia, si stabilì a Burgos.
Terminata la guerra, nel 1939, fece ritorno a Madrid. Negli anni successivi predicò numerosi esercizi spirituali per laici, sacerdoti e religiosi. Nello stesso anno 1939 terminava gli studi per il dottorato in diritto.
Nel 1946 si stabilì a Roma. Ottenne il dottorato in teologia all'Università Lateranense. Fu nominato consultore di due Congregazioni vaticane, membro onorario della Pontificia Accademia di Teologia e prelato d'onore di Sua Santità. Seguì attentamente i preparativi e le sessioni del Concilio Vaticano II (1962-1965), intrattenendo fitti rapporti con diversi padri conciliari. Da Roma si recò più volte in vari paesi europei, per dare impulso all'avvio e al consolidamento dell'attività dell'Opus Dei. Per gli stessi motivi, fra il 1970 e il 1975 fece lunghi viaggi in Messico, nella penisola iberica, in Sud America e in Guatemala, tenendo riunioni di catechesi con gruppi numerosissimi di persone.
Morì a Roma il 26 giugno 1975.
Migliaia di persone, fra cui numerosi vescovi di vari paesi - complessivamente, un terzo dell’episcopato mondiale -, chiesero alla Santa Sede l’avvio della causa di canonizzazione.
Il 17 maggio 1992 Giovanni Paolo II beatificava Josemaría Escrivá in piazza San Pietro a Roma, alla presenza di 300.000 persone. “Con un’intuizione soprannaturale - disse il Papa nell’omelia- il beato Josemaría predicò instancabilmente la chiamata universale alla santità e all’apostolato”. Dieci anni dopo, il 6 ottobre 2002, Giovanni Paolo II ha canonizzato il fondatore dell'Opus Dei in Piazza San Pietro davanti a pellegrini provenienti da oltre 80 paesi. Durante il discorso nell’udienza concessa il 7 ottobre 2002 in Piazza San Pietro ai pellegrini convenuti a Roma per la canonizzazione di Josemaría Escrivá, il Santo Padre ha detto che "san Josemaría fu scelto dal Signore per annunciare la chiamata universale alla santità e per indicare che la vita di tutti i giorni, le attività comuni, sono cammino di santificazione. Si potrebbe dire che egli fu il santo dell'ordinario”.
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1.5 MONSIGNOR ÁLVARO DEL PORTILLO
Álvaro del Portillo, primo successore di san Josemaría Escrivá a capo dell'Opus Dei, nacque a Madrid l'11 marzo 1914.
Entrò a far parte dell'Opus Dei nel 1935. Fu ordinato sacerdote il 25 giugno 1944. Membro del Consiglio Generale dell’Opus Dei dal 1940 al 1975, dal 1940 al 1947 e dal 1956 al 1975 ne fu il segretario generale. Era laureato in ingegneria dei trasporti. Si era inoltre laureato in Lettere e Filosofia (sezione di storia) e in Diritto canonico.
Era consultore di diversi organismi della Santa Sede, quali la Congregazione per la dottrina della fede, la Congregazione per il Clero, la Congregazione per le Cause dei Santi e il Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali. Prese parte ai lavori del Concilio Vaticano II, dapprima come presidente della Commissione antipreparatoria per il laicato, quindi come segretario della Commissione per la disciplina del Clero e come consultore di altre commissioni. I suoi libri Laici e fedeli nella Chiesa (1999, seconda ed.) e Consacrazione e missione del sacerdote (1990, seconda ed.) sono in buona parte il frutto di quest'esperienza. Quale membro della Commissione per la revisione del codice di diritto canonico, intervenne nella elaborazione dell’attuale codice, promulgato da Giovanni Paolo II nel 1983.
Nel 1975 veniva eletto successore di monsignor Escrivá. Quando l'Opus Dei fu eretto in prelatura personale, il Santo Padre lo nominò prelato; e nel 1990 lo designò vescovo, conferendogli l'ordinazione episcopale il 6 gennaio 1991.
Nel 1985 creò a Roma il Centro Accademico Romano della Santa Croce, nucleo originario dell’attuale Università Pontificia della Santa Croce.
Nel corso dei diciannove anni durante i quali guidò l’Opus Dei, il lavoro della prelatura si estese ad altri venti paesi.
Morì a Roma il 23 marzo 1994. Lo stesso giorno Papa Giovanni Paolo II si recò a pregare davanti alla sua salma.
Il 5 marzo 2004 il Cardinale Camillo Ruini ha presieduto la sessione di apertura del tribunale del Vicariato di Roma per la causa di canonizzazione di mons. Álvaro del Portillo. Mons. Javier Echevarría, Prelato dell’Opus Dei, ha aperto le sessioni del tribunale della Prelatura il 20 marzo 2004. La Congregazione delle Cause dei Santi ha, infatti, stabilito che nella prima fase della causa, o indagine diocesana, sulla vita, le virtù e la fama di santità di Álvaro del Portillo, intervengano due tribunali, ugualmente competenti, per lo svolgimento della fase istruttoria della causa (escussione dei testi e raccolta di documenti); i due tribunali non sono chiamati a pronunciare alcuna sentenza: ciò compete esclusivamente alla Santa Sede.
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1.6 Monsignor Javier Echevarría
L'attuale prelato dell'Opus Dei è nato a Madrid il 14 giugno 1932.
Dottore in Legge e in Diritto Canonico. Ordinato sacerdote il 7 agosto 1955, fu stretto collaboratore di san Josemaría Escrivá, e dal 1953 fino alla sua morte, avvenuta nel 1975, fu il suo segretario. Dal 1966 è membro del Consiglio Generale dell'Opus Dei.
Nel 1975, quando Álvaro del Portillo successe a san Josemaría Escrivá alla guida dell'Opus Dei, fu nominato segretario generale, carica che fino a quel momento era stata ricoperta dallo stesso Álvaro del Portillo. Nel 1982, con l'erezione dell'Opus Dei in prelatura personale, divenne vicario generale della prelatura.
Dal 1981 è consultore della Congregazione per le Cause dei Santi e dal 1995 della Congregazione per il Clero.
Dopo la sua elezione e nomina, da parte di Giovanni Paolo II, a prelato dell’Opus Dei, fu ordinato vescovo dal Papa il 6 gennaio 1995 nella basilica di San Pietro.
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2. FEDELI DELLA PRELATURA DELL’OPUS DEI
2.1 Sacerdoti e laici
L'Opus Dei è costituito da un prelato, da un presbiterio o clero proprio e da laici, uomini e donne.
