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Centenario della Prima Comunione di San Josemaría

Mons. Javier Echevarría

Tag: Eucaristia, Comunione
Il 23 aprile sarà il centenario della prima Comunione di san Josemaría. Il Prelato dell'Opus Dei, nella sua Lettera del 1º aprile, suggerisce di approfondire qualche aspetto della pietà eucaristica di san Josemaría e "migliorare così il nostro dialogo personale con Gesù nel Santissimo Sacramento".
Josemaría Escrivá è il terzo da sinistra in alto
Josemaría Escrivá è il terzo da sinistra in alto

Il 23 aprile 2012, ricordiamo il centenario della prima Comunione di san Josemaría; questa data è un invito rivolto alle sue figlie e ai suoi figli nell’Opus Dei a partecipare con più devozione alla Santa Messa e, in particolare, alla santa Comunione.

È impossibile enumerare i consigli che il nostro amatissimo Padre ci dava per ricevere con maggior profitto, quotidianamente, il Signore. Chi tra noi ha avuto la fortuna di osservare da vicino come si preparava al Santo Sacrificio, come lo celebrava, come riceveva la Comunione e come poi ringraziava, non trova le parole per esprimere l’amore che, senza manifestazioni clamorose, lo riempiva in quei momenti. Mi limiterò ad alcune pennellate che ci aiutino ad approfondire qualche aspetto della pietà eucaristica del nostro santo fondatore e a migliorare così il nostro dialogo personale con Gesù nel Santissimo Sacramento.

Aiutami a ringraziarlo
Apprese dalle labbra di uno scolopio la preghiera della comunione spirituale: “desidero, Signore, riceverti con la purezza, l’umiltà e la devozione con cui ti ricevette la tua santissima Madre, con lo spirito e il fervore dei santi”
Apprese dalle labbra di uno scolopio la preghiera della comunione spirituale: “desidero, Signore, riceverti con la purezza, l’umiltà e la devozione con cui ti ricevette la tua santissima Madre, con lo spirito e il fervore dei santi”
Il 23 aprile 1963, ci diceva: per me, oggi, è una grandissima festa. Ci suggeriva di aiutarlo a ringraziare Dio per quella bontà del Cielo: perché volle venire a farsi signore del mio cuore [9]. Era molto grato al Santo Pontefice Pio X che, nei primi anni del XX secolo, aveva emanato nuove norme sulla prima Comunione, stabilendo i requisiti minimi per permettere ai bambini di accostarsi alla sacra Mensa [10]. Ricordava sempre di aver ricevuto per la prima volta il Signore a dieci anni. Allora – diceva –nonostante le disposizioni di Pio X, era inaudito fare la Prima Comunione a quell’età. Ora è normale farla prima. Mi preparava un anziano scolopio, persona pia, semplice e buona. Fu lui a insegnarmi la preghiera della comunione spirituale [11].

Veniamo divinizzati
Quel primo incontro con Gesù nell’Eucaristia segnò profondamente la sua esistenza. Ogni anno si preparava per tempo a quella ricorrenza tanto amata. In molte altre occasioni ricordava quegli istanti pieno di gratitudine e di stupore per la bontà di Dio, che desidera stare tanto vicino alle sue creature.

Ma non si comportò così soltanto in età adulta, anche se è logico che, col passare degli anni, dopo aver considerato tante e tante volte i favori del Signore, la sua gratitudine crescesse sempre più. In diverse occasioni disse qualcosa che non può non impressionare, se consideriamo che si tratta di riflessioni che sviluppò in tenera età. Sin da piccolo - diceva – ho compreso perfettamente il perché dell’Eucaristia: è un sentimento che tutti sperimentiamo; voler restare per sempre con chi amiamo. È il sentimento della madre per suo figlio: ti mangerei di baci, gli dice. Ti mangerei: ti trasformerei nel mio stesso essere [12].


