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Come si spiega la resurrezione di Gesù?

Francisco Varo, decano della facoltà di Teologia dell'Università di Navarra (Spagna)

Tag: Fede
La resurrezione di Gesù fu un avvenimento reale che ebbe manifestazioni storicamente provate. Gli Apostoli diedero testimonianza di ciò che avevano visto e udito.

Fin dall’anno 57 San Paolo scrive ai Corinzi: “Perché vi ho trasmesso in primo luogo lo stesso che io ho ricevuto: che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu sepolto e che risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture; e che apparve a Cefa, e poi ai Dodici” (I Cor. 15,3-5).

Quando, attualmente, ci si accosta a questi fatti per cercare il più obiettivamente possibile la verità di quello che accadde, può scaturire una domanda: dove nasce l’affermazione che Cristo è risuscitato? E’ una manipolazione della realtà che ha avuto un’eco straordinaria nella storia degli uomini, o è un fatto reale che continua a risultare tanto sorprendente e inaspettato oggi, così come lo risultava allora per i suoi discepoli scossi? A queste domande è possibile cercare una risposta ragionevole solo analizzando quali potevano essere le credenze di quegli uomini sulla vita dopo la morte, per valutare se l’idea di una resurrezione come quella che narravano fosse conseguenza logica dei loro schemi mentali.

La spiegazione della testimonianza degli Apostoli non può essere altra che l’aver contemplato qualcosa che mai avrebbero immaginato e che, nonostante la loro perplessità e lo scherno che ragionevolmente supponevano che dovesse suscitare, si sentivano in dovere di testimoniare.

Innanzitutto, nel mondo greco ci sono riferimenti ad una vita dopo la morte, ma con alcune caratteristiche singolari. L’Ade, motivo ricorrente già dai poemi omerici, è il soggiorno dei morti, un mondo di ombre che è come un vago ricordo della dimora dei viventi. Però Omero mai immaginò che nella realtà fosse possibile un ritorno dall’Ade. Platone, da una prospettiva diversa, aveva speculato sulla reincarnazione, ma non pensò come reale una rivitalizzazione del corpo una volta morto. In altre parole, sebbene a volte si parlasse di vita dopo la morte, mai venne in mente a nessuno l’idea di resurrezione, cioè di un ritorno alla vita corporale nel mondo presente.

Nel giudaismo la situazione è in parte diversa e in parte comune. Lo sheol di cui parla l’Antico Testamento, con altri antichi testi giudaici, non è molto diverso dall’Ade omerico. Lì la gente è come addormentata. Però, a differenza della concezione greca, ci sono porte aperte alla speranza. Il Signore è l’unico Dio, tanto dei vivi quanto dei morti, con potere tanto nel mondo terreno come nello sheol. E’ possibile un trionfo sulla morte. Nella tradizione giudaica si manifestano alcune credenze nella resurrezione, almeno da parte di alcuni. Analogamente si aspetta la venuta del Messia, ma i due eventi non sembrano legati. Per alcuni giudei contemporanei di Gesù si tratta di due questioni teologiche che si muovono in ambiti completamente diversi. Si confida che il Messia sconfiggerà i nemici del Signore, ristabilirà in tutto il suo splendore e la sua purezza il culto nel Tempio e stabilirà il dominio del Signore sopra il mondo, ma mai si pensa che resusciterà dopo la morte: questo è qualcosa che normalmente non passava per la mente del giudeo pio e istruito. Rubare il suo corpo e inventare l’inganno che sia resuscitato con questo corpo, come argomento per dimostrare che era il Messia, risulta impensabile. Il giorno di Pentecoste, secondo quanto riferiscono gli Atti degli Apostoli, Pietro afferma che “Dio lo resuscitò rompendo i legami della morte” e di conseguenza conclude: “Sappia con sicurezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo questo Gesù che voi avete crocifisso” (At 2,36).

La spiegazione della testimonianza degli Apostoli non può essere altra che l’aver contemplato qualcosa che mai avrebbero immaginato e che, nonostante la loro perplessità e lo scherno che ragionevolmente supponevano che dovesse suscitare, si sentivano in dovere di testimoniare.

BIBLIOGRAFIA:
- N. Tom WRIGHT, “Jesus’ Resurrrection and Christian Origins” : Gregorianum 83,4 (2002) 615-635;
- Francisco VARO, Rabí Jesùs de Nazaret, (B.A.C., Madrid 2005) 202-204.


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