Chi richiede l’incorporazione all’Opus Dei, lo fa per una chiamata divina, cioè una determinazione specifica della vocazione cristiana, ricevuta con il battesimo, che fa cercare la santità e partecipare alla missione della Chiesa secondo lo spirito che il Signore ispirò a san Josemaría.
L’incorporazione formale alla prelatura avviene mediante una convenzione bilaterale che sancisce i reciproci impegni assunti dall’interessato e dalla prelatura stessa.
Nell’Opus Dei non esistono categorie di membri, bensì un unico e identico fenomeno vocazionale mediante il quale tutti i fedeli della prelatura sono e si sentono in egual grado membri di una stessa porzione del Popolo di Dio. Esistono semplicemente dei modi diversi di vivere una stessa vocazione cristiana a seconda delle circostanze personali: celibi o sposati, sani o malati, eccetera.
La maggior parte dei fedeli dell’Opus Dei sono membri soprannumerari: si tratta per lo più di persone sposate, donne o uomini per i quali la santificazione dei doveri famigliari costituisce parte fondamentale della propria vita cristiana. Attualmente i soprannumerari rappresentano circa il 70% del totale dei membri dell’Opus Dei.
Per il resto, i fedeli della prelatura sono uomini o donne che vivono il celibato, per motivi apostolici. Alcuni abitano con le proprie famiglie, o dove è più adeguato alla situazione professionale: si tratta degli aggregati della prelatura. Gli altri, per le specifiche circostanze in cui si trovano, hanno una disponibilità completa per le opere apostoliche e la formazione degli altri fedeli della prelatura: si tratta dei numerari, che di solito vivono nei centri dell’Opus Dei. Le numerarie ausiliarie si dedicano soprattutto alla cura del lavoro domestico nelle sedi dei centri della prelatura, e questo costituisce la loro attività professionale ordinaria.
Il clero della prelatura proviene dai fedeli laici dell'Opus Dei: sono numerari e aggregati i quali, liberamente disponibili a essere sacerdoti, dopo diversi anni di incorporazione alla prelatura e dopo aver completato gli studi previ al sacerdozio, sono invitati dal prelato a ricevere gli ordini sacri. Il loro ministero pastorale si rivolge principalmente al servizio dei fedeli della prelatura e delle attività apostoliche che questi ultimi promuovono.
Un aspetto caratteristico della fisionomia dell'Opus Dei è il clima di famiglia cristiana. Questo tono familiare è presente in ogni attività che la prelatura organizza. Si manifesta nel calore umano che caratterizza i suoi centri, nella semplicità e fiducia dei rapporti interpersonali, nell’atteggiamento di servizio, di comprensione e di delicatezza che si cerca continuamente di avere nella vita quotidiana.
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2.2. Incorporazione alla Prelatura
Per far parte dell'Opus Dei è necessaria una richiesta fatta in piena libertà e, come si è detto, la personale convinzione di avere ricevuto una vocazione divina, oltre all’accettazione della richiesta stessa da parte delle autorità della prelatura.
La richiesta si fa per iscritto, e l’ammissione non viene concessa prima di sei mesi. Dopo un periodo di almeno un anno, l’interessato può incorporarsi temporaneamente alla prelatura mediante una dichiarazione formale di carattere contrattuale, che si può rinnovare ogni anno. Dopo un minimo di altri cinque anni, si può fare l’incorporazione definitiva18.
In conformità al diritto canonico, nessuno può incorporarsi giuridicamente all'Opus Dei se non è maggiorenne (18 anni o più).
L’incorporazione all’Opus Dei comporta per la prelatura l’impegno di fornire all'interessato un'assidua formazione nella fede cattolica e nello spirito dell'Opus Dei19, come pure la necessaria cura pastorale ad opera dei sacerdoti della prelatura. Da parte dell'interessato, comporta l’impegno di rimanere sotto la giurisdizione del prelato per quanto attiene al fine della prelatura; rispettare le norme che la regolano, e adempiere gli altri obblighi previsti per i suoi fedeli20.
In sintesi, i fedeli della prelatura si impegnano a santificarsi e a esercitare l’apostolato secondo lo spirito dell'Opus Dei. Ciò significa soprattutto il dovere di coltivare la vita spirituale attraverso l'orazione, il sacrificio e la ricezione dei sacramenti; di ricorrere ai mezzi forniti dalla prelatura per acquistare una formazione intensa e permanente nella dottrina della Chiesa e lo spirito
dell'Opus Dei; di partecipare, secondo le personali possibilità, al lavoro di evangelizzazione della prelatura.
Il vincolo con la prelatura cessa allo scadere del periodo in cui vige la convenzione o anche prima, se l'interessato lo desidera, d’accordo con le autorità della prelatura.
L'uscita legittima dalla prelatura comporta la cessazione dei reciproci diritti e doveri.
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2.3. La formazione
La prelatura mette a disposizione dei suoi fedeli una formazione continua, attraverso alcuni strumenti specifici, compatibili con i normali doveri familiari, professionali e sociali di ciascuno.
La formazione che la prelatura fornisce ai propri fedeli, offre loro la possibilità di acquisire una intensa e solida vita di pietà, quali figli di Dio, portandoli a cercare l’identificazione con Cristo, una profonda conoscenza della fede e della morale cattolica e, in linea con la propria vocazione, una crescente familiarità con lo spirito dell’Opera.
I fedeli della prelatura assistono a lezioni settimanali, chiamate anche circoli, su temi dottrinali e ascetici. Il ritiro mensile consente di dedicare, un giorno al mese, alcune ore all’orazione personale e alla riflessione sui temi della vita cristiana. Inoltre, una volta all’anno i fedeli della prelatura assistono a un ritiro che dura normalmente dai tre ai cinque giorni.
Analoghi mezzi di formazione sono offerti ai cooperatori21, ai giovani che partecipano al lavoro apostolico della prelatura e a chiunque voglia usufruirne.
La formazione viene impartita nei centri della prelatura dell'Opus Dei e in altri luoghi adeguati. Per esempio, un circolo si può tenere in casa di uno dei partecipanti, un ritiro in una chiesa di cui il parroco consenta l’uso a questo scopo per qualche ora, eccetera.