Non sono i sani che hanno bisogno del medico ma i malati
Solo l’amore di Cristo per ciascuno, più grande di quello che tutti i padri e le madri possono dimostrare ai loro figli, spicca come modo supremo per realizzare l'aspirazione all’unione definitiva tra persone che si amano. Il Signore ci ha detto anche questo: prendi e mangiami! Più umano di così non potrebbe essere. Ma non siamo noi ad umanizzare Dio Nostro Signore quando lo riceviamo: è Lui che ci divinizza, ci innalza, ci eleva. Gesù compie ciò che per noi è impossibile: "soprannaturalizza" le nostre vite, le nostre azioni, i nostri sacrifici. Veniamo divinizzati. Ho motivi d'avanzo: qui sta la ragione del mio vivere[13].

Figlie e figli miei, prepariamoci nel miglior modo possibile a ricevere la Comunione. Sarà sempre poco quel che facciamo, ma questo non deve lasciarci nessuna sensazione di amarezza. È vero che non siamo degni di accogliere il Signore nella nostra anima e nel nostro corpo, però è Lui che ha detto che non sono i sani che hanno bisogno del medico ma i malati[14]. Se lo riceviamo spesso, possibilmente ogni giorno, rende ciascuno di noi degno del suo amore. Per questo, quando l’anima è in grazia – ed è un’anima innamorata di Dio – non si deve pensare che non sia pronta per ricevere la Comunione; perché lavorando, aprendo nuovi fronti in questa guerra di pace e di bene nel mondo, ci stiamo preparando meravigliosamente [15].

Darete quel che vivete, quel che avete, quel che siete
All’inizio dell’anno vi ho suggerito di recitare spesso, se volete, la giaculatoria che nostro Padre prese dal Vangelo, dalle labbra dell’apostolo san Tommaso, e che ripeteva nel cuore ogni giorno durante la Santa Messa: Dominus meus et Deus meus! [16], Signore mio e Dio mio! Ci sbalordisce questo meraviglioso atto di fede nella presenza reale di Gesù Cristo sotto le specie sacramentali, che ci spingerà a prepararci meglio alla Comunione. Dobbiamo amare molto il Signore, avere molta devozione, trattarlo nel miglior modo possibile sull’altare e nel tabernacolo, amarlo anche per coloro che non lo amano, riparare per coloro che lo offendono. Dio Nostro Signore ha bisogno che gli ripetiate ogni giorno, quando lo ricevete: Signore, credo che sei Tu, credo che sei realmente nascosto sotto le specie sacramentali! Ti adoro, ti amo! E, quando lo visitate in oratorio, diteglielo di nuovo: Signore, credo che sei realmente presente! Ti adoro! Ti amo! Questo significa voler bene al Signore! Così lo ameremo ogni giorno di più.

Poi, continuate ad amarlo lungo la giornata, pensando e vivendo questa considerazione: cercherò di compiere bene ogni cosa per amore di Gesù, che ci presiede dal tabernacolo. Amate moltissimo Gesù sacramentato e fate sì che molte anime lo amino: solo nutrendo questa preoccupazione nel vostro cuore, saprete insegnarla agli altri, perché darete loro quel che vivete, quel che avete, quel che siete [17].

[9] SAN JOSEMARÍA, Appunti raccolti durante un incontro informale, 23-IV-1963.
[10] Cfr. SAN PIO X, Decreto Quam singulari, 8-VIII-1910, norma I.
[11] SAN JOSEMARÍA, Appunti raccolti durante un incontro informale, 1966.
[12] SAN JOSEMARÍA, Note di una meditazione, 14-IV-1960.
[13] Ibid.
[14] Cfr. Mt 9, 12.
[15] SAN JOSEMARÍA, Note di una meditazione, 28-V-1964.
[16] Gv 20, 28.
[17] Appunti raccolti durante un incontro informale, 4-IV-1970.

Fonte Fonte: Mons. Javier Echevarría, Lettera del 1º aprile 2012

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