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2.4 Agire professionale e civile
Il fatto di appartenere alla prelatura dell'Opus Dei non presuppone alcun cambiamento di stato personale: permangono invariati i diritti e i doveri che ciascuno ha in quanto membro della società civile e della Chiesa. «I laici incorporati nella prelatura non mutano la propria condizione personale, teologica e canonica, di normali fedeli laici, e come tali si comportano in tutto il loro agire»22. In virtù del carattere esclusivamente spirituale della sua missione, la prelatura non interviene nelle questioni temporali che i suoi fedeli devono affrontare. Ciascuno agisce con completa libertà e responsabilità personale. L’Opus Dei non fa proprie le decisioni dei suoi membri. Gli Statuti affermano che, per quanto riguarda l'attività professionale e le dottrine sociali, politiche ecc., ogni fedele della prelatura, nei limiti della dottrina cattolica sulla fede e sui costumi, gode della stessa piena libertà degli altri cittadini cattolici. Su queste materie le autorità della prelatura devono astenersi nel modo più assoluto anche solo dal dare consigli23.
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2.5 Qualche dato
Fanno parte della prelatura più di 84.000 persone, compresi i circa 1.900 sacerdoti. Sul totale dei fedeli, la percentuale degli uomini e delle donne è approssimativamente la stessa. La distribuzione di massima fra i vari continenti è la seguente:
Africa: 1.600
Asia e Oceania: 4.700
America: 29.000
Europa: 48.700
In Italia attualmente sono circa quattromila, uomini e donne di tutti i ceti sociali. Svolgono i mestieri più svariati, intellettuali e manuali. Il primo italiano che, nel 1947, chiese l'ammissione all'Opus Dei fu un giovane avvocato romano. Centri e opere apostoliche della Prelatura sono presenti in 27 città italiane.
La prelatura dell’Opus Dei ha personalità giuridica civile. Il Vicario regionale per l’Italia è attualmente mons. Lucio Norbedo.
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3. LA SOCIETÀ SACERDOTALE DELLA SANTA CROCE
La Società Sacerdotale della Santa Croce è un'associazione di chierici intrinsecamente unita all'Opus Dei24. È formata dai chierici della prelatura, che ne sono soci in quanto tali25, e da diaconi e presbiteri diocesani. Il prelato dell'Opus Dei è il presidente della Società.
I chierici diocesani che aderiscono alla Società intendono ricevere l'aiuto spirituale per raggiungere la santità nell'esercizio del loro ministero secondo l'ascetica propria dell'Opus Dei. La loro ascrizione alla Società Sacerdotale della Santa Croce non comporta l’incorporazione al presbiterio della prelatura: ciascuno continua a essere incardinato nella propria diocesi e dipende solo dal proprio vescovo, anche per quanto attiene al suo lavoro pastorale, e solo al vescovo rende conto di questo lavoro.
Come nel caso dell’incorporazione dei fedeli laici alla prelatura dell’Opus Dei, perché un sacerdote venga ammesso nella Società Sacerdotale della Santa Croce, deve essere consapevole di avere ricevuto una chiamata da Dio a cercare la santità secondo lo spirito dell’Opus Dei. Ciò comporta le seguenti condizioni: amore per la diocesi e unione con tutti i membri del presbiterio diocesano; obbedienza e venerazione per il proprio vescovo; vita di pietà, studio delle scienze sacre, zelo per le anime e spirito di sacrificio; impegno nel promuovere vocazioni; zelo per svolgere con la massima perfezione gli incarichi ministeriali26.
L'aiuto spirituale prestato dalla Società mira a stimolare nei soci la fedeltà nel compimento dei loro doveri sacerdotali, come pure ad alimentare l'unione di ciascuno con il proprio vescovo e la fraternità con gli altri sacerdoti. L’autorità della Chiesa, in diversi documenti, come ad esempio in vari testi del Concilio Vaticano II27 e nel Codice di diritto canonico28, ha raccomandato questo tipo di associazioni sacerdotali.
Gli specifici mezzi di formazione rivolti ai sacerdoti diocesani della Società Sacerdotale della Santa Croce sono analoghi a quelli per i fedeli laici della prelatura: lezioni dottrinali o ascetiche, ritiri mensili, eccetera29. Inoltre, ogni sacerdote ricerca personalmente le ordinarie occasioni di formazione secondo ciò che prescrive il diritto della Chiesa e le indicazioni o consigli in materia da parte del vescovo.
Le attività spirituali e formative dei soci della Società Sacerdotale della Santa Croce non interferiscono con il ministero affidato dal loro vescovo. Il coordinamento di tali attività spetta al direttore spirituale della prelatura dell'Opus Dei, che è sempre un sacerdote senza alcun incarico di governo nella prelatura.
Alla Società Sacerdotale della Santa Croce appartengono circa 2000 diaconi e presbiteri incardinati in diverse diocesi di tutto il mondo.
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4. I COOPERATORI DELL'OPUS DEI
I cooperatori dell'Opus Dei sono uomini e donne che, pur non essendo incorporati alla prelatura, prestano il loro aiuto alle diverse attività educative, assistenziali, di promozione culturale e sociale, eccetera, accanto ai fedeli della prelatura.
I cooperatori possono collaborare a tali iniziative soprattutto con la loro preghiera, e anche con il lavoro e l’aiuto economico. Ricevono i beni spirituali concessi dalla Chiesa a quanti collaborano con l'Opus Dei: alcune indulgenze che essi possono lucrare in alcuni giorni dell’anno, osservando le condizioni fissate dalla Chiesa e ogni volta che rinnovano, per devozione, i loro obblighi di cooperatori. Dalla prelatura dell’Opus Dei ricevono inoltre l’aiuto spirituale della preghiera di tutti i fedeli e la possibilità di partecipare, se lo desiderano, alle iniziative formative, come ritiri, circoli, eccetera30.
Per diventare cooperatore non è richiesta una particolare vocazione. In generale, i cooperatori sono parenti, amici, colleghi, vicini di casa dei fedeli dell’Opus Dei, o tante persone che hanno devozione per san Josemaría, partecipano agli apostolati della prelatura o condividono gli obiettivi di promozione umana e sociale che si intendono raggiungere con le iniziative apostoliche dei fedeli dell’Opus Dei. Il vicario del prelato in ogni Paese nomina una persona cooperatore o cooperatrice, su proposta di un fedele dell’Opus Dei.
Fra i cooperatori dell’Opus Dei vi sono non cattolici, e anche non cristiani: vi sono quindi luterani, ebrei, mussulmani, buddisti, ecc., e anche non credenti, o gente che non professa alcuna religione. Hanno in comune il desiderio di partecipare e collaborare alle diverse iniziative con finalità sociali, aperte a tutti e promosse dai fedeli della prelatura in collaborazione con altri.
I cooperatori che usufruiscono della formazione offerta dalla prelatura dell’Opus Dei ricevono un aiuto per approfondire la propria vita spirituale e per dare una testimonianza - personale, senza formare gruppi - coerente con la vocazione cristiana. Tale formazione li sollecita a ricorrere alla preghiera, ai sacramenti, alla devozione mariana, eccetera. Caratteristica specifica dello spirito trasmesso dalla prelatura è l’amore con opere per il Papa e per i vescovi.
Molte persone scoprono la possibilità di mettere in pratica e diffondere, negli ambiti in cui si svolge la loro vita di cristiani comuni, uno degli aspetti salienti dello spirito che anima l’Opus Dei, cioè la santificazione del lavoro ordinario e dei doveri famigliari e sociali.
Anche le comunità religiose possono essere nominate cooperatrici dell’Opus Dei. La cooperazione di queste comunità - attualmente, diverse centinaia - consiste nella preghiera quotidiana per il lavoro della prelatura.
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5. INIZIATIVE APOSTOLICHE
5.1. Caratteristiche comuni
A. «L’attività principale dell’Opus Dei consiste nel dare ai suoi membri, e a tutte le persone che lo desiderano, gli aiuti spirituali necessari per vivere da buoni cristiani in mezzo al mondo», spiegava il fondatore31. A partire da questa formazione, ciascuno svolge il suo apostolato personale, rendendo testimonianza a Gesù nel suo ambiente. “La carità richiede la pratica della giustizia, la solidarietà, la responsabilità famigliare e sociale, la povertà, la gioia, la castità, l’amicizia…”32. Questo impegno personale costituisce sempre l’apostolato più importante dell’Opus Dei. Si tratta di un apostolato di testimonianza e di aiuto concreto ed efficace
all’interno del lavoro professionale e nelle circostanze abituali in cui si svolge l’esistenza di ognuno: un apostolato personale che unisce l’esempio alla parola.
Uno speciale rilievo assume, per i fedeli dell’Opus Dei, il lavoro apostolico con i giovani, sia studenti che lavoratori, ai quali, nella misura delle proprie possibilità, essi dedicano una buona parte del tempo e delle energie personali. La formazione destinata ai giovani fa leva sulla crescita della vita spirituale e delle virtù umane, sul lavoro e sul servizio verso gli altri, e mira a favorire lo sviluppo della personalità, evitando la creazione di uno “spirito di gruppo” chiuso ed esclusivo.
B. Inoltre, e oltre a istituzioni di carattere ecclesiastico affidate alla prelatura o da essa promosse, come nel caso della Pontificia Università della Santa Croce a Roma, i fedeli della prelatura e i cooperatori sostengono in tutto il mondo, assieme a molte altre persone, cattoliche e non cattoliche, opere educative, assistenziali, culturali, con una marcata finalità di servizio e formazione: scuole, ospedali, università, centri di formazione professionale, e così via. I membri dell'Opus Dei promuovono attività che rispondano a reali necessità del loro Paese o del loro ambito, e quindi le sostengono, anche dal punto di vista economico, con piena responsabilità.
La prelatura, mediante accordi con i promotori o attraverso le forme previste dagli statuti di una certa istituzione, può assumersi il compito di animare in senso cristiano tali iniziative di pubblica utilità, fornendo orientamenti dottrinali e assistenza sacerdotale, sempre nel pieno rispetto della libertà delle coscienze e senza alcuna discriminazione di ordine razziale, religioso, sociale. La prelatura, quindi, non si occupa di attività con fine di lucro, di imprese commerciali, di iniziative politiche, ecc.
La prelatura dell’Opus Dei può stabilire diversi tipi di accordi:
a) Nelle opere apostoliche, l’Opus Dei garantisce moralmente l’orientamento cristiano dell’attività.
b) In altri casi, l’Opus Dei fornisce l’assistenza spirituale in maggiore o minore misura, senza assumersi ufficialmente la responsabilità morale del lavoro formativo che si svolge nelle attività interessate. Questa assistenza può assumere forme molto varie: assistenza sacerdotale, preparazione di alcune lezioni di religione, ecc.
Di conseguenza, gli accordi con la prelatura non modificano assolutamente la natura civile dell’ente interessato. La responsabilità della gestione e della direzione spetta dunque sempre in pieno ai promotori, persone o enti che siano, e mai alla prelatura dell’Opus Dei.
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5.2. Le opere apostoliche
Le opere apostoliche sono quelle che, promosse da membri dell'Opus Dei insieme ad altre persone, godono della garanzia morale della prelatura. L'Opus Dei si incarica di tutto ciò che riguarda l'orientamento cristiano.
Le opere apostoliche comprendono collegi, università, centri di promozione della donna, ambulatori medici in paesi o zone in via di sviluppo, scuole per contadini, istituti di formazione professionale, residenze per studenti, ecc. Alcuni esempi:
- Università di Navarra, (www.unav.es). Fondata a Pamplona nel 1952, comprende attualmente 20 facoltà. Nel campus di Pamplona si trova anche la clinica universitaria. Dall'Università dipende l'Instituto de Estudios Superiores de la Empresa (IESE) di Barcellona. Altre istituzioni analoghe sono l'Università di Piura (Perù) (www.udep.edu.pe), l'Università de La Sabana (Colombia) (www.unisabana.edu.co), l'Università dell'Asia e del Pacifico (Filippine) (www.uap.edu.ph) e l’Università Campus Bio-Medico a Roma (www.unicampus.it/).
-Monkole, (www.cefacongo.org) E’ un ospedale di Kinshasa che si prende cura di migliaia di persone estremamente disagiate. Dispone di due succursali nella periferia della capitale (Eliba e Kimbondo) destinate all’assistenza medica ambulatoriale. Inoltre, l’Istituto Superiore di Scienze Infermieristiche, annesso a Monkole, forma le giovani congolesi all’esercizio della professione sanitaria.
- Centro Elis, (http://centro.elis.org) Situato nella periferia industriale di Roma, forma operai specializzati in diverse professioni (orafi, orologiai, montatori e riparatori meccanici e di apparecchiature elettroniche, eletromeccanici). L’insegnamento, gratuito, è finanziato dalla Regione Lazio e dal Ministero degli Affari Esteri italiano, dato che il centro svolge anche programmi di istruzione per alunni di paesi meno sviluppati come Albania, Somalia, ecc. Da alcuni anni è nata la Scuola di Formazione Superiore (SFS), che ha come obiettivo specifico il favorire l’occupazione di giovani diplomati, provenienti principalmente dalle regioni del Mezzogiorno d'Italia, attraverso
la formazione sulle Nuove Tecnologie. Per adempiere a questa missione la SFS Elis si avvale di un Consorzio di imprese (Consel - Consorzio Elis) che ne sostiene le attività e la configura come company school.
- Punlaan, (www.punlaan.com). E’ una scuola professionale specializzata di Manila, che opera nel settore alberghiero e turistico, con un sistema educativo che prevede il contatto diretto fra allieve e imprese (alberghi, ristoranti, ecc.). Negli ultimi anni, grazie a tale programma, il 100% delle ragazze iscritte a Punlaan ha trovato lavoro.
- Midtown Sports and Cultural Center, (www.midtown-metro.org), Opera in una zona multirazziale di Chicago, caratterizzata da un’alta percentuale di popolazione giovanile. Midtown offre programmi di formazione accademica, umana, spirituale e sportiva, per supplire alle carenze dell'ambiente sociale. In tal modo, il 95% degli alunni termina gli studi secondari e il 60% si iscrive all'Università. Si tratta di percentuali sensibilmente superiori a quelle rilevate sugli altri giovani della zona.
- Toshi. Si trova ad ovest di Città del Messico, in una regione rurale abitata da indigeni delle etnie otomí e mazahua. Vi si organizza, fra gli altri, un corso amministrativo che apre alle donne della zona l'accesso a posti di lavoro nella funzione pubblica e nelle industrie delle città vicine.
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6. ORGANIZZAZIONE DELLA PRELATURA DELL’OPUS DEI
6.1. Le Prelature personali
A. Origine
Nel diritto della Chiesa Cattolica, la figura giuridica denominata prelatura personale è stata prevista dal Concilio Vaticano II .
Il decreto conciliare Presbyterorum ordinis, n.10, stabiliva che per “l'attuazione di peculiari iniziative pastorali in favore di diversi gruppi sociali in certe regioni o nazioni o addirittura in tutto il mondo” si potessero costituire in futuro, fra altre istituzioni, “peculiari diocesi e prelature personali”.
Il Concilio intendeva delineare una nuova figura giuridica, di grande flessibilità, per contribuire all’effettiva diffusione del messaggio e della vita cristiana: l’organizzazione della Chiesa risponde così alle esigenze della sua missione, che si inserisce nella storia degli uomini.
Il Diritto canonico prevede che ogni prelatura personale sia retta dal diritto generale della Chiesa e da statuti propri.
B. Caratteristiche
Le giurisdizioni ecclesiastiche esistenti sono per la maggior parte territoriali, perché organizzate in base all’appartenenza dei fedeli a un determinato territorio per via del domicilio. Il caso tipico è quello delle diocesi. Altre volte, l’individuazione dei fedeli appartenenti a una giurisdizione ecclesiastica non si basa sul domicilio, ma su altri criteri, quali la professione, il rito, la condizione di emigranti, una convenzione stipulata con l’entità giurisdizionale, ecc. È, ad esempio, il caso degli ordinariati militari e delle prelature personali.
Le prelature personali, auspicate come detto dal Concilio Vaticano II, sono istituzioni rette da un Pastore (un prelato che può essere vescovo, nominato dal Papa, e che governa la prelatura con potestà di regime o giurisdizione); oltre al prelato vi è un presbiterio composto di sacerdoti secolari e vi sono i laici, sia uomini che donne.
Pertanto, le prelature personali sono istituzioni che fanno parte della struttura gerarchica della Chiesa, cioè una delle forme di auto-organizzazione che la Chiesa si dà per raggiungere le finalità che Cristo le assegnò, e presentano la peculiarità che i loro fedeli continuano a far parte anche delle chiese locali o diocesi dove hanno il domicilio.
Per tali caratteristiche, le prelature personali si differenziano nettamente, per un verso, dagli istituti religiosi e di vita consacrata in generale, e per un altro, dai movimenti e dalle associazioni di fedeli.
C. Sviluppo storico
Il 6 agosto 1966 Paolo VI rese esecutiva l'iniziativa del Concilio che prevedeva le prelature personali con il «motu proprio» Ecclesiae sanctae. In questo documento si precisava che i laici avrebbero potuto vincolarsi alle prelature personali da erigersi in futuro mediante una convenzione o patto bilaterale fra il singolo fedele laico e la prelatura.
Un anno dopo, il 15 agosto 1967, nella costituzione apostolica Regimini Ecclesiae universae (49.1), Paolo VI precisava che le prelature personali dovessero dipendere dalla Congregazione
per i Vescovi e che sarebbero state erette dal Romano Pontefice, sentito il parere delle competenti Conferenze Episcopali.
L’art. 80 della costituzione Pastor Bonus del 1988 ratificò quanto stabilito nella Regimini Ecclesiae universae.
D. La prelatura dell'Opus Dei
L'Opus Dei era già una realtà unitaria e organica, composta da laici e sacerdoti che cooperavano a un compito pastorale e apostolico di ambito internazionale. Questo specifico compito cristiano consiste nel diffondere l'ideale della santità in mezzo al mondo, nel lavoro professionale e nelle circostanze ordinarie di ciascuno.
Paolo VI e i successivi Pontefici stabilirono che si studiasse la possibilità di dotare l'Opus Dei di una configurazione giuridica definitiva e adeguata alla sua natura, che, alla luce dei documenti conciliari, doveva essere quella della prelatura personale. Nel 1969, con interventi tanto della Santa Sede quanto dell’Opus Dei, fu avviato il processo per effettuare tale adeguamento.
Tale processo si concluse nel 1981. Subito dopo la Santa Sede inviò una nota informativa agli oltre duemila vescovi delle diocesi nelle quali era presente l'Opus Dei, affinché comunicassero le proprie osservazioni.
Compiuto questo passo, l'Opus Dei fu eretto da Giovanni Paolo II in prelatura personale di ambito internazionale, mediante la costituzione apostolica Ut sit, del 28 novembre 1982, che divenne esecutiva il 19 marzo 1983. Con questo documento il Romano Pontefice promulgava gli Statuti, che costituiscono la legge particolare pontificia della prelatura dell'Opus Dei. Si tratta degli Statuti redatti in precedenza dal fondatore, con le modifiche imprescindibili per adattarli alla nuova legislazione.
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6.2. Norme che regolano la Prelatura
La prelatura dell’Opus Dei è regolata dalle norme della legislazione generale della Chiesa, dalla costituzione apostolica Ut sit e dai propri Statuti o Codice di diritto particolare dell’Opus Dei.
Il Codice di diritto canonico del 1983 contiene le norme fondamentali della figura della prelatura personale (cann. 294-297).
I sacerdoti che costituiscono il presbiterio della prelatura dipendono pienamente dal prelato, che indica loro gli incarichi pastorali da assolvere in stretta unione con la pastorale diocesana33. La prelatura ha la responsabilità di sostenerli economicamente.
I fedeli laici dipendono ugualmente dal prelato per tutto ciò che riguarda la missione specifica della prelatura34. Sono soggetti alle autorità civili come tutti i cittadini, e alle altre autorità ecclesiastiche allo stesso modo di ogni fedele laico35.
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6.3. Struttura della Prelatura dell’Opus Dei
Il prelato, e in sua vece i suoi vicari, esercita la giurisdizione nell'Opus Dei: è l'Ordinario proprio della prelatura. Una delle caratteristiche del governo della prelatura è lo stile collegiale, in base al quale il prelato e i suoi vicari esercitano le proprie funzioni con la collaborazione dei corrispondenti Consigli, formati in maggioranza da laici.
Per il governo dell’Opus Dei, il prelato si avvale della collaborazione di un Consiglio per le donne, l’Assessorato Centrale, e di un altro per gli uomini, il Consiglio Generale. Entrambi hanno la loro sede a Roma.
I congressi generali della prelatura si svolgono normalmente ogni otto anni, con la partecipazione di membri provenienti dai diversi paesi nei quali è presente l'Opus Dei36. Nel corso di tali congressi si studia il lavoro apostolico della prelatura e si propongono al prelato le linee per la futura attività pastorale. In occasione dei congressi il prelato rinnova i membri dei Consigli.
Quando occorre procedere alla nomina di un nuovo prelato, viene appositamente convocato un congresso generale elettorale. Il prelato è eletto, secondo le norme del diritto universale e particolare, fra i componenti del presbiterio della prelatura che soddisfino determinate
condizioni: età, anzianità nell'Opus Dei, esperienza sacerdotale e altre37. La sua elezione deve essere confermata dal Papa38, che in tal modo conferisce l’incarico di prelato39. Attualmente il prelato dell'Opus Dei è S.E. monsignor Javier Echevarría.
La prelatura si articola in circoscrizioni, chiamate regioni. A capo di ogni regione, il cui ambito può coincidere o meno con quello di una nazione, c'è un vicario regionale affiancato dai suoi consigli: l'Assessorato Regionale per le donne e la Commissione Regionale per gli uomini.
Alcune regioni si suddividono in ambiti minori detti delegazioni. In tal caso si ripete la medesima organizzazione di governo: un vicario della delegazione e due consigli.
Infine, a livello locale operano i centri della prelatura, che organizzano i mezzi di formazione e la cura pastorale dei fedeli della prelatura del proprio ambito. I centri sono di donne o di uomini. Ciascuno prevede un consiglio locale, presieduto da un laico, la direttrice o il direttore, e composto da almeno altri due fedeli della prelatura. Per la specifica assistenza sacerdotale dei fedeli ascritti a ciascun centro, l'Ordinario della prelatura designa un sacerdote del suo presbiterio.
Nessuna carica di governo, salvo quella del prelato, è a vita40.
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6.4. Rapporti con le diocesi
Come già detto, la prelatura dell'Opus Dei è una struttura giurisdizionale che appartiene all'organizzazione pastorale e gerarchica della Chiesa. Come le diocesi, le prelature territoriali, i vicariati, gli ordinariati militari, ecc., la prelatura gode di una propria autonomia e giurisdizione ordinaria per la realizzazione della sua missione al servizio di tutta la Chiesa. Per questo motivo dipende immediatamente e direttamente dal Romano Pontefice41, tramite la Congregazione per i Vescovi42.
La prelatura dell'Opus Dei, come gli ordinariati militari, è una circoscrizione ecclesiastica di carattere personale per la realizzazione di uno specifico compito pastorale.
La potestà del prelato si estende, e pertanto si limita, a tutto ciò che concerne la peculiare missione della prelatura, armonizzandosi con la potestà del vescovo diocesano relativamente alla comune e ordinaria cura pastorale dei fedeli della sua diocesi:
a) I fedeli laici della prelatura sono soggetti alla potestà del prelato per tutto ciò che riguarda la missione della prelatura e, in particolare, per quanto concerne gli impegni peculiari, ascetici, formativi e apostolici, da loro assunti nella dichiarazione formale, di carattere contrattuale, con la quale si sono incorporati alla prelatura43. Questi impegni, per la loro materia, non sono soggetti alla potestà del vescovo diocesano. I fedeli laici dell'Opus Dei permangono nella loro condizione di fedeli delle diocesi di residenza e pertanto continuano ad essere soggetti alla potestà del vescovo diocesano nello stesso modo e nelle stesse materie degli altri battezzati loro uguali44.
b) Secondo le disposizioni della legge generale della Chiesa e del diritto particolare dell’Opus Dei, i diaconi e presbiteri incardinati nella prelatura appartengono al clero secolare e sono interamente soggetti alla potestà del prelato45. Devono mantenere una stretta fraternità nei rapporti con i membri del presbiterio diocesano46, osservare accuratamente la disciplina generale del clero e godere di voto attivo e passivo per la costituzione del consiglio presbiteriale della diocesi. Inoltre, i vescovi diocesani, previo permesso del prelato o, quando sia il caso, del suo vicario, possono affidare ai sacerdoti del presbiterio della prelatura incarichi o uffici ecclesiastici (parroci, giudici, ecc.) di cui essi renderanno poi conto solo al vescovo diocesano, svolgendoli secondo le sue direttive.
Gli Statuti dell'Opus Dei (titolo IV, capitolo V) stabiliscono i criteri per garantire l'armonico coordinamento fra la prelatura e le diocesi nel cui ambito territoriale essa svolge la sua missione specifica. La prelatura mantiene sempre i dovuti rapporti con le autorità diocesane47.
I vescovi diocesani conoscono l'attività della prelatura attraverso l’informazione dettagliata che viene loro fornita.
Ad esempio, fra l’altro:
a) Non si inizia il lavoro apostolico dell'Opus Dei né si procede all'erezione canonica di un centro della prelatura senza il previo consenso del vescovo diocesano, al quale le autorità della prelatura consegnano copia degli Statuti.
b) Per erigere chiese della prelatura, o per affidare ad essa chiese già esistenti nella diocesi - ed, eventualmente, anche parrocchie -, si stipula un accordo fra il vescovo diocesano e il prelato o il corrispondente vicario regionale; in queste chiese si osserveranno le disposizioni generali della diocesi relative alle chiese officiate dal clero secolare48.
c) Le autorità regionali della prelatura intrattengono rapporti abituali con i vescovi delle diocesi in cui la prelatura svolge il suo lavoro pastorale e apostolico, come pure con i vescovi che rivestono cariche direttive nelle Conferenze Episcopali e con i rispettivi organismi49.
L'attività dell'Opus Dei si riassume nella formazione dei fedeli della prelatura affinché ciascuno possa svolgere, nel posto che occupa nella Chiesa e nel mondo, una multiforme attività apostolica, sostenendo l’opera evangelizzatrice dei pastori e promuovendo intorno a sé l’ideale della chiamata universale alla santità.
In tutto il mondo, l'impegno apostolico dei membri della prelatura, allo stesso modo di tanti altri fedeli cattolici, produce una fioritura cristiana che, con la grazia di Dio, ridonda a beneficio delle parrocchie e delle chiese locali: conversioni, partecipazione all'Eucaristia, pratica degli altri sacramenti, diffusione del Vangelo in ambienti a volte lontani dalla fede, iniziative di solidarietà per i più bisognosi, collaborazione alla catechesi e alle altre attività parrocchiali, cooperazione con gli organismi diocesani, ecc. L'apostolato delle persone dell'Opus Dei si svolge nell’ambito del carisma specifico della prelatura: la santificazione nel lavoro e nelle realtà della vita ordinaria.
Le autorità dell'Opus Dei si impegnano a promuovere l'unione di tutti i fedeli della prelatura con i pastori delle diocesi, incoraggiandoli in modo particolare ad approfondire la conoscenza delle disposizioni e degli orientamenti dei vescovi diocesani e della Conferenza Episcopale, affinché ciascuno le metta in pratica, secondo le circostanze personali, familiari e professionali50 .
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6.5. Aspetti economici
Tutti i fedeli della prelatura devono provvedere alle loro necessità personali e familiari per mezzo del proprio lavoro professionale ordinario51.
Oltre al mantenimento personale, i fedeli della prelatura e i cooperatori provvedono alle spese connesse alle esigenze pastorali della prelatura. Queste spese si riducono, essenzialmente, al sostentamento e alla formazione dei sacerdoti della prelatura, a quelle inerenti la sede prelatizia, le sedi regionali o delle delegazioni, alle elemosine e agli aiuti economici che, in caso di grave necessità, la prelatura concede e invia ai parenti stretti dei numerari e degli aggregati.
Come è logico, i fedeli della prelatura aiutano anche le chiese, le parrocchie, eccetera.
Inoltre, insieme ai cooperatori dell'Opus Dei e ad altre persone, i fedeli della prelatura, per servire le anime, provvedono a promuovere e sostenere economicamente iniziative di carattere civile (attività assistenziali, educative, ecc., senza scopo di lucro e con finalità di interesse sociale) del cui orientamento spirituale e dottrinale la prelatura assume la responsabilità52.
Queste opere apostoliche seguono il regime legale e fiscale previsto in ogni paese per le istituzioni civili dello stesso genere. Come si è detto, la loro gestione spetta alle persone che le hanno costituite, non all’Opus Dei. Gli enti promotori sono pienamente responsabili degli aspetti organizzativi, economici, ecc. di tali istituzioni e sono proprietari degli impianti e della dotazione materiale53. Ogni iniziativa si finanzia secondo le stesse modalità seguite da qualunque altra istituzione analoga: somme corrisposte dai beneficiari, contributi, donazioni, ecc. Spesso le opere apostoliche sono passive, sia per il tipo di attività che svolgono sia perché non hanno scopo di lucro. Per questo motivo, oltre ai già citati donativi dei fedeli dell’Opus Dei, dei cooperatori e di molti altri, ricevono di solito le sovvenzioni previste dalle autorità pubbliche per attività di interesse sociale, come pure i contributi di fondazioni private e di imprese.
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7. BIBLIOGRAFIA
Pubblicazioni del fondatore dell'Opus Dei
- Cammino è la sua opera più nota: è una versione ampliata di Consideraciones espirituales (pubblicato nel 1934). Fu pubblicata nel 1939 e da allora ne sono state stampate più di 4 milioni e mezzo di copie in 45 lingue. Nel 2004 è stata pubblicata la 50 edizione italiana.
- Il Santo Rosario, 2003 (settima ed. ital.)
- La Abadesa de Las Huelgas, 1944
- Colloqui con Monsignor Escrivá, 2003 (settima ed. ital.)
- È Gesù che passa, 2003 (settima ed. italiana)
- Amici di Dio, 1999 (sesta ed. italiana)
- Via Crucis, 2003 (quinta ed. italiana)
- La Chiesa nostra madre, 1993 (seconda ed. ital.)
- Solco, 2002 (dodicesima ed. ital.)
- Forgia, 2000 (ottava ed. ital.).
La maggioranza delle opere di san Josemaría Escrivá sono state pubblicate in Italia dalle edizioni Ares di Milano.
Tutte le opere di san Josemaría Escrivá attualmente pubblicate possono essere consultate sul sito http://it.escrivaworks.org/.
Sul fondatore
BERGLAR P., Opus Dei. La vita e l’opera del fondatore Josemaría Escrivá, Rusconi, Milano, 19923.
BERNAL S., Mons. Josemaría Escrivá. Appunti per un profilo del fondatore dell’Opus Dei, Ed. Ares, Milano, 19853.
DEL PORTILLO A., Intervista sul fondatore dell’Opus Dei (a cura di C. Cavalleri), Ed. Ares, Milano, 1992.
FABRO C., GAROFALO S., RASCHINI M.A., Santi nel mondo, Ed. Ares, Milano, 1992.
GONDRAND F., Cerco il tuo volto, Città Nuova, Roma, 1986.
HELMING D., Orme sulla neve, Ed. Ares, Milano, 1990.
POLENGHI G., ROMANO G., 17 maggio 1992. La beatificazione di Josemaría Escrivá fondatore dell’Opus Dei, Ed. Ares, Milano, 1992.
ROMANO G., OLAIZOLA J. L., Il Vangelo nel lavoro. Josemaría Escrivá, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo, 1992.
SORGI C., Il Padre. Josemaría Escrivá, Piemme, Casale Monferrato, 1992.
URBANO P., Josemaría Escrivá, romano. Un ritratto del fondatore dell’Opus Dei, Leonardo, Milano, 1996.
ANDREA MARDEGAN (a cura di), Tra le braccia del Padre. Antologia di testi del Beato Josemaría Escrivá sulla filiazione divina, Marietti, Genova, 2000.
GIORGIO FARO, Il lavoro nell’insegnamento del Beato Josemaría Escrivá, Agrilavoro Edizioni, Roma, 2000.
JAVIER ECHEVARRÍA, Memoria del Beato Josemaría Escrivá, Intervista con Salvador Bernal, Leonardo International, 2^ ed., Milano 2001.
A.A.V.V., Un santo per amico. Testimonianze sul Beato Josemaría Escrivá, fondatore dell'Opus Dei, Ares, Milano, 2001.
FLAVIO CAPUCCI, Un mondo di miracoli, Ares, Milano, 2002.
ANDREA TORNELLI, Escrivá fondatore dell'Opus Dei, Piemme, Casale Monferrato 2002.
MICHELE DOLZ, San Josemaría Escrivá, Ed. Ares, Milano, 2003
ANDRÉS VÁZQUEZ DE PRADA, Il fondatore dell’Opus Dei. La biografia di san Josemaría Escrivá (volumi I-II-III), Leonardo International, Milano, 2004.
A. MARDEGAN, Liberi di amare, Edizioni Paoline, Milano 2004
Sull’Opus Dei
FUENMAYOR A., GÓMEZ-IGLESIAS V., ILLANES J.L., L’itinerario giuridico dell’Opus Dei, Giuffrè, Milano, 1991.
LE TOURNEAU D., L’Opus Dei, Ed. Scientifiche Italiane, Napoli, 19922.
MESSORI V., Opus Dei. Un’indagine, Mondadori, Milano, 1994.
RODRIGUEZ P., OCARIZ F., ILLANES J.L., L’Opus Dei nella Chiesa, Piemme, Casale Monferrato, 1993.
ROMANO G., Opus Dei. Il messaggio, le opere, le persone, San Paolo, Cinisello Balsamo, Milano, 2002.
AA.VV., Studi sull’Opus Dei e sul suo Fondatore, “Romana” (Bollettino della Prelatura della Santa Croce e Opus Dei), Ares, Milano 1998
Altri dati sono reperibili in Romana, bollettino ufficiale della Prelatura, semestrale, che informa ampiamente sulla situazione della Prelatura dell’Opus Dei in tutto il mondo: nomine negli organismi di governo, apertura di nuovi centri, iniziative apostoliche, ecc. Romana si pubblica in italiano, inglese e spagnolo ed è consultabile alla pagina web www.romana.org.
Ufficio Informazioni della Prelatura dell’Opus Dei in Italia
Via dei Farnesi 91/A - 00186 ROMA Tel. (39) 066867522. Fax. (39) 066869550
www.opusdei.it
press@opusdei.it
Note
1. cfr. 6.1. “Opus Dei” significa “Opera di Dio”. Il nome completo è Prelatura della Santa Croce e Opus Dei. Viene pure denominata, in forma abbreviata, Prelatura dell’Opus Dei o semplicemente Opus Dei.
2. cfr. 1.4.
3. cfr. Costituzione Lumen Gentium, nn. 32 e 33.
4. cfr. Statuti della prelatura, n. 2.
5 . Colloqui con Monsignor Escrivá, n. 16.
6. E’ Gesù che passa, n. 64
7. Ibid., n. 148
8. Cammino, n. 817.
9. E’ Gesù che passa, n. 23.
10.
12. Ibid., n. 264.
13. E’ Gesù che passa, n. 10.
14. Amici di Dio, n. 165.
15. Colloqui con Monsignor Escrivá, n. 114.
16. Ibid.
17. cfr. 5.2.
18. cfr. Statuti, nn. 17-25
19. cfr. 1.2.
20. cfr. Statuti, n. 27
21. cfr. cap.4
22. Congregazione per i vescovi, Dichiarazione del 23.VIII.1982, su L’Osservatore Romano, 28.XI.1982, e su Acta Apostolicae Sedis 75, 1983, 464-468.
23. cfr. Statuti, n. 88.3
24. cfr. Statuti, nn. 57-78
25. cfr. 2.1
26. cfr. Statuti, nn. 59 §1 e 61
27. “Vanno tenute in grande considerazione e diligentemente incoraggiate le associazioni che, in base a statuti riconosciuti dall’autorità ecclesiastica competente, fomentano - grazie ad un modo di vita convenientemente ordinato e approvato e all'aiuto fraterno - la santità dei sacerdoti nell’esercizio del loro ministero, e mirano in tal modo al servizio di tutto l’Ordine dei presbiteri” (Concilio Vaticano II, Decreto Presbyterorum ordinis, n. 8)
28. cfr. can. 278
29. cfr. 2.3
30. cfr. 2.3
31. Colloqui con Monsignor Escrivá, n. 27
32. Ibid., n. 62
33. cfr. 6.4
34. cfr. Statuti, n. 125.2
35. cfr. 6.4.
36. cfr. Statuti, n. 133
37. cfr. Statuti, n. 131
38. cfr. Statuti, n. 130
39. cfr. Codice di diritto canonico, cann. 178-179
40. cfr. Statuti, nn. 125-129
41. cfr. Statuti, n. 171
42. cfr. Costituzione apostolica Ut sit, art. V
43. cfr. Statuti, nn. 27.3 e 125.2
44. cfr. Statuti, n. 172.2
45. cfr. Statuti, n. 125.2
46. cfr. Statuti, nn. 41 e 56
47. cfr. Statuti, n. 174.1
48. cfr. Statuti, n. 180
49. cfr. Statuti, n. 174.2
50. cfr. Statuti, nn. 174.2 e 176
51. cfr. Statuti, n. 94.2
52. cfr. cap. 5
53. cfr. Statuti, n. 122
Elenco dei contenuti
- Un incontro fortuito con il fondatore dell’Opus Dei a 11 anni
- Perdonami!, darsi un bell’abbraccio… E avanti!
- Negli ospedali e nelle borgate
- Il mio incontro definitivo con l’Opus Dei
- Anniversario del transito al Cielo di Mons. Álvaro del Portillo
- 14 febbraio 1930 e 1943: nuove luci nella fondazione dell’Opus Dei
- Il Bambino Gesù di don Josemaria
- Dati informativi sull’Opus Dei
- La santità dell’amore umano
- Preistoria della fondazione dell’Opus Dei (1917-1928)
- La Via Crucis non è una devozione triste
- 2 ottobre 1928
- La Rosa di Rialp
- 75 anni fa san Josemaría scrisse “Santo Rosario”, durante la Novena all’Immacolata
- Mi chiese di lasciarlo rimanere un momentino “lì” da solo
Italiano







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